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Full text of "Raccolta di viaggi dalla scoperta del nuovo continente fino a' di nostri"

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VI. 



RACCOLTA 

DI VIAGGI 



DEL NUOVO CONTINENTI 

FINO A'DÌ NOSTRI 

DA F.C. aLUmOCCHI 

Tono VL 




1842 



VIAGGI 



IN ASIA 



Tomo 1. 



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I* » 



VIAGGIO 

IN CINA 

PELL' ATLANTICO IL MARE DELLE INDIE 

LK 

ISOLE DELLA SON DA 

E LB FILIPPINE 

Capitano dì nave 

e membro della Booìetà Geografica 

di Parigi 



PM9tk VERSIONE ITALIANA 



¥olun€ IJmìco 



VBAVO 

TIPOGRAFIA GIACHETTI 
1842 



SnUUiu i^. HtTiù 



BREVI PAROLE DELL* AUTORE 



'ìijo,a, 




pÙLli BiMA distendere la re- 
lazione de' miei viag- 
^, credo dovere es- 
porre i motivi che, fino dalla giovinezza, mi 
determinarono ad abbandonare parenti e pa- 
tria, per dedicarmi air arduo corso della ma- 
rina e de' viaggi , da me intrapresi con per- 
severanza durante ì cfuindìci anni più belli 
della mia vita : e m' è forza dire anche al- 
cun che dì mia famiglia e del padre mio, 



o» 10 Ro 

morto onoratamente in servigio del suo paese. 
Entrando in queste particolarità, spero che 
il lettore mi abbia periscusato, potendo cono- 
scere che i sentimenti della filiale pietà che 
m'ispirano , sono un omaggio che io credo do- 
ver rendere alla memoria di un padre ahi ! 
troppo presto perduto perchè potesse guidar- 
mi nella vita ^ ma le sue cure e la sua tene- 
rezza mi saranno sempre e profondamente 
scolpite nel cuore • 

Nato egli nel i774, e dopo di aver fatto 
buoni studi a Moulins ed a Nevers, era impie- 
gato nelle finanze di*quest' ultima città, allor- 
quando scoppiò la rivoluzione. Dotato di una 
anima ardente e fanatica, prese parte allo 
slancio generale che fece nascere questo gran- 
de avvenimento. La patria, nel 1792, chiamò 
i figli suoi a difendere le sue frontiere ^ ed i 
giovani diNevers scelsero per capo mio padre, 
ancorché non avesse che diciott'anni. Giunto 
air esercito, il generalissimo lo confermò capi- 
tano , siccliò fece con esso grado le guerre del 
92 e del 93 noli' esercito del Settentrione. 



o» 11 ^^ 

Nominato il seguente anno capo di batta-* 
gliòne negli scelti ., servì nelP esercito di Oe^ 
cìdente sotto gli ordini del generale Hoche • 
Nello scontro del 5 ndbbioso , anno 11^ stando 
egli alla testa del suo battaglione , caricò con 
tanta intrepidezza il nemico ^ che dopo avere 
avuto due cavalli uccisi sotto di sè^ decise fi* 
nalmente della sorte della giornata . Sotto ai 
bastioni di Angers ^ nelle sanguinose battaglie 
del Mans e di Sayenay , non mostrò minor va*- 
lore , e il gener^ìssimo, alla presenza di tutto 
r esercito, si congratulò seco lui di cosi valo- 
rosa condotta , 

La città di Mortagne ^ posizione strategi- 
ca della più grande importanza, perchè si- 
tuata nel centro del focolare dell' insurrezio- 
ne Vandeana , era come bloccata da numerosi 
e ardimentosi nemici^ la guarnigione, compo- 
sta di tremila uomini, non poteva procacciarsi 
vitto vaglie che a forza di baionetta^ e la per- 
dita di alcuni con voi già vi spargeva ilo sco- 
ra^iamento, quando il giungere del giovine, 
capo di battaglione, ridestò il vigore e l'ar- 






dire. Sua prona cura fa dì far partire toEti i 
malati per Nantes doye egli stesso li scortò, e 
donde condusse un convello di viveri: mo- 
lestato al ritomo rintuzzò il nemico, ed il con- 
voio entrò intatto nella città . Dopo non lungo 
t^npo sorprese ed arse un campo degli insor- 
genti^ e sidvò più di quattrocento prigionieri 
da nM»rte imminente. Nominato poscia coman- 
dante della piazza di Paimboeuf , sposò ivi 
mia madre , figlia di Guido di Mayet , ofiziale 
della real marina , uno trai principali capitani 
del proprio tempo , patentato dal principe L. 
J. M. di Borbone , duca di Ponthièvre e grande 
anmiiraglio di Francia, con pieno potere di ar- 
mare tutte le navi ch'egli comandar volesse, 
per guerreggiare i nemici dello Stato . 

Nel 1799, il generale Ledere, mettendo in 
pronto a Lione una schiera di rinforzo pel- 
V esercito d' Italia , affidò a mio padre , stato- 
gli raccomandato dal generale Bemadotte al- 
lora ministro della guerra, il comando di un 
corpo scelto , col quale fece la guerra d' Ita- 
lia . Passato poscia come aiutante - coman- 



13 e« 

dante nello stato maggiore di Roma , nc« tar^ 
dò molto ad essere preso in con^eraziòne 
dal generale Desaix, che vdle condurlo in 
Egitto^ ma quando mio padre giunse a Civita 
Vecchia, trovò partita l' armata : allora il gene- 
rale Gouvion di Saint Gyr lo fece venire pres- 
sa di sé a Milano, e lo inccNrporò nel suo stato 
maggiore^ dopo qualche tempo il generale 
Joubert lo desse a govemator di Pavia ^ e 
Marat, avMido esternato il desiderio di aver* 
lo seco, disimpegno quindi con esso lui le 
funzioni di aiutante di campo , durante tutta 
la guerra. Allcnrchè Scherer si ritirò, ebbe 
rotto un braccio, e ^perciò fu obbligato a ri- 
tornare in Francia. U primo consolo, si buon 
giudfce del merito , avea già da vario tempo 
ammirato il capo di brigata Lafond, che allo- 
ra era di presidio a Parigi: nella gran rivista 
del Campo di Marte, nd 4800, Bonaparte 
lece fermare la mezza brigata che mio padre 
comandava, ed alla presenza delle tavppe gli 
fece quegli ek^ che eccitavano all' emulazio- 



o» 14 «e 

ne, esaltavano il coraggio, e conservavano lo 
spirito marziale. 

Dopo alcun tempo , essendo mandato Murat 
in Italia a mettere la regina d' Etruria sul suo 
trono, condusse seco mio padre cui era affezio- 
nato , e Io impiegò come commissario del go^ 
verno. Ordinandosi intanto il corpo degli ispet^ 
tori alle riviste, mio padre espresse il desiderio 
di fame parte , e Murat lo fece nominare sotto 
ispettore di prima classe, e volle ch'egli appar- 
tenesse alla sua divisione^ ma tormentato ogno* 
ra dalle sue ferite , preferi di ritirarsi a Nantes 
con mia madre, dove si trattenne fino alla 
guerra della Polonia nel 180&, essendo stato 
nominato ispettore in una delle schiere del 
principe di Berg . 

Questo fu il termine di una carriera, che , 
benché breve, fu nondimeno cosi bene adem* 
pinta .Gli strapazzi della campagna gli riapri* 
reno le vecchie ferite, e mori inPosnania nella 
verde età di trentadue anni , lasciando mia 
vedova giovine, con tre figliuoli, doè doe 
maschi e una femmina. Mio padre ebbe la 



decorazione della Legion d'Onore nella gras^ 
de distribuzione fatta al campo di Bologna Ma« 
rittima, in contraccambio di una sciabola d' o- 
nore che precedentemente aveva ottenuto. 

Io era il maggiore dei suoi due figli maschi*^ 
il più giovine lo avea tenuto al fonte battesi* 
male il grande ammiraglio di Francia Gioac- 
chino Murat , del quale ebbe il nome . 

Nel 1 8 i i ^ io era stalo messo nel liceo di 
Nantes : due anni dopo fui destinato da Murat 
a far parte della sua casa a Napoli , ed essere 
ammesso tra' suoi paggi*, ma gli avvenimenti 
non lo permisero . Rimasi dunque nel liceo 
fino al 1816^ epoca in cui fu licenziato l'eser-- 
cito e noi con esso, perchè dicevasi che lo spi- 
rito degli allievi era pessimo. 

La via cosi onorevolmente percorsa da mio 
padre, mi si era fino dall'infanzia vivamente 
impressa nella mente . Io m' immaginava che 
un di potrei seguir le sue orme , ed acquistar 
gloria servendo il mio paese *, ma la restattra- 
zione sorse a dissipare i progetti dei quali io 
tanto mi dilettava. La pace, che parca non do- 



«^ 16 8^ 

ver essere mai più turbata , mi troncava la 
speranza di potermi distinguer nella sorte mi- 
litare , sicché fu forza rinunciare al futuro die 
io aveva cosi spesso sognato. Io intanto^ gio- 
vane^ ardente, divorato dal desiderio di cre- 
armi uno stato , e soprattutto di procacciarmi 
celebrità, mi sentiva incessantemente tormen- 
tato da quelle idee ambiziose che turbavano 
ed infiammavano l'ancor giovane mia immagi- 
nazione. Oimè ! tali impressioni sono un tribu- 
to che offrir debbono tutte le anime ardenti e 
sensibili al loro presentarsi nel mondo^ e quan- 
do la fredda e trista realtà delle cose dissipa 
tutte le nostre illusioni , allora scorgiamo che 
que' fuggevoli sogni son forse le ore più soavi 
della nostra esistenza. 

La lettura de' viaggi offri un nuovo alimen- 
to alla mia immaginazione. Ogni qual volta io 
scorreva le narrazioni dei Bougainville , dei 
Gook, dei Willis, ec, io mi sentiva traspor- 
tare, e conosceva che le palme di que' grandi 
nocchieri valevano quanto le corone dei con- 
quistatori . Mi decisi di darmi al mare , desi- 



o» 17 »• 

derando di seguir l' arte onorevole del nonno 
miO) giacche non mi era dato di continuar con 
firutto e speranza quella di mio padre • Io era 
savio e ragionevole più che all' età eh' allora 
aveva ordinariamente non si conviene^ consul- 
tai perciò me stesso, e , dopo un severo esame, 
il mio destino fu deciso . Non il desiderio di 
soddisfare ad una semplice curiosità , non l' in- 
consideratezza dell'età ancor nuova, non un ef- 
fimero esaltamento decisero della mia inclina- 
zione ^ ma sì bene un pensicMro risoluto ed ener- 
gico, che mi reggeva nella speranza di ren- 
dermi stimabile cercando di raccorre la messe 
che i grandi esploratori avessero dimenticata. 
Il maggior imbarazzo per me era quello di 
ottenere il consenso di mia madre, che poteva 
non essere certamente persuasa che io fossi 
destinato a diventare un continuatore di Gook, 
non che degli altri celebri navigatori. Nondime- 
no, dopo molte lagrime, ella acconsentì alla 
mia partenza • Un bel bastimento, il Figlio di 
Francia^ slava per andar nella Cina-, e poiché 
uno de' miei compagni, Adolfo Uummel, pa- 



n 



o^ 18 e^ 

rcnte dell' armatore , mi ci fece ottenere un 
impiego, io m'imbarcai nel mese di giugno del 
1818 come apprendista di marina. Fino da 
quel giorno principiarono i miei viaggi , che 
hanno durato quindici anni, e dei quali la nota 
seguente può dare un' idea : 



1818. Figlio di Franeia , 

1819. Il medesimu . 

1820. Stinta Ulta . 

1830. MéiUort . 

1821. VeiUttroio . 

1822. Snnta Rita . 
1822. KUrdlu. 
1822. Jurora . 

1825. TlGennralBoIhur» 
1820. L'/nfutli ubile (I). 

1827. // General Pinti}. 

1828. ÀUlra . 

1828. Maria e America, 

1829. Soletlad e Carmen . 

1830. Candido. 



1831. iAi»yiU . 

183 1. BealUta . 

1832. Laura . 

1833. Nuiade , 



Dit Nunic* a Munillti, Ci- 
na e riturno • 

PiloUoOi e sul brick la Ma- 
ria <ii MauUla. 

T)a Manilla olla Muova 
Spagna . 

Da Ran-Blai a Gui^aquil. 

8j)edision« <li Choco . 

Di Guayatjail . 

Diti Peni . 

Perii e Chili . 

Perii . 

Lima , Payta , Guayaquil 
Citili . 

Viaggio al Prrù . 

Hantlwidi e Manilla . 

Duo Viaggi nnlla Cina . 

Singapura , Macaisar , Mo- 
liicchf f fliilu, Manilla . 

fi uova Olanda , itole dngli 
Amici, uaulragio aTiiO' 
galuliù . 

Da TotigMlaJMi alle Ma- 
riannc . 

Da («uatiam a Manilla. 

Da Mtniillu a Burlmne . 

Da Burhone a fiatile* . 



AppreudiiU piloto o v*- 

gliam dire pilotino. 
Svcoudo capitano. 

Luogoteoenle . 
Com§ sopra . 
Luogotenente . 
Conumdante . 
Come sopra . 
Come sopra . 
Sopraccarico • 

Sopraecarieo'omialore . 
Capitano-armatore . 
Patucggieru . 
Come sopra . 

Comandante <li qurale due 
golette ed armaNM'e. 

Capilan4>-armatore . 

Paniirggirro . 
Come sopra • 
Come Mtpra . 
OfTiciulti . 



Io era giovanissimo , come ho già detto , 
allorquando impresi la mia prima spedizione . 



(1) QticKlo bastimento, del quale fu cangiato il nome, era l'antico Cal- 
der , che, fotto gli ordini del capitano Dlllon , icoprt sulle coste deH' isola di 
Vaiilcoro , 1 primi avanzi del naufragio del La|)eyrouse . 



o« 19 Sf- 

Dotato dì spirito naturalmente osservatore, 
e di eccellente memoria, ho perfettamente 
conservato i ricordi delle minime particolari- 
tà de' miei viaggi , ed ho altresì avuto cura di 
tenere un giornale di tutto ciò che parevami 
degno di osservazione : noto questo , affinchè 
ciò che riguarda il mio primo viaggio non 
sembri troppo al di sopra della capacità di un 
giovane , essendoché io ho scritto questa rela- 
zione nel 1859. 




L'ATLANTICO 



B 



IL MAR DELLE INDIE 



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ir: C- 
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VXAG<S!X9 BI LAÌP^VD 






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PirMou dd FtgKii di Fnmria 



GAP. I. 



n mUUO DI T»*""» , — ImlMn» ■ — Stato Mag- 

giore dd bMtiments . — Tùtm ddle Oanuie e di 

Mmdera Ixiln dd Capo Verde. — Ssn-Taga. — 

Porto e città della Vraya. — Hcgri Biriita daDa 

gnamigiona . — Oommeniio . — Oinw . — Veduta . 




i t Figlio di Francia^Sììì quale io sta- 
Pva per imbarcarmi, era un basli- 
pnp menlo di oUoceoto cinquanta tonnel- 

late j luoDtato da sessanta uomiui di equipaggio ^ e i di cui 
oiGcialj avevano servito nella marina reale ; questa era la 
più bella spedizione che si fosse fatta dopo la pace . 



24 LAFOKD 

Darante vent' anni di guerre e di blocco marittimo , la 
Francia non aveva forse veduto un solo armamento usci- 
re da^suoi porti, per andar ne^mari dell^ Indie e della Ci- 
na; le tradizioni di questa navigazione eransi perdute, e 
poclii capitani ne avevano contezza per pratica, siccome 
gli armatori ormai non conoscevano questo commercio 
clie per teorica; sicché pub dirsi, che coloro i quali in si 
lungo intervallo fecero sventolare la nostra bandiera in 
quelle lontane regioni, hanno diritto alla pubblica ricono* 
scenza. 

Il Duboisviolet, flssando la spedizione di questo bastimento 
pei, mari della Gina, fu il primo a dare un incitamento al 
commercio di Nantes ; animato dal desiderio di estendere 
le sue relazioni , aveva ottenuto dal governo della restau- 
razione il permesso di caricare nelle Indie dei cotoni 
sopra due gabarre dello Stato per portarli in Francia, ed 
il buon esito di questa operazione aveagli suggerita Tidea 
di una spedizione nella Gina. I suoi disegoi piacquero a 
Tommaso Dobrée e compagni, negozianti dei più stimati 
di Nantes, i quali si fecero gli armatori del Figlio di Fran- 
cia , su cui imbarcossi il Duboisviolet come sopraccarico. 
Eccellente commerciante e conoscitore degli affari, uni- 
va a queste essenziali qualità mollo spirito, un carattere 
allegro, buono, affabile, che gli procacciava Tamore al- 
trui; era oltre di ciò bellissimo della persona, e parlava 
con molta dignità. Era iosomma il tipo del ragguardevole 
commerciante . 

Il 4 giugno del 1818 levammo P ancora, e prestamente 
perdemmo di vista le coste della Francia: il tempo era 
superbo, il mare dolcemente ondeggiava, una brezza leg- 
gera gonfiava le nostre vele, ed il rapido moto ch^essa 
imprimeva al bastimento dava certezza a tutti i nostri 



VIAGGIO 25 

officiali di veloce cammino; certezza che non è an fri- 
volo incoraggiamento pe' marinai , il cui primo ufficio è di 
studiar subito le qualità delle lof navi . 

Alquanto indisposto dal movimento continuo cui io non 
era avvezzo 9 angosciato perchè io mi allontanava da una 
madre e da una famiglia adorata , ma fermo nella presa 
risoluzione, la mia anima si divideva tra^ispiaceri pre* 
senti e le concepite speranze ; era questo il primo passo 
in quella vìa che io tanto desiderava , e la mia imagina- 
zione cercava con ansia indicibile di penetrare in quel fu- 
turo, che si spiegava a me davanti come un^il limitato oriz- 
zonte. Il Pescatore di Leopoldo Robert, che guarda il 
cielo, ha tutta r espressione dei sentimenti che mi agita- 
vano , e gli sguardi miei spaziando sul vasto Oceano , vi 
scoi^evano il simbolo della nuova vita che cominciava. 
Non pili famigHa, non più appoggi; sentiva fino da 
quel momento che io stava per dover tutto a me stesso , 
alla costanza de' miei sforzi, e che niun dolore, niun ostaco- 
lo poteva farmi retrocedere . La lusinghiera prospettiva 
di felici successi aiutava la mia giovanile energia, e ad on- . 
ta delle fatiche o piuttosto della noia di un noviziato, io 
sentiva di aver sufficiente forza d^ animo per sopportare le 
prove dell'aspro mestiere di marinaio. 

Egli è però vero, che in questi primordi tutto concorre* 
va a favorire la mia impresa: una graziosa brezza ci fa- 
ceva percorrere giorno per giorno immensi tratti , quasi 
senza calciar manovra, ovvero senza noia e senza fatica. 
Imbarcato sopra uno de' più grandi bastimenti mercantili 
Francesi , quasi scarico, con una batteria, e la sotto cover- 
ta interamente libera, io aveva , e meco gli altri pilotini , 
tuttii comodi possibili; d'altronde, il nostro numeroso equi- 
paggio ci risparmiava la maggior parte delle fatiche del 



VI. 



26 



LAFOND 



mestiere • Erano pure i miei compagni giovani di qualche 
conto ; uno di essi fu mio condiscepolo al liceo ^ un altro 
era figlio di un emigrato 9 e tutti infine appartenevano ad 
onorate famiglie. 

Il Duboisviolet aveva per noi tanti riguardi, tanta af* 
fezione , che il capitano e gli officiali , dietro il suo esem- 
pio 9 ci trattavano con benevolenza quasi paterna. 

Il Gollinet, nostro capitano, avea il grado di luogotenente 
di vascello nella marina reale ; la restaurazione avendolo 
messo a mezzo soldo, prese servizio nella marina mercan- 
tile • Per essere egli alto , ben fatto , di flsonomia aperta e 
franca, e per le sue eccellenti qualità, era amato da tutti. 

Non però era la stessa cosa del sotto capitano, il vi- 
sconte Arturo di Saint-Blain , che aveva anteriormente 
servito come luogotenente a bordo di una delle due navi 
dello Stato, incaricate di trasportare in Francia i cotoni 
comprati nelP India dal Duboisviolet. Questo visconte, 
figlio di un emigrato , aveva accompagnato in Russia suo 
padre , donde poi era ito a prender servigio nella mari- 
na inglese, sicché durante tutta la guerra aveva pugnato 
contro di noi . Ammiratore smodato degi' Inglesi , ed esal- 
tando incessantemente la loro marittima superiorità, sa- 
rebbe stato sconsolato se avesse trascurato una sola oc- 
casione in cui avesse potuto far manifesto la sua esclusiva 
ammirazione pe' nostri rivali ; per la qual cosa non ese- 
guivasi a bordo una sola manovra , che non gli fornisse 
qualche soggetto di umiliante paragone. È facile giudicare 
quale eflTetto dovesse produrre una simile inconsiderata 
condotta sui nostri bravi officiali e su tutto T equipaggio, 
che giustamente sdegnavansi di vedere , che un Francese 
cercasse continuamente appicchi per deprimere i suoi com- 
patriotti : per le addotte ragioni , era dunque il Saint-BIain 



VIAGGIO S7 

cordialmente detestato. Are va inoltre tratto dall^ Inghil- 
terra tutta quell^ asprezza, che èia speciale caratteristica 
de^ marinari di quella nazione; e se a ciò si aggiunge un 
carattere difficile, inquieto ed ineguale, si avrà unMdea 
delle qualità che lo distioguevano • Era nondimeno spiri- 
toso , e non mancavagli se non che più rettitudine di giù- 
dizi. — Gli altri officiali, cioè ilDelaroche, ilBrislaine, il 
Dupuis ed il Genu, dottore del bastimento, erano di ammi- 
rabile affabilità , e s^ univano perciò insieme a derìdere 
qualche volta l'anglomania del sotto capitano • - 

In pochi giorni scorgemmo successivamente Madera e le 
isole Canarie . Con qual piacere non si ode il marinaio, che 
grida in mezzo al mare , di cima alP albero, terra ! Come 
frettolosamente corre ognuno sul ponte per godere di 
quella vista ! Come il cuore palpita dàlia contentezza ! — 
Eppure non scorgesi da prima se non che una nube, una 
linea oscura sull' orizzonte , dalla quale gli sguardi non 
possono distaccarsi • Ma quasi a vista d'occhio sviluppasi 
la sua forma, e spiegasi finalmente agP incantati vostri 
occhi , con montagne, valli, colline e tutte le sinuosità del 
terreno , di cui le tinte diverse si riflettono magicamente 
sotto losfolgoreggiante sole dei Tropici. Non avendo scorte 
queste isole che da lunge, non ne terrò parola, perchè è 
mia intenzione di ragionare soltanto di ciò che ho veduto 
e provato, e di tener proposito delle nozioni che mi è riu- 
scito di raccogliere sui paesi vicini a quelli in cui ho fatto 
alcuna dimora. 

Secondo che ci si avvicinava all' equatore , la magnifi* 
cenza delFaspetto che presentavasi a'nostri occhi mitigava 
la monotonia della vita marittima , poiché ci porgeva ri- 
medi contro la noia. Tutto animavasi intorno a noi; le 
solitudini Atlantiche popolavansi; tutto era grande, va- 



28 LAFOND 

nato, seducente 9 e la mia curiosità non mai rallentavasi. 
Migliaia e migliaia di pesci parevano uscire di fondo agli 
abissi deir Oceano, come per iscortarci o per offerirci una 
distrazione col loro correre e riedere e saltellare leggeris- 
simo , intanto che una moltitudine di uccelli , librandosi 
sulPali, pronti a scagliarsi sulP adocchiata preda, ci pre- 
sentavano, per la novità delle lor forme e deUor moti, uno 
studio pieno di allettamento e dMnteresse . Per ultimo, la 
fosforescenza del mare, scintillante di luce dorante la not- 
te, porgeva a^ nostri occhi lo spettacolo il j^ii ms^ifico. 
ÀTendo però attraversato P equatore pia volte , ritornerò 
a tempo e luogo su qu este incantevoli scene della natura^ 
e mi sforzerò di ripetere P impressione che in me prodns* 
sero. 

Scorgemmo le isole del Capo Verde , e subitamente td 
dirìgemmo alla volta di San-Yago, che è la più considero • 
vote di quelP arcipelago : andammo a dar fondo nel pmrfo 
della Praya, ed appena che le ancore furono gettate si ca- 
larono gli schifi pelP ai^odo • Il sopraccarico e parecchi 
officiali scesero a terra; uno schifo fu mandato per le prov- 
vigioni, la scialuppa per far acqua, e un altra barchetta 
ebl>e P incarico di pescare alla spiaggia • Io era in questa 
ultima: subito che rasentammo la terra, parecchi Negri che 
erano sul lido vennero ad oflrirci i loro aiuti per tirare la 
rete , e noi li accettammo . Uno di essi era vicino a me, im- 
merso nelP acqua fino al collo *, d^ improvviso incominciò 
a dare angosciose grida e chieder soccorso ; stava per es- 
sere inghiottito dalP onde, allorché, attaccandomi aUa rete 
e gridando a' marinari di tenerla tirata, giunsi adaflérrare 
pe^ capelli il povero moro che era mezzo svenuto : trattolo 
dall' acque, vedemmo eh' egli aveva il pie sinistro mezzo 
mangiato da un pesce cane; fortunatamente il dottore era 



TIA66Y0 



2» 



con noi, si che fece trasportare questo disgraziato in sul 
Hdo e quindi alla città, dove potè medicare meglio la sua 
ferita. 

Qui il mare bulicando di pesci, ne pescammo quanti 
bastarono a cibare per due giorni in larga copia il no* 
atro equipaggio di sessanta uomini; e poiché il grave ca- 
lor del clima non permetteva che si serbassero a lungo , 
così parecchi marinari si occuparono a salare quelli che 
erano avanzati . 

Akuni uomini soltanto avevano recato a bordo il pro- 
dotto della nostra pesca; io rimasi a terra col rimanente. 
Costeggiando il lito, ci dirigemmo verso una collina che 
si inalzava di fronte a noi , e alla sommità della quale è il 
vflkggro deHa Praya, decorato del titolo di città. Mentre- 
che salivamo sulla collina, il cui snolo è di una terra pol- 
verosa e rossastra , il sole piombava perpendicolarmrate 
sul nostro capo , e ci faceva provare un soffocante ardo- 
re. Compagni alla nostra ascensione erano dei Negri di 
ambo i sessi , e dei somieri carichi di sale, frutti, legumi , 
legna , una parte dei quali< prodotti era giunta allo scalo 
dall^ interno, e V altra dalle isole vicine. 

Giunti allaPraya, vi trovammo buon numero deQa guar^ 
nigione ordinata in battaglia. Allorché sbarcammo, ave- 
vamo già avuta un^ idea , pittorica invero , delle schie- 
re di questa colonia portoghese; perchè sul lido, sotto una 
specie di tettoia, figurando probabilmente un corpo di 
guardia, erano due o tre Negri in fazione, con fucile e gi- 
berna, ma del tutto ignudi, salvo che un pezzetto di drap- 
po, largo non più di una mano, fasciava loro le reni . Que- 
sto militare ornamento , novissimo per noi , ci sorprese ; 
quello delle schiere che vedemmo in armi nella città, era 
leggiadro, sendochè quelle milizie si componevano di mori 



I 



30 LAFOKP 

o di malaUi sprovvisti in generale degli abiti che per noi 
fono iodiqieosabili , ma che ndle isole del Capo Verde non 
parevano necessari . La maggior parte invece di essi ave- 
va de^ caschi inglesi, e qoalcono copriva le soe nere spal- 
le con una giubba nMsa, senza credersi in obbligo di ag- 
giungervi un paio di caboni. Era questa una gran rivista, 
una specie di solennità marziale, che a noi parve assai ri- 
dicola. Tua tale schiera , che aveva pure la sua banda mi- 
litare aDa testa, sfilò con gravita sotto gli ordini ^1 ien^ 

\ hor majfor da prafa^ doè alla presenza di monsigmn^ 

ì il governatore. 

Abitava sulla piazza nella quale avevamo veduta quel- 
la ragguardevole parata , una mercantessa negra che avea 
rincarico di approvvigionare le navi: andammo subito a 
farle una visita . Eradessa in compagnia di due graziose 
more, sue figlie, ecircondatadi bei frutti del paese; ella ci 
oflerì di questi ultimi: una quantità di mori e di mulatti 
subitamente si afibUarono a noi d^ intorno, chiedendoci pre- 
murosamente di far cambio di alcuno de' nostri abiti con 
frutti, scinde, pappagalli ed anche moneta. Confesso, che 
dopo ciò che io aveva veduto alla rivista, questa premu* 

i ra mi parve naturalissima. 

La Praya è il principal porto deU*isola di San-Yago, la 
cui capitale, avente lo stesso nome deU* isola, è del tutto 
nell'interno. 

Queste isole offrono poche risorse al commercio. L** og- 
getto principale del tnffico era allora la tratta dei Negri, 
che gli abitanti facevano sulla costa Affricana con piccole 
golette, e che vendevano alle navi portoghesi che tocca- 
vano aDa Praja andando al Brasile; nell'intervallo di 

! questi viaggi, quei piccoli legni erano destinati al trasporto 

j del sale, che andavano a cercare alle isole di Sai e di Jfa- 



VIÀGGIO 31 

ya^ per farne magazzioo alla P|*aya. Questo sale brilla , 
ha sorprendente bianchezza , e tale da sbagliarsi col più 
bello. zucchero candito , si come accadde a me . Un giorno 
che la scialuppa di una goletta sbarcava sacchi di roba 
di una sorprendente bianchezza , alcune parti di essa cad- 
dero a' miei piedi ; mi affrettai a raccoglierne , contento 
della mia buona fortuna, e persuaso che fosse di quello 
zucchero candito che io conosceva perfettamente. Volendo 
accertarmene 9 fui amaramente disingannato. Concepito 
subito il pensiero di far partecipare ad altri la mia disgra- 
zia, compartii generosamente parecchi pezzetti di questo 
creduto zucchero a un gruppo dermici compagni, e ad 
alcun officiale, cercai\do però di subito allontanarmi per 
sottrarmi al loro risentimento; ebbi a ridere assai veden- 
do il contorcere delle lor bocche, dopo che ebbero gustato 
del mio dono. — Non so se gli austeri lettori scuseranno 
queste minuzie ; ma li prego a ricordarsi che io aveva al- 
lora diciott^ anni , e che perciò ho creduto, che nel raccon- 
tare quest' innocente astuzia, io porgeva a un tempo una 
convincente prova della qualità del sale della Praya e del- 
la bontà de'^miei superiori. 

Come dunque io diceva, i bastimenti portoghesi desti- 
nati pel Brasile, vengono di tempo in tempo a prendere 
al porto della Praya (Puerto- Praya) schiavi e saie, in 
baratto di tessuti , ordinarie chincaglie , maioliche , por- 
cellane e bagattelle di poco valore . Le navi dell' altre na- 
zioni che vanno nelP Indie o in America, vi approdano 
qualche volta per far acqua o per comprar viveri fre- 
schi. I frutti sono squisiti, ma non si può dire lo stesso 
deiracqua e del bove, che sono pessimi. Puerto-Praya 
era per lo passato un rinomato mercato per la tratta dei 
Negri. Le golette de la Praya fanno pure il commercio del- 



32 LAFOND 

la gomma 9 della polvere fluoro, e delP avorio con la co- 
sta AffricaDa. 

La città della Praya, fabbricata sulla cima di una col- 
lina 9 alquanto lungi ^ di fronte al porto , è di poco rilie- 
vo. Non vi si giunge che per difQcili e scoscese vie. La 
pubblica piazza, chiamata piazza d* arme^ è da una parte 
limitata da una chiesa di: meschina apparenza , e dall^ altra 
dalla casa del governatore e de^ principali magistrati e 
impiegati; in fon^o sono le botteghe de^mercanti del paese, 
ed il quarto lato domina la rada e il mare • Una sola 
via, fiancheggiata dalle capanne degli abitanti ( e questi 
squallidi abituri non meritano il nome di case), fa capo 
alla campagna. 

Sotto alla citta , a sinistra guardando la rada , evvi un 
forte ; e sotto di esso si trova una fonte povera di acque di 
mediocre qualità , ma carissime , poiché poste a bordo non 
costan ineno di una piastra il barile : a dritta, dall'op- 
posta parte ^ vedesi un altro forte che domina pure la ra- 
da e i cui tiri s'incrociano col primo: tra quest'ulti- 
mo e la città è una valle , immagine della sterilità , ove 
nondimeno crescono pochi melanconici palmizi , qualche 
storto lataniero , o meschini cespugli . La baia di Puer- 
to - Praya è al libeccio dell' isola , e non bisogna confon- 
dere la supposta baia con la vera, che è bella e di regola- 
re profondità . 

Dicesi che San-Yago , capita le dell'isola, sia una città 
piuttosto grande e adorna di edifizi di buono stile. Le 
valli che la circondano sono floridissime allorquando è 
piovuto; ma disgraziatamente la siccità è il flagello del 
paese , e gli anni in cui non cade una sola gocciola di 
acqua non sono che troppo frequenti: allora tutte le pian- 
te rioqangono arse dal sole e non mancano soltanto le rac- 



VIAGGIO » 

colte d^ogni genere, ma gli altri prodotti pure scarseg- 
giano; sicché la miseria e la desolazione sono allora al col- 
mo, e la morìa, dolorosa compagna di qaelle orribili ca- 
lamità , sorge a decimare la popolazione • 

Ciò nonostante , questo paese abbonda di bestiami , sic- | 
come di buoi (per vero dire di misera specie ) 9 di ca- | 
valli, di muli , di asini e di numerose mandre di capre . j 
Vi si coltiva con frutto il grano siciliano ed il riso ; que- 1 
st^ ultimo soprattutto dà un' abbondante raccolta negli an- 
ni piovosi, ma quando ciò non sia intisichisce • Il frumen- 
to ivinoo TegeU; e la farina consomaU dai bianchi è \ 
portata dagli Americani settentrionali é dai Portoghesi • i 
La vigna dà buone uve, ma la quantità non è bastante per { 
far vino , a meno che , e ciò è più probabile , la ignoran- 
za de' coltivatori non ne sia la sola cagione . Traggono gli 
abitanti dalla canna di zucchero la melassa , lo zucchero 
scuro , e ParacÌL ; dall' indaco , una specie di poltiglia che 
serve a tingere turchino qualche drappo portato d'Euro- 
pa , o i grossolani tessuti fabbricati nell' isola col cotone 
che si coltiva nelle valli , e dove pare che prosperi . Il ma- 
nioco e la patata dolce , porgono con una grandissima 
varietà di frutti deliziosi , la meno fallace risorsa pel 
nutrimento. Questi frutti sono l' arancio, il pero India- 
no, il cedro, il cocco 9 l'avocatiero, il fico, il papavero, 
l'adansonnio, differenti specie di datteri, il cocomero, 
la mela canella , e soprattutto i fichi d' Adamo, i quali , 
mercè la loro qualità nutriente, sono un vero beneficio 
fatto dalla provvidenza a quel clima • 

La generalità degli abitanti di queste isole è negra ed 
originaria d' Africa : quelli poi che modestamente pre- 
tendono di essere detti bianchi , eccedono realmente il 
colore della bazzana , e la differenza che passa tra essi e i 



VL 



34 



LAFOND 



mulatti è quasi impercettibile , senoncbè i lineamenti e la 
lunghezza de'capelli svelano la loro origine . I mulatti e gli 
uomini delle diverse modificazioni di colore, provenienti 
dal miscuglio delle due razze sono numerosi e tutti si 
dicono orgogliosamente Portoghesi. Gli schiavi poi sono 
in gran numero e formano la maggior parte della popo- 
lazione . 

L^ arcipelago del Capo Verde , è di dieci isole di gran- 
dezze differenti: — San - Yago^ la più popolata ed estesa , 
in cui trovasi una città dello stesso nome , e quelle di Bi- 
beyra-Grande e della Praya . Il suolo di quest^ isola è il 
più elevato di tutto T arcipelago , ed ognuna delle sue 
montagne termina con un picco che pare si slanci nelP a- 
ria. — San - Nicola^ è dopo San - Yago la più importante del 
gruppo ; vi è nella sua città qualche fabbrica di grossolani 
drappi, che si smerciano nel paese — Sant- Antonio^ domi- 
nata da un altissimo picco, è popolatissima. —Foco^ il cui 
nome indica la sua origine vulcanica, ha in sé di fatto 
un vulcano agitatissimo. — Maya alimenta un gran nu- 
mero di bestiami , i quali sono trasportati alla Praya per 
approvvigionare le navi; vi si coltiva anche il cotone. — 
Sai ha ricevuto il nome dal sale ch^essa produce in quan- 
tità. Le sue saline sono naturali : T acqua del mare fil- 
trando a traverso la rena che circonda il lido , penetra in 
un terreno compatto , dove T ardore eccessivo del sole fa 
svaporare prestamente V acqua , e la parte cristallizza- 
ta che rimane forma degli strati di un sale durissimo e 
di sorprendente bianchezza . — Boa^ Vista , o Bella Vi- 
sta , è fertilissima , e sarebbe la più prospera del gruppo 
se avesse un porto *, essa è piana , e senza dubbio le è 
stato dato quel nome a causa del vasto anfiteatro d^ isole 
montagnose che la circondano e limitano il suo orizzon- 



VIAGGIO 85 

te. — Brava o San - Ioao ( San Giovanni) , è una piccola 
isola dove raccogliesi vino e salnitro. — San - Vincenzo 
ha un porto superbo , e sarebbe frequentata se non scar- 
seggiasse di viveri. — Sanla-Lucia ^ è una delle meno po- 
polate e delle meno considerevoli . 

Quando io giunsi alla Praya, rimasi sorpreso delP aspet- 
to languente della popolazione , che sembrava uscita da 
una lunga malattia . Il clima vi è di fatto mal sano ; le 
febbri epidemiche vi regnano quasi tutto V anno, e le dis- 
senterie sono frequenti e spesse volte mortali . Questa in- 
salubrità può essere attribuita alP estrema aridità della 
temperatura ; ed io ho osservato di fatti , che tutte le con- 
trade dei tropici dove regna o un'eccessiva umidità od 
un' eccessiva siccità , sono sempre malsane . 

L' aspetto di quelle isole è immensamente lugubre : in 
ogni parte scorgesi una natura arida e nuda, vera im- 
magine della desolazione; roccie confusamente ammon- 
tate sulle loro spiaggie , formano squallide e monotone 
scene che nulla rallegrano la vista ; tutto , in una parola, 
svela una terra le cui viscere sono ancora agitate da sot- 
terranei fuochi , mentrechè la sua superficie è arsa dai 
calori del cielo . 




,.is, ^ i= . 




-©, *o 










1 . ne». 




1 ,. ^ 




V®.*- 



CAP. IL 



> dalla Viaja. — Peni volanti . — Boaite — 
Oala« — Tregata ed ahri noocJli dei Tropiei ■ — I 
Teiei oaBÌ — II Kamora ed il Kloto. — Ke Orate — 

Vna lenta di late — FocfbnHeua de) aia>« Tmt- 

•aggio ddla Xònea e eerimoaia del battenn» . — 
Patuggio pelle alte latitndini. — Anivo nel mare 




|oiipiDTA la nostra provvista d'a- 
F equa , ed imbarcate fresche vetto- 
u Turbin Taglie, tiramDio gli schifi a bordo e 

leTammo l'ancora per proseguire il viaggio . Passammo 
tra l' isola del Fuoco e quella di San-Yago prendendo la di- 
reziODe per traversare la Linea tra 11 ventesimo ed il veDle* 
Simo secondo grado dt loigitudiae. 



38 LAFOND 

Partivamo tutti con molto maggior piacere che non pro- 
vammo allorquando lasciammo la Francia , poiché bisogna 
convenire che le isole del Capo Verde nulla hanno di se- 
ducente . Pure il soggiorno che io vi aveva Tatto mi ave* 
va singolarmente ingrandite le idee ed eccitato maggior- 
mente la passione de' viaggi: tutto ciò che io aveva vedu- 
to, tanto uomini che vegetabili, era si nuovo per me, che 
sentii raddoppiare il desiderio di vedere oggetti assai più 
degni della mia ammirazione. 

Il bastimento scorreva superbamente; gli eran proprie 
delle qualità eccellenti per cui in pochi giorni avevamo 
percorso il vasto spazio che ci separava dalla Francia: in- 
tanto eravamo certi , a meno che non V avessero impedi- 
to straordinari avvenimenti , di fare un rapido viaggio ; ed 
ofliciali e marinai conoscendoci vicendevolmente, sape- 
vamo di non dover provare seri dispiaceri : vero è che 
r equipaggio era composto di assai tristi soggetti, ma tutti 
buoni nocchieri , attivi , laboriosi e periti nel loro mestie- 
re ; gli ofTiciali erano giusti, risoluti e severi: certamente 
con tali uomini si poteva fare il giro del mondo . 

Attraversammo prestamente la regione dei venti alisei , 
che regnano tra il grado ventisei e il terzo di latitudine 
settentrionale. A mano a mano che ci avvicinavamo all'e- 
quatore, gli zeffiri soffiavano umidi e variabili ; erano fre- 
quenti i turbini , e tuonava e pioveva dirottamente. Spesse 
volte , facendo bellissimo tempo 9 nella direzione opposta 
al vento si alzava suirorizzonte una nube, che ingrandiva 
rapidamente , oscurava quindi il sole e copriva tutta la 
volta celeste: Tarla era grave e carica d^elettricismo; ma 
se un soffio di vento si faceva sentire , allora V ossatura 
della nave , rimpiantilo, gli alberi, i pennoni , i cordami , 
tutto insomma scricchiolava a bordo , perchè un turbine 



VIAGGIO 39 

si era manifestato. L^equìpaggio proato alla manovra, am- 
mainava in un batter d^ occhio le vele, sia per non errare 
la via, sia per timore di attrarre la folgore se la nave aves- 
se fenduto V aria con troppa velocità . Altre volte ancora 
forma vasi una tromba sulP orizzonte, e trasportata dal 
vento passava a qualche distanza dal bastimento . Più tar- 
di parlerò di tali fenomeni, che ho veduti assai più da vi- 
cino nei mari delP Indie . 

Per uscire da questa bonaccia di sei in otto gradi , che 
i marinari temono, ci vuole molto tempo e fatica, stan- 
techè qualche volta accade che il domani si perda ciò che 
si era guadagnato il di innanzi. Nondimeno, malgrado lo 
bonaccie, i turbini, le burrasche, progredimmo ogni giorno 
verso la Linea , mercè le cure sollecite che si mettevano a 
trarre profitto dal menomo venticello che spirasse . Ma 
qual lavoro e quali diIBcolta ! dovendo manovrare esposti 
ognora alla pioggia , e sotto un sole perpendicolare ? Non 
si sa dove ricovrarsi quando la manovra, che è quasi 
continua, cessa per un momento ; la sete vi divora, e Ina- 
cqua già calda e spesso corrotta può appena dissetarvi • 

L^ Oceano nella vicinanza dei Tropici presenta uno spet- 
tacolo nuovo e pieno di attrattive: tutto si anima j il sole 
spiegando il suo prisma sui flutti, vi spande il movimento 
e la vita; limare si popola di una moltitudine di abita- 
tori di tutte le forme, di tutte le grandezze, che sembra- 
no seguire la nave come per rompere e diminuire la mo- 
notonia e la noia di quella navigazione ; potrebbesi dire, 
in somma , per servirci del bel concetto di Bernardin de 
Saint-Pierre , che delle Nereidi si sono presa la cura di 
condurre eserciti di pesci in que^ mari . 

Il segno più caratteristico della vicinanza dei Tropici , 
è r apparizione de^ pesci volanti ; e non essendovene alcu- 



40 LAFOKU 

no che più vivamente di questo colpisca V imaginazione , 
fai come rapito in estasi quando mi vennero veduti i pri- 
mi . Ciò era di fatto così maraviglioso , cosi allettevole , e 
tanto diverso da ciò che altrove si vede, che io non sape- 
va stancarmi di osservare que^ branchi di pesci di tanto 
gentil forma e graziosi nelle loro evoluzioni , sorgere dal 
seno dell^ acque, rasentarne la superficie, starvi sopra si- 
no a che le loro ali conservavano dell^ umidità e venire 
qualche volta a cadere sul ponte del naviglio ! 

U pesce volante, detto exocet dai naturalisti, è un gra- 
zioso pesce vestito di vivaci colori, e della grandezza dei 
piccoli muggini delle nostre coste. Esso ha quattro ali, che 
neiracqua gli fanno Tufficio di pinne ; le due più prossime 
al capo hanno presso a poco la lunghezza del corpo , le 
altre due sono molto più piccole ; esse sono formate di 
membrane trasparenti , che non serbano la elasticità se non 
quando sono molli \ di modo che egli è forzato a tuffarle 
spesso ; e quando è vivamente inseguito sembra saltellare 
sull^onde. Anche la larghezza del petto cootribuisce a dare a 
questo pesce la facilità di volare : ma a malgrado di questa 
doppia facoltà di cui la natura Io ha provveduto , non vi 
sono forse, in tutto il creato, esseri dei quali T esistenza sia 
circondata da piùnumerosi pericoli, e che sieno costretti co- 
mmesso a mettere in opera tutte le astuzie possibili per la lo- 
ro conservazione. La delicatissima polpa del pesce volante, è 
una possente esca per attirare una moltitudine di pesci 
voraci, come sono le bonite, i tonni, i porci marini, le 
balene, i tazari, che nell'acqua lo perseguono ferocemen- 
te ; ed allorché giunge a salvarsi mercè delle sue umide 
ali , la Tregata dalla vista acuta , il pagliancoda dal becco 
lungo e sottile, la diomedea, il noddi, il procellario, il 
calzolaio , e gli altri uccelli dei Tropici , gli fanno una 



I 



VIÀGGIO 41 

gaerra micidiale*, piombandogli sopra, mentrechè sta fuo- 
ri delP acque, prima che abbia potuto evitarli • Le turbe 
dei pesci volanti, continuamente perseguitate , venivano 
i^sso la notte ad urtare nei fianchi del nostro naviglio o 
ad incalappiarsi nei cordami ; sicché il mattino se ne tro- 
vavano quanti bastassero per la colazione del capitano. 
Questi sventurati pesci sono talmente inseguiti da tutte 
le parti, che il numero di quelli che pervengono ad otte- 
nere r intero loro sviluppo , è un nulla in confronto alle 
migliaia e migliaia che piccolissimi veggonsi ad ogni mo- 
mento sorgere dalle acque e ritufiarsi da ogni lato; si di- 
rebbe eh' ei sono tanti cardellini , che in una graziosa 
mattina di primavera si levano da un boschetto per get- 
tarsi nei campi vicini. 

Fra tutti gr inimici del pesce volante , V Orata è il più 
formidabile . Essa lo perseguita di continuo rabbiosamen- 
te; ella si vede slanciarsi per tratti fin di trenta piedi onde 
addentare la preda, lasciando poscia alla superfice delP ac- 
que tanti cerchi , che, allorquando il mare è in calma , si 
allargano con ammirabile regolarità. L'Orata, detta anche 
delfino dai marinari francesi, è il più bel pesce delF Ocea- 
no ; ed è quello altresì che ha più sveltezza ne' suoi movi- 
menti: è difficile farsi un'idea della vivezza e magnificenza 
de' suoi colori sfumati di verde, d'argento, di giallo, di tur- 
chino , e di violetto , variati a seconda deMi versi movimenti 
ch'ella eseguisce. Io era spesso incantato, e consumava le 
intere ore a vederle scherzare sui flutti, facendo brillare i 
loro ^ cangianti colori. Non si trovano quasi mai unite in 
gran numero come le altre specie , che si avvicendano da 
tutte le parti : questi pesci camminano d' ordinario a cop- 
pie, e qualche volta, ma raramente, in maggior numero • 
Il capo dell' Orata è corto , ed il corpo è sottile e ben fatto • 



.______^ i 



VI. 



42 



LAFOND 



Come alimento poi , è il migliore pesce dei Tropici . Allor- 
quando è tratta delPacqua, muore immediatamente, come 
la maggior parte dei pesci di mare, ed il cangiar de^ co- 
lori della pelle 9 durante la sua breve agonia, è ammira- 
bile . 

La bonita dal dorso turchiniccio , listata pel lungo , col 
ventre argenteo, è comunissima e prendesi facilmente a 
causa della sua ghiottoneria : cammina sempre in nume- 
rosi branchi, e gettando un amo con alcuna cosa, subito 
corre a morderlo . — I tonni ed i tazari , sono della stessa 
famiglia che lebonite; ma i primi sono di maggior mole 
giacché ve ne hanno alcuni che pesano fin cento libbre • I 
seconrli sono da osservarsi pel vivo riflettere della lor pel- 
le verde e gialla, allorquando appariscono alla superficie 
dell'acqua. Il tazaro è più svelto , ed ha il corpo più lungo 
della bonita ; il suo dorso anziché essere turchiniccio pen- 
de al verde , ed il bianco argenteo o cenerognolo del suo 
ventre , è di un tuono assai più chiaro e pendente al gial- 
lo verdastro. 

Nei mari de'Tropici i porci marini sono i pesci che più 
di frequente s^ incontrano in torme considerevoli . Pare 
che la natura abbia dato loro il bisogno di vivere in so- 
cietà , poiché nella calma essi affolla vansi intorno alla na- 
ve senza mostrare di seguire alcuna direzione ; ma to- 
stoché vedevansi prendere spontaneamente la stessa via, 
si poteva esser certi che il vento stava per spirare da 
quella parte. Io godeva nel vederli andare e venire per 
ogni parte e senza posa lungo i fianchi della nave , sol- 
lazzandosi ne^suoi spruzzi o nel solco che essa lascia» 
va , scortandola come se fossero una banda di esplorato- 
ri. Il navigatore che li ha somigliati a un branco di cani 
solleciti e instancabili che seguono il cavallo del cacciato- 



VIAGGIO 43 

re 9 ha dato unMdea giustissima del movimento che offre 
questo singolare spettacolo . Il porco marino è effettiva- 
mente fatto per la corsa ; la sua velocità è straordinaria , 
né lo è meno la sua forza muscolare, poiché neMoro gra- 
devoli divertimenti li vedevamo spesso far salti dì venti- 
cinque e trenta piedi • I marinari chiamano questo pesce 
coir ignobilissimo e non caratteristico nome di porco ma- 
rino ; i naturalisti lo hanno , a creder mio, classato trai 
cetacei, e la specie é affatto distinta da quella delle bonite 
e dei tonni. La sua pelle, nera sul dorso e bianca sul ven- 
tre,é grossa sei linee circa; ma sulla testa e sul collo é due 
pollici almeno , e s^ estrae da essa olio come dalla balena . 
La carne poi nera ed oleosa ; ma nonostante é mangiabile, 
dopo averla però tenuta a macerarsi per tre o quattro gior- 
ni ; il cervello , nettato dalle fibre che lo circondano, non 
é cattivo , ma non assicurerei per questo che un Brillat- 

Savarin fosse stato del medesimo avviso • 

Tra le maraviglie che ogni giorno io vedeva , ve n^ ha 
una che colpi vivamente la mia immaginazione; e questa 
fu la vista di que^ nautili avvenenti (molluschi della specie 
dei physali ) , con vaghe forme e snelle , vaganti pacifica- 
mente con le loro vele spiegate , e i di cui colori prisma- 
tici univano in sé il vivace delle sfumature dell^ arco ba- 
leno, allorquando il sole dardeggiava i suoi raggi su 
quella flotta animata • Spesso mostrandosi eglino a mi- 
gliaia , e coprendo immenso spazio di mare , presentavano 
un \ago spettacolo con quelle vele di colore purpureo, 
verde , rosa , giallo, violaceo; perché, leggerissime galleg- 
giando, secondavano dolcemente P impulso deironda agita- 
ta dai zelDri. Fornivano essi la graziosa vista di una flotta 
in miniatura, non mancandovi che Mirmidoni o Lilliputia- 
niper dirigerla* Il nautilio é un essere debole, con mem- 



44 LAFOND 

brane trasparenti e colorito; lunghe fibre scendono sotto il 
suo corpo fino a otto o dieci pollici, per tener la navicella 
costantemente in equilibrio sulle onde; la parte superiore 
ha precisamente la forma di una vela latina , lo che gli ha 
fatto appropriare da^ marinari il nome di galera . £i ras- 
somiglia a quelle barchette a yela , che i fanciulli nei loro 
passatempi sogliono mettere nelle vasche • — La natura 
ha forniti questi molluschi di un singoiar genere di difesa: 
allorché i nostri giovani ed inesperti marinari volevano 
prenderli , per esaminare più da vicino la loro forma , 
erano prestamente puniti di quella curiosità, provando un 
prurito più vivo assai che non è quello che cagiona l'or- 
tica. 

Nei momenti di calma , spesso si avvicinavano a noi dei 
pesci cani , sicché ne prendemmo molti , e specialmente 
uno di enorme grandezza. Questo pesce è infinitamente 
ghiotto: un officiale sospese a un gancio o uncino un gros- 
so pezzo di lardo: alla vista di quel boccone il vorace 
animale si rivoltò e inghiottì Fesca e T uncino. Subita- 
mente furono chiamati gli uomini sul cassero per tirar- 
lo su; ma P ufficiale temendo che la lenza che teneva il 
gancio non fosse abbastanza forte per resistere alle scosse 
della terribile coda di lui, allungò la fune e segui i movi- 
menti del pesce, che, ora forzando il suo cammino, ora 
sprofondando sotto la chiglia , alcuna volta immergendosi 
a picco descrivendo un mezzo cerchio con la fune tesa^ 
si affaticò e spossò in rivolgimenti strategici; finalmente 

suoi moti diventarono a poco a poco meno violenti , e 
fini per non moversi più : allora un marinaio , fatto con 
una fune più grossa un nodo scorsoio, lo fece passare sotto 
la mascella deir animale; e tiratolo fortemente, e per con- 
•eguenza strettolo assai , il mostro fece un gran salto; ma 



VIAGGIO 45 

non vi era più nulla da temere , giacché la fune non si 
strappo. Appesa quindi uoa puleggia in cima al tagliama- 
re, il pesce cane fu in un momento sospeso per Taria. 
Questo per lui fu un nuovo genere di ginnastica : ciascu-* 
na scodata ch^egli dava faceva scuotere il coronamento 
della nave, e Tofficiale , temendo che cosi ripetute scosse 
non danneggiassero il tagliamare , si determinò di farlo 
trarre sul ponte . EraunMmprudenza; poiché il pesce non 
ebbe appena trovato un punto drappeggio, che con una 
scodata rovesciò tutto ciò che trovò a sé vicino: ma il 
cassero fortunatamente essendo largo , aveva spazio suf- 
ficiente per agitarsi a sua voglia; per prevenire qualun* 
que disgrazia , un marinaio gli dette con una manovella 
due grandi colpi sulla testa, e un altro con una asciata 
gli tagliò la coda: il mostro allora fece un salto, che fu 
però r ultimo ; incominciò quindi a versare il nero suo 
sangue , mentrechè il corpo, preso da un moto convulsivo 
si distese. Volendo un uomo osservare i suoi cinque fi- 
lari di denti, stava per aprirgli la mascella, allorquando per 
buona sorte un officiale il trattenne, avvertendolo che Ta- 
Bimale, malgrado la sua apparente immobilità, poteva, 
per un movimento convulsivo , tagliare netto il braccio 
a chi fosse stato tanto imprudente da avventurarlo nella 
sua bocca; e per dimostrargli la verità, perse una mano- 
vella e gliela spinse tra le socchiuse mascelle fino allo sto- 
maco : r orribile pesce strinse la bocca e intaccò profon- 
damente quel pezzo di legno . 

Non sapevamo ancora la disgrazia accaduta al capitano 
Geoffroi , a bordo di una nave dell^ Indie : egli aveva preso 
come noi un pesce cane, e credendolo morto, poiché gli era- 
no già stati dati molti colpi sul capo, aveva la coda tagliata, 
il venire sparato, il cuore e le interiora levate, fu cosi 



40 LAFOND 

imprudente da volerne osservare le mascelle ed introdur- 
vi il pugno, che gli fu tagliato di netto. Il capitano Geof- 
froi ha poscia comandato il Figlio di Francia^ il che ha 
fatto dire a qualche autore, che il capitano di questa nave 
ebbe il braccio tagliato da un pesce cane. 

La voracità del pesce cane è conosciutissima, e ciascun 
marinaro ha d^ ordinario qualche storia terribile a questo 
riguardo da raccontare ai nuovi passeggieri. Vi è alcuno 
che pretende perfino, che gli uomini sieno stati qualche 
volta presi fuori delF acqua da questo mostro ; ma la sua 
organizzazione rende ciò difficilissimo. Nel corso de' miei 
numerosi viaggi , e in onta della innumerabile quantità 
de' pesci cani che ho osservati in mare, non ne ho mai ve- 
duto UDO solo sorgere fuori dell'acqua piii del capo. La 
situazione della sua bocca sotto a un lungo muso , attao- 
cato alla spina dorsale senza articolazione vicina al col- 
lo , non gli permettono di addentare la preda se non se 
rovesciandosi per parte , affinchè la mascella inferiore 
possa cogliere V oggetto del quale vuole impadronirsi ; e 
poiché questo è, come potrebb'egli saltare fuori deW 
l'acqua e andare precisamente ad assalire la preda per 
parte ? Per slanciarsi , bisognerebbe che sollevasse tutta 
la massa che gravita sul suo largo dorso , come pure le 
immense pinne pettorali sempre situate orizzontalmente • 
Yedesi di rado, fuori delP acqua, il muso del pesce cane, 
il quale più spesso mostra soltanto l' estremità deUe pinne 
dorsali e la punta del lobo superiore della sua codaj egli 
è da queste punte che si conosce da lungi • 

Pretendono i marinari, che il pesce cane abbia Todorato 
finissimo, e eh' ei seguiti le navi che hanno malati a bor- 
do • Quel eh' è certo si è, che allorquando io era alla pesca 
del cascialotto ( specie di balena ) nel mar Pacifico, ho ve- 



VIAGGIO 47 

duto spesso, un^ora o due dopo che uno di questi enormi 
cetacei era stato attaccato ai fianchi della nave, giunge- 
re torme di trenta e quaranta pesci cani e morderlo da 
ogni lato . Le navi che servono alla tratta dei Negri , a 
bordo delle quali tante creature umane, ammonticchiate 
nella stiva, vengono giornalmente mietute dalle infermi- 
tà e dair angoscia, sono sempre seguite da numerosi pe- 
sci cani . 

Due sole specie di pesci sono i fidi compagni di questa fiera 
del mare, mentrecbè tutti gli altri lo fuggono: essi sono il 
ramora ed il piloto. Tre o qiij^ttro di questi primi sono spes- 
se volte attaccati alla sua pelle , e cinque o sei piloti, lun- 
ghi non piii di mezzo piede, Taccompagnano abitualmen- 
te, gli guizzano intorno , passano e ripassano le mille vol- 
te vicino alla sua bocca, al dorso, e al ventre ; e se il caso 
li ha separati da lui , paiono fuor di sé inquieti , e nel 
tempo istesso il pesce cane non sembra meno impaccia- 
to : dal momento che gli ha perduti di vista li cerca per 
ogni dove, e non riprende la sua calma usuale che al- 
lorquando li ha ritrovati. Il loro soccorso è a lui apparen- 
temente necessario : ma in che consiste egli ? hanno essi 
la vista più acuta di lui? gli mostrano forse la preda? so- 
no essi infine per lui quello che è il cane per V uomo ? 
Questo è ciò che signora e su tal riguardo siamo ridotti 
alle sole congetture: questi pesci non T abbandonano, se 
non quando egli si è spezzato sulla nave ; allora si vedo- 
no per più giorni seguire la traccia di essa , poi sparire 
senza essersi uniti ad alcun altro protettore. 

Il pesce cane è viviparo *, la sua carne è tigliosa e indi- 
gesta, ma nondimeno mangiammo quello che prendemmo, 
dopo di averlo però tenuto per due ore sotto un peso gra- 
vissimo: fu cucinato con aceto, e le genti dell'equipaggio, 



48 LÀFOND 

che la vita marina dod rende troppo dilicati , lo trovaro- 
no se non delizioso, mangiabile certo. 

11 piloto è giallo e rigato obliquamente di nero ; è di 
forma graziosa, delicatissimo, ma difficile a pescarsi . 

Riguardo agli abitatori delFaria, mi limiterò soltanto a 
dire alcune parole sulla fregata: le diomedee, gli alcio- 
ni , ec. , appartengono ad una zona più temperata , ne par- 
lerò in seguito . 

La fregata è forse tra tutti i volatili il più agile e quel- 
lo il cui volo è più durevole • Essa sta ordinariamente nelle 
regioni più elevate deiraria ; d^^olassù librasi sulP immen- 
sità, girando il capo a diritta e a sinistra per iscoprire la 
preda : talvolta è a tanta altezza, che non si scorge altri- 
menti che se fosse un punto nero nello spazio ; ma se un 
branco di pesci volanti sorge dalP acque, essa, rapida co- 
me il baleno , precipitasi su di loro, e li aggiunge alla su- 
perficie de^ flutti prima che abbiano potuto cercare scam- 
po nel loro elemento : poscia risale lenta lenta e con mae- 
stà neir aria , e vi resta Ano a che non si presenti una 
preda novella . La rapidità del suo volo ha del prodigioso, 
poiclìè spesso vedesi, senza batter le ali, senza movimento 
apparente , precipitare con la rapidità del fulmine da una 
altezza che esser deve di parecchie miglia, sulla preda 
che ella va a raggiungere. Quale non sarà dunque la 
perfezione e la finezza del suo organo ottico per poter da 
tanta altezza distinguere que' pesci! Il suo corpo non è 
grande , ma è fornito d^ ali della lunghezza di quindici a 
venti piedi da una punta alF altra; la coda è profondamen- 
te lunata, e per questo motivo gli Spagnuoli le hanno da- 
to il nome di tixtreta (cisoia). La sua piuma è nera tran- 
ne sotto il ventre, che è di color chiaro. 



VIAGGIO 49 

In quelle latitudini tutto prende un carattere di lusso 
e di prodiga ricchezza, che non passa inosservato ne an- 
che allo spirito il meno indagatore ; ed i fenomeni i più 
straordinari della natura vi appariscono circondati da una 
imponente grandezza, che altrove cercherebbesi invsinoulo 
mi dilettava spesso la sera a contemplare il tramonto del 
sole, perchè bisogna essere sotto al Tropici per sentire le 
profonde impressioni che Tammirabile vista delP astro del 
giorno produce, allorquando, immergendosi nell'Oceano, 
pare che coprasi d^un mantello di e ristallo variegato dei 
più sfolgoranti colori, tanto i reflessi de^ sturi raggi dorati 
brillano di luce in mezzo alle nubi porpuree che Io cir- 
condano • 

Né le notti sono meno feconde di maraviglie : la fosfore- 
scenza del mare dei Tropici è , unitamente alle aurore bo- 
reali de' poli, il più magnifico spettacolo che Iddio abbia 
offerto all' ammirazione degli uomini j e quando io per la 
prima volta fui testimone di quel grande e imponente fe- 
nomeno, stetti lung'ora come fuori di me davanti alla 
magnifica scena che si presentava a miei sguardi. Brillava 
di guisa tale l'Oceano, cheavrebbesi potuto somigliare a 
un immenso lenzuolo d^argento, opure a un mare di latte di 
cui era impossibile lo scorgere i limiti • La nostra nave , 
fendendo le onde , faceva sorgere lunghesso i suoi fian- 
chi getti sfolgoranti di luce viva e splendente, come quella 
de' nostri più bei fuochi artificiali: talvolta questo feno- 
meno prendeva un carattere anche più imponente ; vede- 
vano immensi corpi risplendenti far giravolte sopra se stessi 
sulla superficie dell' acque : tal altra, masse ardenti sem*^ 
bravano ruotolare sotto le onde ; e finalmente pareva che 
delle fiamme si stendessero sut mare , o che nuvole di fos- 
foro errassero sulle acque • A questo portento si dk facile 



M. 



(^0 LAFOVD 

spiegazione: i pesci peiior oontinai movimenti smuorono 
quelle scintiUe fosforiclie , il cui splendore è tale^ che agli 
uomini stesai) allorché si bagnano in que'mari, resta sul 
loro corpo qitalohe parte laminosa dopo di essere usciti 
dall'acqua* 

Questa fosforescenza è sempre nuovo soggetto di mara- 
viglia ^ quantunque un tale spettacolo veggasi rinnovare 
ogni notte per interi mesi • Il mare è fosforoso sotto tutte le 
zone 9 e spesso lo è assai sopra al banco di Terra Nuo- 
va; ma chi noa lo ha veduto sotto la zona torrida^ non 
può farsi cheuaimperfetta idea di questa tnaraglia: airav- 
vicinarsi della tempesta^ ed allorquando V atmosfera è gra- 
ve ed il cielo nuvoloso, vedasi nel mare una luce maggiore. 

Il.grandetNìewlOQ attribuiva questo fenomeno al fluido 
che si sviluppa daUe meleoale di tutti i corpi solidi , riscal- 
dati di una causa qualunque ; Poster lo attribuiva alla con- 
fricazione elettrica delPacqua contro la nave; altri hanno 
creduto che la spartizione infinitamente minuta degli avanzi 
de* corpi morti^iKìtevafar considerare il mare A cooie un 
fluido gelatinoso e risplendente per conseguenza. MaPHum» 
boldt , innalzandosi alla suhiimith delle conoscenze fisiche 
attuali 9 dimostra che simili spiegazioni non sono ammis- 
sibili^ e, che sarebbe più naturale il cercarne la causa nelle 
molecole fosforiche. otie si sviluppano dai corpi dei diiferen- 
ti animali 9 siano vivi o morti* Queste congetture sono 
state pienrasente confermate dalle recenti esperienze dei 
moderninavigatoci'^ e particolarmente da quelle deld'Ur- 
ville 9 nei suo liaggio solla CoMhiglia. Ecco come egli si 
spiega intorno e cibc r^.t Getti di luce perfettamente somi* 
» glianti aUo splendore delle candele romane dei fuechi'ar- 
» tiflzialiy songodo in tutte le direstoni solla superficie del 
• mare e eirceodaDO la nave sotto la forma di globetti in- 



VIAGGIO 51 

fiammaU, i quali diffieilmente stimei^bboosi meno di sei 
linee di diametro • • 

» Sovra ogni altra cosa qaeiti globetti aUrasserola mia 
attenzicme , e fui persuaso chiassi dovevano essere pro- 
dotti da qualche animale : con un pezso di tessuto di crini 
cercai di prenderne qaalcheduao ; ma appena il tessuto 
era fuori dell' acqua , il glebetto liuninoso si riduceva a 
un pmito e prestamente spariva ^ pria cbe giungessi a 
indovinare ciò che lo potesse produrre ^ -Finalmente ^ 
dietro lunghe ricerche , potei scoprire, che il punto lu* 
mlnoio era prodotto da un atomo animato simile a. un 
grano di polvere, o con P aiuto di un microscopio eo- 
nobbi^ che questo animaletto «ra un crostaceo in fini- 
tanante tenero e. quasi diafano. Alla proprietà rifratti- 
fa delle goociolette d'acqua di che sono circondati, deb- 
besi senza dubbio attribuire fa. viva luce che questi ato- 
mi animati possono emettere ; la quale è maggiormente 
più viva quanto più essi sono vicini alla superficie ; ad 
una certa profondità, la loro moltitudine non dà più che 
un luccichio biancastro e confuso • • 
Io però debbo aggiungere, che in 'IngbiUerra si è fatto 
diveiitare luminosa T acqua -gettandovi dentro salamoia 
d'aringhe, e cbe nmlte esperienze galvaniche, singolaris- 
sime ed assai note ai sapienti , hamo addimostrato, che lo 
stato lununoso di un gran numero d'animali li venti dipende 
da una irritazione nervosa . • • 

A seconda che ci avvicinavamo all'^equatore, seorgeasi 
sulcastelk) di prua un insolito movimento; stavasi preparan- 
do una grande scena, e tutto era in moto per celebrare la 
festa del Buon uomo la Linea ( Boahome La Ligne ) in una 
maniera degna del Figlio di Francia • 



52 LAFOND 

Siccome questa festa del mare è geDeralmente usata da 
tutte le nazioni marittime , cosi credo doverla descrivere 
con alcune particolarità. I marinari, fino dal dì avanti , usa- 
rono nel ripulirsi le più minute cure di una civettuola, 
avendo essi consumato due ore a fregarsi le mani con la su- 
gna per toglierne il catrame e renderle un po' men nere • Ye- 
devasi un continuo andare e venire dalla batteria alla cover- 
ta e viceversa, ed erano misteriosamente domandate mille 
eose al capo timoniere , il quale per noi poveri giovani no- 
vizi serbava un rii;oroso silenzio • 

Terso il tramonto , si udì un fracasso dall' alto degli al- 
beri, da' quali fu visto cadére sul cassero una grandine di 
fave e di fagiuoli ; questo era il preludio della saturnale 
cbe sta vasi preparando per il domani. Una vece sonora 
diiamò l'officiale di guardia: — fate prevenire il capita- 
no (era un marinaro che gridava dall' alto della gabbia) , 
che gli reco dispacci del buon uomo La Linea, mio sovra» 
no; poiché s'io non m'inganno, questa nave è certamente 
il Figlio di Francia^ ed essa non è mai passata per questi 
mari. 

Dopo ciò, uno scoppiettio di frusta, ed il rumore preci- 
pitoso de'sonaglioli, imitando la carriera di un cavallo, furo- 
no indizio cbe il corriere si avvicinava. Lo vedemmo scende- 
re per una fune, a cavallo di una caviglia, con stivaloni, 
speroni , frusta in mano , cornetto dietro alle spalle , abito 
cinto e leggiero , placca al braccio sinistro, e grondante di 
sudore come veniente da lunga corsa. Dimandò egli del 
capitano , e gli fu indicato il Gollinet, che passeggiava sul 
cassero. 

L'equipaggio era accorso a' pie dell'albero maestro, do- 
ve stava silenzioso col nostromo alla testa . Lo stato mag- 
giore, il sopraccarico ed il suo segretario, unitamente 



VIAGGIO SS 

I i 

! agli ofllciali^fomiayaiio un cerchio; e noi piloCioi, era- ; 

! yamo ordinati dietro al capitano. Il messo 8'in<dtrò con 
aria disinvolta^ e portando la mano al suo cappello d^ìn- 

1 cerato, dal quale pendevano molti nastri, disse : — Siete voi 
signore, il capitano deBa nave?; — Si; in che posso ser- 
virvi? — Voi sapete, capitano, che prima di attraversare 
questi mari, la vostra nave, non avend<do fatto finora, deve 
essere battexzata: vengo dunque ad annunziarvi la vìsita 
del re mio signore. — Lo so, ed ho messo in panna p^ as- 
pettarvi; perchè io sapeva che il padre LaLinea, che da 
molti anni mi conosce , mi avrebbe mandato un corriere 
prima di notte • ^Ed è per questo oggetto che io sono ve- 
nuto qui , eccovi i dispacci che sono destinati per voi • — 
Dietro queste parole porse un pacchetto al Gollinet , il 
quale, dopo aver successivamoate aperto parecchi fogli che 
lo includevano, disse: — Diavolo ! i vostri dispacci sono 
molto bene involtati. — Si capitano , noi dobbiamo attra- 
versare delle regioni talmente umide , che siamo obbliga- 
ti di coprirli con cento e fino a cento cinquanta fogli. 
A queste parole di cento cinquanta il capitano si sco- 
. rò. — Non temete nulla capitano; il padre La Linea, che 
a quel che vedo è dei vostri amici, non ne ha messi per 

i voi che una ventina. 

n cassero era già seminato deUa carta gettata , quando 
il capitano giunse a un pezzetto di tcfla asciuttissima, pie- 
gato a dopiHO, e dentro di esso trovò un foglio di carta 
rossa sulla quale era scritto a grossi caratteri. 

• Domattina a dieci ore , io , La Linea , accompagnato 

• dalla reginìai miasposae daDa nua corte, verrò a rioo- 
» noscere e a battezzare la nave e coloro che per la pri- 

• ma volta attraversano i miei dondnii. Di tanto avviso 



H XAFOUD 

•: il Capitano 9 percbè tulto sia prourtoper^ueéta àuguftU 
» cerimonia.» 

— BeaissiGQO, caro il mio gioviootto^ disse il CalUnet ; 
ma prima di lasciarci ^pero che l^everete votoitieri uà 
bicchier di viiio, giacché mi sembrate affaticato ! 

— Con piacere , capitaoo; io ho tanta via da percorre* 
re, che sono certo cbe 'Ciò ooo può farmi male • 

U dispensiere portò una bottiglia dì vino aeelto, e ne 
colmò una tazza che il corriera bevve d^un fiato • 

— Ifon è catUva, diss'egli; è migliorie di quello cbe ba« 
viamo laggiù ( aocennando il castello di prua) } su via ver- 
satemene un altro bicchiere. 

Ciascun sorrise ; l>evve^ e salutando il capitano e gli of* 
ficialiy adontò sur una carrucola, che fu in un batter d'oc- 
chio tirata su &ao al pappafico , dove avendo Catto chioc- 
cai:e per Tultima volta la «uà frusta, disparve sotto la vela. 

Tutta la notte T equipaggio fu in moto: ai vedeva cbe 
trattavasi di cosa molto importante. Alle ottd tutto era 
pronto. Un recinto fatto di vele e ornato di bandiere;, 
eretto tra Talbero maestro e .P albero d^artimone , era de- 
stmato pel sovrano e la sua e erte. In fondo eravi una pol- 
trona circondata di seggiole} di faccia, piccoli tiai pieni 
d'acqua ed una tavola su cui era un gran rasoio di legao, 
una scodella piena di catrame ed un pennello • Alle otto e 
mezza P astronomo del padre La Linea venne avanti : era 
costui un mattacdone coperto di lunga veste fatta di vari 
pezzi di pelle, con in capo un lungo berrettone appuntato, 
alto non meno di un braccio , e che aveva in mano un 
settore di legno. Si pose nelle griselle delPalbero maestro, 
li voltò al sole e fece le sue osservazioni: dopo di che, 
scendendo eon aria eoneeotrata nella camera, confrontò 
il suo strumento con quello del capitano, ed avendolo 



VIAGGIO 55 

trovato esatto) gli ammosiò, cbe^ trovandosi la nave sotto 
P equatore, stava per comparire al padre La Lioea ccm la 
su corte. Non ebbe appena ciò detto, che, accompagnato 
da un fracasso spaventevole , videsi giungere il degno so- 
vrano de'mari, Nettuno in persona, ovvero, se vuoisi me- 
glio il padre La Linea, imbacuccato in una mezza dozzina 
di pelli di montone j con parrucca e barba di stoppa, con 
un forcone da pesca che gli faceva da tridente, ed in capo 
un diadema di latta • Era seduto su di una carretta da 
cannone coperta di un pagliaccio ; aveva al fianco la sua 
riipettabile sposa, con una cuffia di madrasseche le copriva 
i lunghi riccioli di fune cadenti lungo le gote: sarebbe 
stata sufficientemente bene cosi vestita, ma aveva la pelle 
di color castagno e le mani callose . Quattro marinari ma- 
scherati da orsi tiravano il carro , cireandato dai ministri 
ovvero sacrificatori^ vestiti di bianco e con berretto rosso 
in capo; quattro vice-esecutori con lunga barba con la 
scure sulle spalle e le maniche arrovesciate 9 li seguivano. 
Finalmente il corteggio era chiuso da quattro diavoletti , 
coperti di catrame e di penne , i quali facevano spaven- 
tevoli contorcimenti • Appena il corteggio fu al posto de*> 
stillatogli, comparve il capitano, in compagnia dei Duboif* 
violet, del segretario e dello stato maggiore. Il padre La 
Linea apri allora un. gran libro che aveva portato seco : --* 
Capitano, diss^egli, giurate ohe voi direte la verità: -*- Lo 
({iure — La vostra nave ò ella mai passata p^i miei st2^ 
ti? — Non mai. Ma eccovi F armatore!^ il quale, mediante 
ToSerta che vi fa, spera che ci avrete dei riguardi : quan- 
to al resto dell'equipaggio poi , vi prometto di non sot- 
trarre alcuno al battesimo — • 

A tali parole, il DuboisvioletsInnoUro^ e depose sul vas» 
solo un pugno di monete da cinque franchi. — Gran re. 



S8 LÀFOHD 

gli disse, degnati di ricevere questa lieve offerta, clie ti 
prego distribaire aUuoi avidi sudditi. 

11 padre La Linea sMnchinò, ed un sacrificatore ac- 
compagnato da un assistente andò a battezzare la nave. 

Finita questa prima cerimonia , il segretario e uno de- 
gli offlciali si avvicinarono : ad essi pure furono fatte k 
domande solite, e ad onta del regalo cb^essi fecero, furono 
nondimeno fatti sedere sulla tavola che serviva di coper- 
chio a ciascun tino. A un cenno del re, la tavola fu levata, 
ed ambedue nel tempo istesso, caddero nel tino, restan- 
do con le braccia e le gambe in aria , nella qual posizio- 
ne furono loro versati vari secchii d^ aequa nelle maniche 
e sulle gambe: poi, agli altri offlciali ed ai pilotini, non che 
ai marinari che non avevano ancora passata la linea , toc- 
cò la medesima sorte • — Allora fu una confusione e un fra- 
casso diabolico , durante il quale il padre La Linea ed il 
suo seguito scomparvero. L'acqua scorreva da tutte le 
parti, la tromba della ruota di prua era in continuo mo- 
to, e se alcuno si avvicinava ad un albero, cadeva su di 
lui una pioggia dirotta dalla gabbia. Era questa una vera 
imiondazione , dalla quale nulla valeva a preservarci ; e 
chi non era stato bagnato da trenta secchii d^ acqua alme* 
no poteva dirsi fortunatissimo. Finalmente, s\ come tut- 
to deve avere un termine, fu nettata la nave, Tequi- 
paggio ebbe doppia razione ^ e giuochi e balli diedero fine 
a qneir allegra ed umida giornata. 

Noi attraversammo la Linea equinoziale al ventesimo 
secondo grado di longitudine . 11 giorno di poi si fece sen- 
tire una lieve brezza la quale , di più in più rinfrescando 
ed inclinando verso austro, finì per fissarsi a scilocca. Fu 
secondato il vento , ti spiegarono nuove vele , e ai lasciò 



I 
J 



VIAGGIO 57 

correre io quella direzione per andare in cerca dei venti 
variabili • 

Ripeterò qui ciò che è stato detto dal celebre navigato- 
re Dumont d^ Urviile ( Viaggio deir Astrolabio t. I, pag. 
62 )-: — • A mie priorie spese sono finalmente convinto, che 
THorsburgh ha ragione consigliando al contrario del 
d' Apres , di passare la Linea per quanto 'è possibile 
tra il ventesimo ed il ventesimo quinto grado, e ^i non 
accostarsi per nulla alla costa della Guinea . Questa ma- 
novra è da evitarsi soprattutto nei mesi di loglio e ago- 
sto, incoi i venti alisei di grecale mancano alPondeci- 
mo e duodecimo grado settentrionale, e dove IMnterval- 
lo che corre da questi ai venti^eneraK di sciloceo,^ quasi 
interamente occupato da' venti di austro libeccio e di au- 
stro,^con mar grosso e turbini e pioggie , ecc. t — Segue 
poi a dire della difficolta che egli ebbe a superare per avvi- 
cinarsi alla linea , difficoltà cagionata dalle bonaccie , e 
dalle correnti di levante grecale, rapide quaranta miglia 
durante ventiquattro ore. 

Un branco di bonite si avvicinò al «bastimento fino dal 
cominciare delia brezza; se ne presero con Pamo una 
quantità grande , e l'equipaggio ne salòmoUi bariglioni: 
ma il giorno dopo , vedendo che se ne potevano prendere 
così facilmente , si cessò di farne provvista. Di fatto, mi- 
gliaia e migliaia di questi pesci ci accompagnarono per 
quindici giorni almeno ; sicché, quando si voleva mangia- 
re una bonita , bastava gettare un amo in qualsivoglia di- 
rezione, ed in meno di un minuto la pesca era fatta. 

A seconda che ci avvicinavamo alle alte latitudini au- 
strali , il calore della zona torrida ci abbandonava , e gii 
abiti di panno incominciarono ad esserci necessari . 



VI. 



JSS LÀFOND 

Delle balene^ chiamate dagli Inglesi /Efi-dadl^oyyero 6ufi- 
ch-hach^ perchè hanno una pinna o sia una specie di 
gobba sul dorso , spuntavano suIP orizzonte e ci presenta- 
vano lo spettacolo 9 ognora interessante pel viaggiatore ^ 
di que' getti d'acqua 9 o piuttosto di que' vapori simili al 
fumo , che esse spingono in aria . Le maggiori balene e le 
più ardite, si avvicinano tanto al bastimento da esseme toc* 
cate; ne traversavano la via in ogni direzione, e qualche 
volta passavano perfino sotto alla carena : V olio che da esso 
si trae è di pessima qualità; sicché per questo motivo, uni- 
tamente alla forza di un tale cetaceo ed alla violenza de' suoi 
movimentici quali mettono in pericolo qualunque scialup* 
pa, ne fa desistere dal inseguirle , ad onta che in que' mari 
vi sieno j^uttosto abbondanti . Allorché però sono investite, 
il fiociniere si sforza sempre, prima di attaccarsi aU'ani« 
male, di tagliarle con la sua pala it nervo inferiore deliaco-» 
da , per quanto gli é possibile ; perché quando la balena si 
sente pungere , percuote con essa V acqua con tanta forza 
e prestezza, che è quasi impossibile ai pescatori di avvi- 
cinarsi a lei per ucciderla . Queste due specie lanciano l'ac- 
qua perpendicolarmente ; ed é ciò che le distingue dalle 
altre e pariicolarmente dalla balena rossa o balena a gio- 
gaia pn^rìamente detta, la quale sofiia l'acqua ia addie- 
tro, non a colonna, ma come un buflb di vapore • Avrò 
più avanti occasione di parlare partitamente delle varietà 
delle differenti balene. 

Verso il trentesimo grado di latitudine, i damierì pal- 
mipedi ,. uccelli della forma e grandezza di un grosso pie- 
done , e che traggono il nome dalla regolarità delle macchie 
bianche enere delle lor penne, comparvero in gran numero. 
Essi venivano vicinissimo al baatimento ad acchiappare la 
preda che si appendeva all'amo } e perciò si può dire che 



VIAGGIO 59 

pescavano ancor degli occelli • Una volta ch'erano rimasti 
cosi uncinati , vaiavano essi in giro al coronamento delia 
nave simili agli aquiloni di che i fanciulli si dilettano nel 
mese di maggio. Tratti sul ponte poi vomitavano pezzetti 
di pesce j ed aUorebè ve li lasciavamo liberi ^ camminava- 
no ^ ma senaa poter correre a causa deMa picciolezza del* 
le lor zampe: fiiesta Sorte è quasi comuM a tutti gli uc- 
odii dell'alto mare • 

Un giorno essendo calma , gli offlciali^si divertivano a 
tirare a'diomedei', chiamati monr(mt del Capo^ perche 
qnan^ posano sul mare, per la bianchezza toro somiglia* 
no a' montoni neHe pianare. Questi neceUl di gigantesca 
struttura, si avvicinavano trivella a turo : il dottor Gena , 
più des&ro o più avventurato , ne colpi uno di straordina- 
ria grandezza. Volendo io andare a raccoglierlo saltai sul 
parasarchte d' artimone e cominciava a spogliarmi^ es* 
sendomi parso che il capitano acconsentisse, mi precipitai 
in mare, o vi nuotava gagliardamente per gungere all'uc* 
cello che galleggiava suir acque . Quantunque fesse cal- 
ma, pure il bastimento si moveva sempre e si allontanava ; 
il Saint -Blain,. che era sul ponte, mi gridò di riedere 
a bordo. k> h> intendeva benissimo,' ma voleva aver la 
gloria di portarvi il morto uccello . Un marinaio che rta- 
va traile sarchio gridò con voce spaventata : Un pesce ca^ 
ne I dopo di che sttUa nave tutto fu rumore • — Uno schi- 
foy uno schifo ! fu gridato all'intorno intantochè accorre- 
vano alla grua di dietro per calare il battello del capita- 
no. Un officiale, col mezzo del porta voce, mi gridò che 
egli mi avrebbe tirato una schioppettata se io non ritorni^ 
va indietro ; ma non facendo cento veruno defilé sue mi- 
naccio continuai il mio canunino . Lo schifo intantNi fu ca- 
lato e mi raggiunse nel momento in cui io prendeva il dio- 



5B LÀFOND 

Delle balene, chiamate dagli Inglesi fin-backy ovvéro bun- 
ch-bach ^ perchè hanno una pinna o sia una specie di 
gobba sul dorso , spuntavano sulF orizzonte e ci presenta- 
vano lo spettacolo 9 ognora interessante pel viaggiatore ^ 
di que' getti d'acqua, o piuttosto di que' vapori simili al 
fumo , che esse spingono in aria . Le maggiori balene e le 
più ardite, si avvicinano tanto al bastimento da esserne toc* 
cate; ne traversavano la via in ogni direzione, e qualche 
volta passavano perfino sotto alla carena : V olio che da esso 
si trae è di pessima qualità; sicché per questo motivo, uni- 
tamente aHa forza di un tale cetaceo ed alla violenza de' suoi 
movimenti, i quali mettono in pericolo qualunque scialup- 
pa, ne fa desistere dal inseguirle , ad onta che in que' mari 
vi sieno piuttosto abbondanti . Allorché però sono investite, 
li fiociniere si sforza sempre, prima di attaccarsi air ani- 
male, di tagliarle con la sua pala itr nervo inferiore della co» 
da , per quanto gli è possibile ; perchè quando la balena si 
sente pungere , percuote con essa V acqua con tanta forza 
e prestezza, che è quasi impossibile ai pescatori di avvi- 
cinarsi a lei per ucciderla . Queste due specie lanciano V ac- 
qua perpendicolarmente ; ed è ciò che le distingue dalle 
altre e particolarmente dalla balena rossa o balena a gio- 
gaia propriamente detta, la quale soilia P acqua in. addie- 
tro, non a colonna, ma come un buflb di vapore . Avrò 
più avanti occasione di parlare partitamente delle varietà 
delle differenti balene. 

Verso il trentesimo grado di latitudine, i damieri pal- 
mipedi ,. uccelli della forma e grandeiza di un grosso pic- 
cione , e che traggono il nome dalla regolarità delle macchie 
bianche enere delle lor penne, comparvero in gran numero. 
Essi venivano vicinissimo al bastimento ad acchiappare ia 
preda che si appendeva all'amo; e perciò si può dire che 



>««• 



VIAGGIO 59 

pescavano ancor degli ucGelli . Una volta ch'erano rimasti 
cosi uncinati , vaiavano essi in giro al coronamento della 
nave simili agli aquiloni di che i fonciulii ai dilettano nel 
mese di maggio. Tratti sul ponte poi vomitavano pezzetti 
di pesce j ed aUorebè ve li lasciavamo liberi , camminava- 
no ^ ma senaa poter correre a causa deMa picciolezza del* 
le lor zampe : fiiesta sorte è quasi comuM a tutti gli uc« 
osili dell'alto mare • 

Un giorno essendo calma , gli offlcialiiSi divertivano a 
tirare a'diomedei*, chiamati montani del Capo^ perche 
quando posano sul mare^ per la bianchezza fero somiglia- 
no a' montoni neHe pianare. Questi neceUl di gigantesca 
struttura, si avvicinavano trivella a tiro : il dottor Gena , 
più des&ro o pih avventurato , ne colpk uno di straordina- 
ria grandezza • Volendo io andare a raccoglievlo saltai sul 
parasarcUe d' artimdne e cominciava a spogHalrisi^ es- 
sendomi parso che il capitano acconsentisse, nrt precipitai 
in mare, e vi nuotava gagliardamente per gungere alP uc- 
cello che galleggiava suir acque » Quantunque frase cal- 
ma, pure il bastimento si moveva sempre e si allontanava ; 
il Saint -Blain,. che era sul ponte, mi gridò di riedere 
a bordo, io io intendeva benissimo,' ma voleva aver la 
gloria di portarvi il morto uccello . Un marinaio che sta- 
va traile sarchio gridò oon voce spaventata : Un pesce ca*» 
ne I dopo di che sulla nave tutto fu rumore • ~ Uno schi- 
fo, uno schifo ! fu gridato all'intorno intantochè accorre- 
vano alla grua di dietro per calare il battello del capitan- 
ilo. Un officiale, col mezzo del porta voce, mi gridò che 
egli mi avrebbe tirato una schioppettata se io non ritornsh 
va indietro j ma non facendo conto veruno déUe sue mi- 
naccio continuai il mio canunino . Lo schifo intantNi fu ca- 
lato e mi raggiunse nel momento in cui io prendeva il dio- 



60 LAFOMD 

medea^ che mi sarebbe pure stato forza di abbandonare non 
potendolo trascinare • Nel momento in che dne marinari 
mi prendevano sotto alle braccia e mi tiravano sulcanotto^ 
il pesce cane non era più lungi che tre o quattro braccia, 
ci seguì poi fino alla nave , non volendo perdere di vista 
la preda che egli teneva sicura • io era scampato da gran 
pericolo, e ciò doveva servire di lezione non meno a me 
che ai giovani marinari che mi circondavano , poiché cin. 
que minuti più' tardi, per me era finita. Questo pesce ca- 
ne rimase intomo alla nave , e pareva talmente affamato, 
che essendogli stato gettato un pezzo di* grasso, attaccato 
ad un uncino^ fu subito preso • Allorché fu sventrato , si 
trovò nel suo stomaco uno stivaletto e una scarpa che era- 
no steti gettati in mare da un nostro officiale. Egli era 
lungo quindici o sedici piedi. 

Misurammo^ la lunghezza dell'ali tese del Diomedea che 
io aveva* preso, e non erano meno di diciotto piedi e mez- 
zo da una punta air altra . Il dottore impagliò questo enor- 
me uccello^, che , unitamente a qualche damiere* e ad al- 
tri uccelli dei Tropici , furono il^ principio della sua col» 
lezione • Malgrado il sapore oleoso e salvatico de'damieri, 
noi pilotini facevamo degli intingoletti , i quali , con ci- 
polle vino o aceto, diventavano un pasto che il nostro 
appetito ci faceva mangiare senza ripugnanza • 

Agli uccelli de' quaK ho parlato debbo aggiungere va- 
rie altre specie di palmipedi, che s'incontravano a se* 
conda del nostro avvicinarsi alle più alte latitudini au- 
strali: ve n'è uno tragli altri , che si trova in ogni luo- 
go. Quest' ucceUo , di penne bianche oscure, con grandi 
palme nere ai piedi, lungo collo, capo sottile e armato 
di lungo becco e duro , ha avuto dai marinari il nome di 
pazzo^ atteso che si lascia prendere sui pennoni con sor- 



VIAGGIO 61 

prendente facilità. Si ferma egli in qaalctie luogo? un ma- 
rinaro si mette subito a fargli la caccia , avanzandosi len- 
tamente quando egli non lo guardi , e fermandosi imme* 
diatamente nel caso contrario : qualche volta , se V uc- 
cello indietreggia bisogna che la mano già presta ad ac* 
chiapparlo si fermi; s'egli volge il capo, bisogna avvici* 
narsi ancora , e fino al punto di poterlo afiferrare pel colio, 
poiché se si prende per un'ala potrebbe con una beccata 
fare una profonda ferita. 

^ Procellarie bianche o ferrigne apparivano spesso intor- 
no al bastimento , sfiorando appena la sommità deir onde 
con la punta dell' ali • 

Allorquando il mare ingrossava ed *il barometro se- 
gnava tempo cattivo , gli alcioni dal volo ineguale e ra- 
pido venivano ad aleggiare intorno alla nave , e cercava- 
no neHa schiuma delle onde quegli animalucoi di che sono 
soliti a nudrirsi. Questo uccello è la rondine marina , ne 
ha la f(H*ma ed il volo , ma è due o tre volte più grosso • 
Eglt è sempre in moto , e si sostiene sull' acqua non in 
forza di svolazzamenti , ma per una non interrotta suc- 
cessione di moti violenti . 

Fino dal ventesimo quinto grado di latitudine avevamo 
avuto de'venti variabili inclinanti a ponente, che ci aveva- 
no fatto volgere la prua ad austro libeccio e poi a libeccio, 
per far tanta via da levante quanto da mezzodì, e giun- 
gere prestamente in una latitudine elevata, dove avrem- 
mo freschi venti orientali. Essendo noi al trentottesimo 
paralello australe, e a un dipresso sul meridiano del capo 
di Buona Speranza, patimmo folate di vento accompagnate 
da turbini spaventevoli , che ci obbligarono parecchie vol- 
te per più ore a tenere solo la vela di maestra • // Figlio 
di Francia andava a onde con una velocità spaventevole ; 



62 LAFOVD 

era carico poco , ma una zavorra di pietre che pesava nel 
eentro, ristabiliva prontamente Fequilibro: in qoe' momenti 
era diflBcilissimo lo stare sol ponte ^ e ad onta della rena 
che sa vi si spargeva j de^cordami che si tiravano da un ca- 
po a nn altro per attaccarcisi in caso di bisogno, accade- 
vano nonostante degrincrescevoli accidenti , quando la na* 
ve era in cima ai flutti e talv(rita oscillava con un' on- 
dulazione di pia che sessanta gradi . Eravamo allora nel 
rigore delP inverno per P emisfero australe 9 e perciò fl 
tempo era spesse volte orribile. Allorché poi la brezza e^a 
eontinua da libeccio , le onde venivano lunghe e si face- 
vano giornate straordinarie pel cammino. 

Molte volte seduto sul coronamento della nave , io guar- 
dava tremante, incalzarsi alle mie spaUe montagne d^a- 
cqila alte da sessanta e ottanta piedi*, esse venivano a spez- 
zarsi poco lungi dal bastimento e pareva che qualche vol- 
ta avessero a subbissarlo ; ma egli scen^va maestosamen- 
te in fondo al vuoto che rimaneva tra le onde^ e quindi 
^ ne risorgeva fino alla cima • Questo spettaccrio è sempre 
spaventevole ; il cuore strìngesi con dolore pensando , che 
un falso moto del timone .comunicatogli da un timoniere 
disattento o distratto , può mettere in periglio la nave e 
cagionarne se non la perdita totale, quella ^dmeno di parte 
deir equipaggio. 

Una notte io legava i terzaruoli alla gran vela durante 
«a tempo ^ventevole; pioggia, tuoni, lampi si succedeva- 
no senza Interruzione ; il vento non uniforme ma saltellante 
ad ogni tratto, rendeva corta e malagevole Fcmda , sicché 
il bastimento «ra scosso fortemente e ondulava con violen- 
ta. Io era in cima del pennone per prendere il terzaraolo ; 
i la ftane si ruppe , e perciò cessando il pennone di essere 
j sostenuto, pendolava da dritta a sinistra^ ed io trascinato 



VIAGGIO 83 

da questo movimento andava quasi a toccare le sarchio ; 
la violenza con cui io era sospinto non mi permetteva di 
lasciare la maniglia alla quale io stava appeso con una 
mano 9 per acchiappare con l'altra la sarchia appena vi 
avessi potuto arrivare ; altrevolte dopo di avere ondeggiato 
in vari modi veniva a percuotere con forza contro air al- 
bero ; sicché, le scosse che io sentiva in quella orribi- 
le situazione mi facevano provare spavento e dolor tale ^ 
€he non so esprìmere. Quando mi ricordo delle ango- 
scio sofferte in quel terribile momento ^ ne sento racca- 
priccio • Finalmente riuscì ad un marinaro di potere at- 
traversare una fune al pennone e di attaccarla alP albero 
di coffa. Fui salvo, ma ebbid^uopo d^aiuto per poter di- 
scendere ; e soffersi talmente in quella agonia di mezz' ora, 
che caddi malato e rimasi per pia di quindici giorni sulla 
mia branda , con le mani e le braccia scorticate . 

Il Figlio di Francia camminava tanto speditamente, che 
eravamo sicuri di raggiungere , in maggior o minor tem- 
po , tutte le navi che si scoprivano ; e durante la nostra 
traversata non ve n^ ebbe una sola che alla lunga non fos- 
se oltrepassata • 

Seguimmo li paralellidei trentotto e quaranta gradi, fi- 
no a che non si giunse alla longitudine del ottantesimosesto 
al novantesimo meridiano, che allora risalimmo verso set- 
tentrione, e venimmo a cercare la Punta di Già va. Fu con 
sommo piacere che ci riavvicinammo ai Tropici ! — avendo 
patito nebbie, tempeste, freddi e mar grosso nelle alte la- 
titudini, non ci parve il vero di trovarci in climi caldi: 
sicché rivedemmo con gioia i pesci e gli augelli che ri- 
conoscemmo per averne già veduti de' simili sotto la zo- 
na torrida delP altro emisfero • I trenta gradi che ci sepa- 
ravano dell'^Arcipelago Malese , furono passati rapidamen- 



L.. 



64 LAFOND 

te; e circa tre mesi dopo la nostra partenza dalla Fran- 
cia , scorgemmo V isola di Giava • 

La vista di queste prime terre dell'Indie mi cagionarono 
pn piacere indescrivibile. Io giungeva dunque in quel gran- 
de Arcipelago Indiano, oggetto di tutti i miei voti ! io 
stava per vedere quelle razze indo -cinesi, e i loro co- 
stumi, ed il tipo loro cosi singolare ! quella Cina tanto ma- 
gnificata , e tutte le sue produzioni vegetabili ed animali 
non meno particolari ! -— Benché fossi giovane, nondime- 
no io sentiva di aver davanti un soggetto da studiarsi, 
pieno di attrattive e d' incanto. 



•y 




ISOLE DELLA SONDA 



E ! 



MANILLA 



VI. 




a ficn ■ borda del Fv'u Ji 



CAP. m. 



▼edoU di dimwm — Stratta ddU tonda — Bwla di 
Anidre — Fiera mi ponte — Z Miltii , toro fiuBO- 
nna ad luì — Battelli e Piroghe del paeie — Oor- 




^BAVÀHO nello Stretto f della Sonda, 
J formato dalla piuita occidentale del- 
1 Mdeii l'isola di Giara e la parte di scilocco 

delusola di Sumatra. Entrammo nel passo più piccolo, cioè 
in quello del mezzodì,' tra Pisola del Principe ed il lido 
di Giara. Costeggiando quest'isola, la brezza ci parve 
balsamica, e realmente in tutta l'india , avvicinandosi alle 



63 LAFOND 

spiaggie abitate , si sente un odor singolare che mi ba sem- 
pre fatto piacere ; esso sa di muscbio mescolato coi più 
dolci profumi delle piante odorifere . 

Durante quella notte, consumatalungolacosta per giun- 
gere ad Aniere , si scoperse una nave , cbe navigava al 
contrario di noi . L^ eccellente Duboisviolet, pieno sempre 
di attenzioni per Tequipaggio, aveva presagito, avvicinando 
alla terra, che avremmo certamente trovato de' bastimen- 
ti , e che coloro che desideravano di scrivere in Francia, 
non avevano che a tener pronte le loro lettere . E facile 
pensare che io m^ affrettai di scrivere a mia madre, di- 
pingedole tutte le sensazioni cbe accompagnano un primo 
viaggio, tutte le pene di un primo allontanamento. La 
mia lettera era presta, allorché la nave che avevamo ve- 
duta ci era dirimpetto; domandò il nostro capitano se ella 
voleva incaricarsi dì lettere per l'Europa; ed avendo ri- 
cevuta una risposta affermativa, fu calato uno schifo per 
portargliele . 

Queiristante avea del maraviglioso. Il mare, di un colo- 
re azzurro cupo, era liscio come uno specchio ; una brezza 
leggera mormorava di tratto in tratto frai nostri attrazzi, e 
la luna, spandendo V argentea sua luce , brillava nei cieli 
con isplendore ignoto nei nostri climi . Alla diritta stende- 
vasi la costa di Giava, boschiva e montuosa; un dolce 
zeffiro portava dalle spiaggie le esalazioni soavi di quella 
terra di profumi , intantochè a sinistra V isola del Princi- 
pe , per metà nascosta ai pallidi e tremoli raggi lunari , 
sembrava starsi dormiente sui flutti . L' equipaggio stesso 
provava P ascendente di quelle armonie; attento al co- 
mando del capitano , il profondo silenzio che regnava a 
bordo rotto non era che dal romoreggìare del solco cbe 
la nave tracciava nell'acqua : quella che noi aspettavamo, 



VIAGGIO 69 

scorrente sul mare colmo ed unito , avyicinavasi neir om- 
bra come un maestoso fantasma, null'altro facendo sentire 
se non che lo stridulo e gemebondo suono di qualche puleg- 
gia operante nella manovra • Questa marittima scena col- 
pi vivamente la mia immaginazione , e le emozioni ch^essa 
provar mi fece furono troppo profonde perchè svanir 
possano dalla mia memoria. 

L' equipaggio passò la notte sul ponte, ove dormendo re- 
spirava più liberamente che non sulle brande ; e con V alba 
fu in piedi per salutare il sole • Una scena maravigliosa 
si offrì allora a' nostri occhi : il cielo era di una ammi- 
rabile purezza; una fresca brezza temperava gli ardori 
del clima de' Tropici; le montagne di Giava sorgevano 
in faccia a noi coperte di rigogliosa vegetazione, bella 
per freschezza e verdura; ed i boschetti di cocchi innal- 
zavano sulla spiaggia i loro svelti fusti al disopra delle 
capanne degli abitanti, donde uscivano colonne di fu- 
mo . Questa costa , piena di luoghi deliziosi , potevasi pa- 
ragonare ad un immenso parco . Innumerevoli piroghe , 
coperte da vele di stuoia, partivano dalla spiaggia per 
andare alla pesca o per accostarsi a noi , il che era un col- 
po d'occhio piacevolissimo. Stetti lungo tempo come in 
estasi di faccia a questa scena , la quale nel mio giovanile 
entusiasmo non sapeva cessar di ammirare . 

Prima di giungere davanti ad Aniere s'ebbe un poco di 
bonaccia, e questo fu per me una terribile prova , poiché 
avrei voluto accorciare financo le ore. Finito che ebbi il 
mio servìzio, io scendeva ad ogni minuto e risaliva di cor- 
sa sulle gabbie per vedere se il vento non soffiava ancora ; 
allorquando io era di quarto , attratto ognora dal lato da 
cui si aspettava la brezza , ciascun soffio di vento mi fa- 



70 LAFOND 

ceva battere il caore, tanto era grande la mia impazien* 
za per conoscere qaella contrada • i 

Finalmente la brezza spirò, e a poco a poco si andò yerso I 

I 

Antere. A seconda che ci si ay vicinava , il numero delle 
piroghe accresceva , e diventò in poco tempo si grande, che 
la nave ne fu circondata. Già il mercato cominciava, sic- 
ché il capitano ordinò che ciascuno stesse al suo posto at- 
tento al comando. È facile immaginarsi che ad onta di un 
tal ordine. snebberò nonostante delle distrazioni . 
I II momento che io aspettava con tanta impazienza arrivò : 

i finalmente gettammo V ancora di fronte al forte d^ Aniere . 
! Ammainate e chiusele vele, destinati gli uomini diqtuiriQ^ 
il capitano permise a tutti di far le loro compre. Allora co* 
minciò una vera fiera non soltanto sul ponte , ma nella bat- 



I 



Sul cassero, il sopraccarico comprava pollame ^ testug- 
gini , frutti, giunchi: in quella stagione ed in queiP epoca 
le testuggini erano cosi abbondanti, che una di due cento 
libbre valeva una piastra ! Dieci galline , venticinque per- 
iastri, o un mazzo di cinquanta o sessanta giunchi costa- 
vano egualmente ; un pappagallo, un cacatoes, una gabbia 
piena di calfati, cinque o sei perruches si vendevano pel 
medesimo prezzo. 

Sul castello di prua eravi un altvo genere di traffico. — Si 
barattavano vasi di burro, fazzoletti, abiti, calzoni, chin- 
caglierie , ori falsi , e finalmente tutto ciò che poteva pia- 
cere agP Indigeni, poco esigenti allora , perchè il nostro era 
uno de^ primi bastimenti Francesi che dopo la pace pas- 
sasse per que' mari . Gli oggetti che dai marinari erano 
scelti a preferenza d^ ogni altro erano i pollami , per di- 
menticare un momento il gusto della carne salata ; poi coc- 
chi, arancie, datteri , melassa chiusa in noci di cocco, e 



teria e financo sul bompresso . 



VIAGGIO 71 

fioalmente oggetti di semplice curiosità, siccome concliiglie, 
e sopra ogni altra quelle conosciute col nome di porcellane 
che sono in gran numero in quelle spiagge, giunchi, ani- 
mali o uccelli del paese • 

Bisogna aver veduto uno di^questi mercati per farsene 
unMdea; bisogna avere udito le piacevolezze , le arguzie, 
le accorte facezie dei marinari per aver contezza di tutta 
r originalità del loro spirito . Taluno teneva in braccio una 
scimmia che giocolava coi suoi pizzi il cui volto non era 
meno bruno di quello di lei j tal altro accarezzava con ma- 
no nera e incatramata un candidissimo cacatoes , poi fa- 
ceva gesti e discorreva ai Malesi che non sapevano inten- 
derlo. 

Terra, animali, abitanti, vegetabili, frutti, insonmia 
tutto era per me nuovo j io spalancava gli occhi ed osser- 
vava con r avidità e la curiosità del giovane che cerca 
d' istruirsi . 

I Malesi che vennero a bordo attrassero la mia atten- 
zione più che ogni altra cosa. Essi mi parvero ben fatti, 
con testa rotonda come i Mogolli , fronte piatta e bassa , 
naso schiacciato, bocca grande, gote sporgenti, occhi vi- 
vissimi e belli , ma un poco incassati : il loro sguardo an- 
nunzia la diffidenza, la scaltrezza e la perversità ; falso è il 
loro sorriso. Hanno denti nerissimi, il qual colore proviene 
dallo abuso che fanno di betello, e sono spesso rosi dalla 
calce che vi mescolano . I ricchi hanno un bossolo d^oro 
d^ argento chiamato «irt , ed i poveri lo hanno di rame ; 
questo è un mobile di tale importanza che mai non lascia- 
no, edentro al quale tengono foglie di betello, noci di 
areck, gambir o gommagutte, calce e tabacco. 

È noto che i Malesi fanno costantemente uso di tali in- 
gredienti: ecco in qual modo se ne servono . Prendono una 



72 LAFOND 

foglia di betello , una delle parti della quale fregano con 
calce ammorzata ; vi aggiungono un pezzetto di noce d^a- 
reck e un poco di gommagutte: poi , dopo di averla masti- 
cata per qualche minuto , vi mescolano un poco di tabacco 
trinciato minutamente , e si fregano le gengive ; tengono 
quindi questa preparazione in bocca tra il labbro inferiore 
e i denti , il che ^ facendo allungar loro il labbro , da alla 
flsonomia una grande somiglianza con le scimmie. La loro 
saliva diventa talmente rossa^ che lascia una macchia quasi 
incancellabile dovunque cada, e disgraziatamente essi spu- 
tano molto . 

Il vestimento de^ Malesi consiste in un paio di cortissime 
brache che giungono a metà della coscia ; un sarrongo^ che 
è una gonnelletta fermata in cintola per una guaina fatta di 
dentro e che ogni tanto ristringono; un patadeone o pez- 
zo di drappo lungo due braccia circa e largo due o quat- 
tro , cucito alle due estremità, e che, portato sur una spal- 
la a guisa di sciarpa, serve loro di ornamento ; o pure av- 
volgendolo al capo, e alla parte superiore del corpo , fa 
da abito e ripara dal sole. Per acconciatura del capo , 
hanno un fazzoletto annodato a foggia di turbante , per. 
che per essere maomettani è loro proibito di portare cap- 
pelli. Il kriss , sorta di pugnale fabbricato nel paese, mai 
non li abbandona, ed è costantemente sospeso a una cin- 
tura chiamata quiday , che i ricchi hanno spesso di gran- 
dissimo prezzo, e tessuta in seta ed in oro. Questo kriss ^ 
è lungo circa diciotto pollici ; il manico ed il fodero, pei 
meno facoltosi, è di legno di colore; pei ricchi è d^avorio 
artisticamente lavorato, e le varie sculture che lo adorna- 
no distinguono il rango dei capi ; il fodero allora è d^ ar- 
gento o d^oro cesellato con molto gusto . La lama, clie è 
spesso ondulata , è sempre di tempera buona , e qualche 



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VIAGGIO 73 

v(dta lavorata con miseugUo diaccialo e aiigento. Alcuni 
Malesi portano il kriss avvelenato . La parte superiore del 
fodero atta a contenere la guardia dell^arme^ è sempre 
della radica de^piii preeiosi legni. 

I fazzoletti coi quali si fanno il turbante, e che servono 
lorO) egualmente che da noi, ad una quantità di usi diver- 
si, sono singolari : i {ùìi belli o quelli almeno che sono i più 
cercati, si stampano a Giava, nel distretto di Giacatra, e 
su v'imprimono il loro nome: — e' sono di colore scuro 
come bistro a fuliggine , pieni di bizzarri disegni , senza 
inza agli occhi degli Europei, m^ il gusto barocco di 
una tdm esecuzione è senza dubbio il motivo che li fa ap** 
prezzaÌluaafT<m()fide^ quali abbiamo parlato, sono stam- 
patiori^i; i migliori vengono da Giacatra, gli altri si 
tessono alle Celebi ; il patadeone ò sempre a righe , e per 
essere in pregio bisogna ch'ei sia stato fabbricato anche 
esso alle Celebi. 

Immenso numero di piroghe attraversava da tutti i lati 
lo stretto della Sonda, e quasi tutte hanno dei bilancieri: 
vi SODO pure battelli di maggior mole coi quali gli abitan- 
ti attraversano da un' isola air altra ; e le vele di queste 
due specie di legni di versi essendo a ssolutamente uguali, 
penso che la loro singolarità meriti di essere descritta • 

Si i bat telli che le piroghe sono costruiti di tavole, com* 
messe interiormente per mezzo di orli forati per passarvi 
la legatura : questa consiste in una treccia fatta general-» 
niente con le fibre che coprono la noce del cocco ; la com- 
mettitura è unita con tale arte, che non abbisogna di esse- 
re calafatta per impedire la filtrazione dell' acqua ; nondi- 
meno le intonacano con una composizione di sego o d'olio 
di cocco e calce, tratta dalle conchiglie, destinata più che 
altro a preservare il fondo del battello dai vermi che in 



VI. 10 



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VIAGGIO 75 

li timone è quasi simile a uo remo assai corto e larghissi- 
mo j legato a un pezzo di legno piantato sulla sponda del 
di dietro del battello: essi lo fanno muovere col i»ede per 
mezzo di una stanga, e gli cangiano parte quando il bat- 
tello volta perchè sia sempre sotto vento • 

Serve assai bene a questi battelli tal vela ; e quantun- 
que e' non si espongano al mare che nel bel tempo e du- 
rante i monsoni , nondimeno qualcuni della maggior gran- 
dezza fanno viaggi di lungo corso • Generalmente sono 
numtati da cinque o sei uomini 9 e del doppio 9 del triplo 
se trattasi di lunghi viaggi • Hanno bilancieri , che non sola- 
mente impediscono al battello di dar per parte, il che li fa- 
rebbe capovolgere , ma servono ancora a sostenere il loro 
albero col mezzo di sarchie attaccate alle loro estremità . 
Quando vogliono tenere il vento inclinano la vela il meno 
possibile, cioè le danno una piccolissima inclinazione lun- 
go il battello: per andar col vento in poppa le danno P in- 
clinazione lapin grande; allora la vela è quasi perpendi- 
colare e tutta da un lato . Le estremità della vela , che 
rimangono sul di dietro , hanno le loro scotte legate al bor- 
do del battello. Per voltare, e ciò si fa speditamente, ca- 
ricano la parte bassa e un di fuori di vela, di maniera che 
si prolunghi sull' albero ; poscia respingendo i due pennoni 
dall^ altra parte, il punto che serviva da scotta fa allora 
da fermaglio • 

Temo che i lettori non punto intesi di navigazione, tro- 
vino insipidissima questa descrizione di battelli e di piro- 
ghe ; ed avrei loro voluto risparmiare la noia di simili par- 
ticolarità di mestiere, interessanti se non che alle genti 
di mare , se non scrivessi per -questi ultimi ancora ; non 
posso perciò dispensarmi dal non consegnare a questi fo- 



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76 LÀFOND 

gli certe osservazioni clie possono essere di qualche impor- 
tanza per loro. . . 

Il villaggio d^ Antère o Anger, da ponente è per chi vien 
ordinarìaniente difficile a scorgersi , per essere situalo in 
fondo a una baia dove le case o capanne sono nascoste 
da^ cocchi che le ombreggiano . Un piccolo forte , in cima 
al quale evvi un albero da bandiera su cui sventolano i 
colori Olandesi quando una nave entra n^la baia , serge 
alla diritta del villaggio; le umili capanne che lo compongano 
passan d' occhio e svaniscono di fronte alla catena deir al* 
te e maestose montagne dell' interno che prime si presen* 
tano al guardo . La più orientale di queste montagne , ri- 
marchevole per la sua forma piramidale acutissiflMi , ha il 
nome di picco d^ Antère. . • 

Durante il monsone di levante , le navi abbordano fre^ 
quentem^ile in questa rada per procurarsi viveri freschi $ 
ma nella stagione contraria non è considerata sana né co- 
moda 9 ed è pericoloso lo sbarcarvi a cagione deHa forza 
deironde contro terra , le quali, anche nel monsone meri* 
dionale , sono qualche volta fortissime • • . 

Fatte che furono le provvisioni, il Duboisviolet , il^capi* 
tano , il dottore, il Brislaine , e il Bitter risolvettero di ap- 
profittare di qualche momento d' ozio per scendere a ter*» 
ra , ed io li accompagnai in questa corsa . Partimmo d(^ 
il mezzogiorno , e in poco d' ora toccammo terra vicino al 
forte ove risiede il governatore o comandante , al quale 
questi signori volevano fare una visita. Era egli unsem^ 
plico sottotenente dMnfanlerla Olandese, che aveva a' suoi 
ordini una guarnigione di trenta soldati Giavanesi , non 
compresi 1 sotto officiali, the erano fuM Evropeu D forte, 
drcottdalo da una muraglia di sassi e da un fessala con 
ponte levatoio, era guarnito da sei o otto pezzi d'arti glie- 



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TIÀG6I0 77 

ria } nel suo recinto troravasi nna caserma, dei magazzini 
e la casa del goyematore • L' accoglienza fattaci da questo 
ofBciale fa cordialissima , e da buono e degno Olandese 
s^ affretti) di farci mescere birra e ginepro • il nostro idio* 
ma oragli famigliare perchè aveva servito da sotto officiale 
nelP esercito francese. 

Moi lasciammo il capitano e il Duboisviolet col gover- 
natore, il quale si era offerto di accompagnarli per faci- 
litar loro la compra del bestiame pel ^bordo , e partimmo 
per vedere il grazioso villaggio' d^Amère, disposti a spin* 
gere la nostra ricognizione fino a'suoi contomi • 

Per esser noi marinari, il primo oggetto che attrasse la 
nostra attenzione fu un acquedotto di materiale , destinato 
a portare aeque dalle sorgenti alla spiaggia, donde erano 
condotto fin dentro il mare per mezzo di un canale di ban* 
biicchi, soetenuto da phkoik , affinchè gli schifi potessero 
comodamente riempiere i loro caratdU senza metterli a 
(erra e senza essere danneggiali dal ristorno delP onde, che 
qualche volta è fortissimo in vicinanza del lido. All^en» 
trata del villaggio , e un poco prima di giungnervi , scor* 
gemmo una capanna di vasta estensione , nella quale era* 
no riuniti molti abitanti . Vedemmo esser quello una flpe« 
eie di bazar o mercato, e vi trovammo le stesse specie di 
frutti e legumi che i Malesi ci avevano recato colle loro 
piroghe. Appena giunti, una folla di vecchie Malesi ci si 
fece intomo per invogliarci alla compra : in quel tempo il 
(Hrezzo delle derrate era bassissimo , e ci ofirivano immen* 
se testuggini che non pesavano meno di centocinquanta 
a duecento MUbn per una piastra • U buon prezzo ci se* 
dusae , e ne comprammo varie anche pel cwsumo de'nO" 
stri marinari; per la quel cosa il loro numero sorpassò le 
quaranta. Una bella vitella non costava anch' essa più di 



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78 



LÀFOHD 



una piastra ; dodici pollastri , o venti o trenta pollastrini 
costavano lo stesso *, per qualche rupia o fiorino , o pure 
per una moneta di qualunque valore ^ si avevano grandi 
panieri d'ova, datteri , patate dolci ^ banani ^ altri frutti 
e legumi ^ nonché cocchi in abbondanza • Il tutto era an- 
che meno caro che a bordo • 

Anière^ modestamente situato in una spiaggia unita, 
e sprovvista di quella varietà di terreno, di que^ contrasti 
che animano un paese, non sembra dover offrire molte 
attrattive agli ammiratori deUe bellezze della natura; e 
nondimeno P insieme di questo villaggio, colle sue capan- 
ne sparse in sull'orlo di una valle profonda, ove pascolano 
numerose mandre di bufale , presenta un quadro che non 
è spoglio di vaghezza , la quale è accresciuta da una bella 
corona di alte e magnifiche montagne arborate • Le abita- 
zioni , alte 4 o 5 piedi, sono costruite di bambucco, co- 
perte di foglie di cocco o di latano, e chiuse da un gratic- 
ciato del medesimo bambucco. Una scala conduce alla por- 
ta coperta da un tettuccio , sotto il quale evvi una galleria 
o palchetto , dove gli abitanti stanno nel loro momenti 
d^ozio a masticare il betello ed a fumare sigaretti involtati 
in foglie di maiz o gran siciliano, intantochè i fanciulli si 
trastullano intorno alla casa , e i polli si spassano e bec- 
cano per terra. 

Il romore del tam tam ed I canti che si udivano in una 
casa vicina, attrassero prestamente la nostra attenzione • 
Ci avvicinammo dispostissimi di approfittare di quella festa, 
perchè si pensava che ivi si ballasse per causa di nozze o 
per altra ^cagione qualunque ; ma la guida che il gover- 
natore ci aveva dato troncò le nostre congetture e i-^fioi- 
stri progetti di divertimento, facendoci ìsapere che i medici 
del paese , dividi « «ioghi « mn tèmpo, riuniti intorno ad 



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RITRATTO DI l'N MALf.SE 



VIAGGIO 79 

UD moreote tentavano con simile baccano di allontanare 
da lui i malefici spiriti • 

Continuando adanque la nostra passeggiata, entrammo 
nel bosco dei cocchi che avevamo veduto dalla rada e che 
confina col villaggio. Varie belle capanne si ergevano al« 
l'ombra di quegli alberi sottili e graziosi • Un poco più ol* 
tre trovammo un personaggio distinto , gravemente seda* 
to sai suo palchetto , da dove sorvegliava numerosi operai 
intenti a costruire uaa casa. Egli era unra^ia ossia un capo 
del paese ; parecchi servitori erano aggruppati a lui vici- 
no: ano di essi teneva la di lui pipa cinese, un altro la sca- 
toletta contenente il siW, cioè a dire tutti gringredicDti ne- 
cessari per la masticazione del betello • Era egli un bel- 
r uomo di trentanni in circa, la sua fisonomia aveva Pim- 
pronta caratteristica del tipo Malese, e la ricchezza de'suoi 
vestimenti ne annunziavano il rango. Aveva inviluppatoli 
capo in un bel giacatra ; una veste di seta aperta sul petto 
mostrava che egli non aveva camicia, e ad una cintura 
rossa e dorata era sospeso un kriss ricco d'oro . Al nostro 
avvicinarsi, egli si alzò e ci pregò di sedere; e dopo di 
averci domandato donde venivamo , parve saper con pia- 
cere che si era Francesi , e non mancò di dirci che appar- 
tenevamo ad una nazione che aveva occupata Batavia per 
qualche anno. Dietro un cenno eh'ei fece , un Malese si 
slanciò in cima ad un cocco , con la leggerezza di una 
scimmia, senza appoggiare il corpo all'albero sul quale 
si aiutava soltanto con le mani e co' piedi ; discese poscia 
con parecchi di quei frutti verdi, dei quali bevemmo 
l'acqua deliziosa , e ne mangianuno la polpa interna, che 
è dolce e saporosa. Congedandoci dal ragia ^ dopo di es- 
serci rinfrescati, lo ringraziammo della sua cordiale accorr 
glienza • 



80 LÀFOND 

loDoltrandoci nel bosco ^ le capanne diventaran pia ra-* 
de quantunque ci paresse che quella spessa ombra ofiTrisse 
agli abitanti di qve' climi sì caldi , un riparo da doversi 
stimare ^ ma il nostro conduttore ci disse che non fabbri- 
cavano nelIMntemo de' boschi oin luoghi troppo coperti, 
dove Tarla non circola liberamente , perchè P esperienza 
aveva loro insegnato^ che quel soggiorno è malsano; ma 
che nonostante, nei luoghi scoperti. (Ke fissavano la dimo* 
ra era loro princìpal cura di piantarvi alberi , per gode» 
re deir ombra e de' frutti senza aver troppa umidità • 

Giunti air estremità della cupa foresta che avevamo per- 
corsa , vedemmo spiegarsi a noi di fronte quella magnifica 
valle , ornata da ricca e rigogliosa vegetazione; pasture , 
campi di riso, alberi d'ogni sorta, continuavano senza in- 
terruzione; P abbondante verdura era resa vie più ridente 
da uno smalto di fiori, le cui esalazioni balsamiche span- 
devansi per l'aere: le abitazioni si facevano ognor più rare, 
e questa sorta di solitudine contribuiva a spandere su quella 
scena un indescrivibile incanto e una dolce malinconia. A 
traverso alla valle seguivamo le sinuosità di un grazioso 
sentiero , ombreggiato da un' ammirabile quantità di ve- 
getabili del Tropici, i rami intralciati de' quali ripara- 
vano dai raggi di un sole sempre ardente. La tranquiU 
lità di questa bella serata avendoci commossi , ci faceva 
andare taciturni sotto l'effetto delle magiche provate im- 
pressioni , e come in estasi , allorché tutto a un tratto ci 
trovammo in mezzo ad una mandra di bufale che s" im- 
mergeva in un pantano. Questo incontro n<m parve ad 
esse più gradito che a noi, ed era facile il vedere a' loro 
fremiti che erapo sorprese altrettanto che sbigottite dalla 
nostra apparizione* Parecchie A levarono spaventate, ed 
invece di fuggire voltavano il capo verso noi , allargando 



VIAGGIO 81 

le nari ^ moveodo i loro grossi occhi e tirando di naso . Io 
non mi sono mai potuto assuefare allo sguardo della buf- 
fala spaventata; eppure intiere mandre sono spesso condot- 
te daMeboli fanciulli. 

Il sole affrettava il suo corso e bisognava pensare di rie- 
dere a bordo. Air avvicinarsi della notte le piante ed i fiori 
esalano maggior profumo che non il giorno ; dei cacatoes , 
delle graziose perrucche, facendo mostra decoro vivi co- 
lori , gettavano acute strida ; dei colibrì, degli uccelli mo- 
sca aleggianti intorno agli arboscelli , facevano cangiare i 
loro vivissimi colori di rubino e di smeraldo: ma quantun- 
que io ammirassi tanta eleganza di orDamenti, pure il mio 
cuore palpitò vivamente allorché sulla sponda di un ruscel- 
lo vidi un tordo marino con zampe nere, becco lungo ed 
uguale in tutto a quelli della mia patria . 

11 dottore ed il Ritter credettero di aver veduto un pa- 
vone in un pulito della foresta, ed uno degF indigeni ci 
disse che ciò non era impossibile, perchè molti ve n'era- 
no nei boschi, ma che era però cosa rara il vederli av- 
vicinarsi tanto air abitato. Soggiunse poi che il pavone in- 
dica sempre la presenza della tigre . — Questa è però una 
tradizione sparsa nella penisola Malese e nelle isole delP ar- 
cipelago Indiano, dove vivono questi feroci abitatori delle 
foreste . 

Giungemmo a bordo un poco tardi e stanchi assai , ma 
contentissimi della nostra corsa. 11 giorno di poi messo tut- 
to in ordine per partire con la brezza, si levò T ancora e 
si spiegò la vela per continuare il nostro viaggio verso Ma- 
nilla e Ganton. 




VI. 11 



[Kisacsì? 



CAP. IV. 



- Itretti lU Baiua, di Marnila- 



■tretto di Oupaid ~ 

•field , di Clémeol — 

di Pulo-OoidoT e di Volc-BapatB — Iiole di Xai 
La Km^b — AUMrdo di 
Ha —■ettiaMDa delle due 



dootenitbe — Canta. 




: I. Figlio d* Francia^ lasciando lo 
'■ stretto della Sonda^ u diresse verso 
qaellodi Gaspard, ove prontamcDle 
k) spìnse una buona brezza del mezzodì . Questo stretto è 
tra r isole di Baoca e di BillitoQ ; esso porta il nome di un 
capitano Spagnuolo di Manilla, che lo attraversò nel 1724, 
quantunque il capitano Inglese Hurle vi fosse passato il 
primo nel 1702, ritornando dalla Cina in logltilterra con 



CAP. IV. 



Stratto di < 

jfidd, ai OUmoit — ZhIb d'J 

di FnlD-fJoBdor a di Vok-l^ate — Iiole da Lai 

«■braiaddOoraBidor — bMM4)> — AUotda di 



-Cnita. 




ì L Figlio di Francia, luciando lo 
i stretto della Sooda, li diresse verso 
Mudia qaellodi Gaspwd, ove prootameDle 

lo spinse una bacma brezza del mezzodì . Questo stretto è 
tra l' isole di Banca e di Billiton ; esso porta il nome di on 
cantano Spagnuolo di Manilla, che lo attraversò nel 1724, 
quantoiMiue il capitano Inglese Hnrle Ti fosse passato il 
primo nel 1702, ritornando dalla Gina in Inghilterra con 



86 LAFOND 

SyenturatameDte , in quella stagione P acqua era scarsis- 
sima, e nella relazione di questa ambasciata siiegge c<m 
yìto interesse il racconto dei patimenti e delle privazioni 
che l'equipaggio naufragato ebbe a sopportare fino al 
momento in cui fu liberato da si trista situazione • 

Sul mezzogiorno scorgemmo sotto Billiton gli alberi di 
parecchie praa*^ tre delle quali essendo nel canale parerà 
che si facessero de^ segnali • Al nostro avvicinarsi però le- 
varono le ancore, misero alla vela e corsero verso Piso- 
la. Non è inutile ricordare , che il Figlio di Francia era 
un bastimento di pia che ottocento tonnellate , con batte- 
ria coperta ; e il Gollinet aveva avuto cura di far mettere 
alla stessa altezza tutti gli sportelli delle cannoniere, dove 
erano, invece di cannoni, grossi pezzi di legno con in cima 
un cappelletto verniciato : la considerevole altezza della 
nostra alberatura e quella formidabile batteria, gli davano 
P apparenza di una fregata ; ed un tale guerresco suppn» 
recchio tolse ai Malesi la brama di assalirci • 

Neir uscire dallo stretto di Gaspard ci dirigemmo verso 
le isole Anambas, Natunas , Pulo - Condor, e Pulo-Sapata, 
dove spiegammo le vele per andar verso Manilla • La na- 
vigazione in mezzo a tante isole , tra questi arcipelaghi , 
ci presentò un seguito di sorprendenti vedute : profumate 
esalazioni ci annunziavano sempre la vicinanza di terre 
che poi vedevamo sorgere dal seno del mare come canestri 
di fiori ; e mentrec he la nave le rasentava rapidamente , 
contemplavamo con gioia i boschetti , le eoUine . smaltate 
di perpetua verdura, e gli svelti cocchi che si innalzavano 
sui promontori come se volessero specchiarsi nei cerulei 
flutti . 

Dopo una navigazione di quattro mesi e due giorni , il 
6 di ottobre , sccNTgemmo P isola di Las Gabras ^ al mezzodì 



— \ 



VIAGGIO 



85 



rigorosamente osseryati ; non si parlava che sotto voce^ si 
cercava di non fare il minimo romore : quando^ tutto a un 
tratto un maledettissimo gallo incominciò a cantare-, Tofficia- 
le di quarto ordinòsubito che gli fosse tagliato il collo, ma nel 
cercarlo nelle gabbie si svegliarono tutti i polli, e allora fu 
uno schiamazzo simile a quello che si fa ne^ p<dlai se nel- 
la notte una faina o una donnola perviene ad introdurvi- 
si : cosi tutte le nostre precauzioni erano state inutili per 
causa di un gallo. La sola paura fu tutto il sinistro che ci 
accadde , perchè in onta al romore , i Malesi non compar- 
vero. Egli è però vero, che raramente assaltano nell'os- 
curità. 

Essendo sorta la brezza verso le dieci del mattino , si 
rispiegaron le vele; V ancora fu levata, e prendemmo la via 
tra Pulo-Leat e la costa deir isola Lunga e deir isola del 
Mezzo, vicino a quella di Billiton, da cui non sono sepa- 
rate che da uno stretto canale . Un poco al settentrione di 
questo tratto si perde, nel 1817, sur uno scoglio pochi piedi 
sott'acqua, la fregata Inglese VAleeste^ comandata dal 
capitano Maxwell, che riconduceva lord Maccartney, 
ambasciatore alla Gina . La fregata avendo percosso sullo 
scoglio, si spaccò, ma l'equipaggio scampò a Biliinton por- 
tando seco ciò che avea potuto salvare : subito però i pirati 
Malesi vennero ad assalirlo , ma gì' Inglesi fecero vigorosa 
resistenza eli respinsero. Vedendo il comandante l'impos- 
sibilità di aumentare i battelli per aver mezzo bastante 
da trasportare il suo equipaggio aBatavia, decise di spe- 
dirvi la scialuppa per sollecitare un bastimento. Aspettan- 
do il rUorno , fé' trarre dal bastimento per via di zattere 
e di canotti tutto ciò che polè di viveri, d^armi e di mu- 
nizioni; poi i naufraghi si fortificarono in terra, costrui- 
rono ripari, e piantarono tende per mettersi al coperto. 



M LAFOlfD 

Sreotarafameote , in quella stagiime P acqua era scarato- 
aìma^ e nella relazione di questa ambasciata si'legge c<m 
Tiro interesse il raceooto dei patimenti e delle privazioni 
cbe l'equipaggio naufragato ebbe a soi^rtare fino al 
momento in cui fu liberato da si trista situazione. 

Sul mezzogiorno scorgemmo sotto Billiton gli alberi di 
parecchie proa*^ tre delle quali essendo nel canale parerà 
cbe si facessero de^ segnali • Al nostro avvicinarsi però le- 
varono le ancore, misero alla vela e corsero verso Piso- 
la. Non è inutile ricordare , cbe il Figlio di Francia era 
un bastimento di pib cbe ottocento tonnellate , con batte- 
ria coperta ; e il Gollinet aveva avuto cura di far mettere 
alla stessa altezza tutti gli sportelli delle cannoniere, dove 
erano, invece di cannoni, grossi pezzi di legno con in cima 
un cappelletto verniciato: la considerevole altezza della 
nostra alberatura e quella formidabile batteria, gli davano 
r apparenza di una fregata ; ed un tale guerresco a[qpa« 
reccbio tolse ai Malesi la brama di assalirci • 

NelP uscire dallo stretto di Gaspard ci dirigemmo verso 
le isole Anambas , Natunas , Pulo - Condor, e Pulo-Sapata, 
dove spiegammo le vele per andar verso Manilla. La na- 
vigazione in mezzo a tante isole, tra questi arcipelaghi 9 
ci presentò un seguito di sorprendenti vedute : profumate 
esalazioni ci annunziavano sempre la vicinanza di terre 
che poi vedevamo sorgere dal seno del mare come canestri 
di fiori ; e mentrec bè la nave le rasenteva rapidamente ^ 
contemplavamo con gioia i boschetti , le colline smallate 
di perpetua verdura , e gli svelti cocchi cbe si innalzavano 
sui promontori come se volessero specchiarsi nei cerulei 
flutti . 

Dopo uoa navigazione di quattro mesi e due giorni , il 
6 di ottobre^ scorgemmo Pisola di Las Cabras^ al mezioA 



TIAGGIO 87 

dflla baia di MaDilIa. Questa traversata fu lun^ihissima ^ 
ma 1^ equipaggio era stato beo nudrito mercè le proTvi- 
sioDi fatte ad Aniere • Ogni giorno si ammazzava una te- 
stuggine, la quale forniva carne più che non bisognava per 
cibar tutti ; si faceva una zuppa , che a colpo d' occhio 
non soddisfaceva, in causa del color verde del grasso che 
su vi galleggiava ; ma i marinari s'adattarono facilmente 
a questo cibo che è buono e sano • 

DalP isola di Las Gabras ci volgemmo un poco più a set- 
tentrione per andare a trovare la baia di Manilla, che 
riconoscemmo alle sue alte terre, chiamate Marivelét^ 
e all' isola del Gorregidor che divide in due passi quest'en- 
trata, r uno de' quali a tramontana l'altro a mezzodì. 

Il passo settentrionale, o JSoca-CAica, non è forse più lar* 
ga di una lega, e l' australe, o Boca^Grande^ lo è forse 
due. La baia è quasi circolare, né ha meno di nove o dieci 
leghe di diametro. In tutti i luoghi vi è un fondo di venti- 
cinque braccia almeno, e non ve n'è meno di trenta a 
trentacinque , quando pel passo settentrionale si è vicini 
alla costa del Gorregidor ; ma su quella di Marivelès è fa- 
cile lo scegliere il fondo più convenevole all' ancoraggio • 

Vi sono nel mondo poche baie così belle quanto quella 
di Manilla: nel suo vasto interno di quarantacinque leghe 
di circonferenza e di dodici a quindici di diametro , pre- 
senta il colpo d'occhio il più anfmato ed il più imponen- 
te ; è simile a un piccolo mare interno; le spiaggie nelle 
loro curve graziose , veggono sorgere una città grande e 
popolata, quale è Manilla, metropoli della colonia, oltre 
a Gavita città meno ragguardevole , che è sede degli sta- 
bilimenti militari ed ove trovasi un arsenale ed un care- 
naggio. Numerosi villaggi, abitazioni isolato , terre colti- 
vate , colline coronate di foreste , sorgono sulle sue coste ; 



L 



88 LAFOND 

e questo quadro è da lungi circondato da una bella cate- 
na di monti , donde scendono fiomi e ruscelli do?unque 
spandono fecondità e yita^ nel tempo stesso che coi loro 
canali navigabili faToriscooo i trasporti e la circolazione • 
Tra le sei ore o le sette della sera , il Figiio di Francia 
era presso a poco a traverso delF isola del Corregidor 9 
allorché scorgemmo un grosso battello il quale venendoci 
incontro pareva volesse chiuderci il passo: esso tirò un col- 
po di cannone; si avvicinò quando ci vide volti a traverso; 
e r officiale montando a bordo domandò chi eravamo^ da 
dove si veniva e quale era il nostro carico • Imparammo 
allora , che V isola del Corregidor , alPentrata della baia 9 
forma due passi, e che vi sta una guardia della marina co- 
loniale comandata da un capitano incaricato della sua dife- 
sa e della direzione deltelegrafo. Quattro speronare sono 
destinate a visitare al largo le navi che si dirigono alla 
baia: esse sono bellissime , ed hanno un cannoncetto a 
poppa , e un cannone da dodici da diciotto a incastro a 
prua: F equipaggio di quaranta o cinquanta uomini 9 è 
comandato da un tenente o sottotenente della marina colo- 
niale : hanno anche una baracca a póppa per Toffidaley e 
sono arborate , come le feluche o piuttosto con vele latine 
come nel Mediterraneo, per cui loro è stato dato il nome di 
faluas . Il vederle abbordare una nave fa piacere : inuna* 
ginatevi degli uomini col volto di scimla , con eaBrida 
svolazzante al disopra de^ calzoni ; un officiale esso pure 
col volto più che bruno , con vestimento pittorico quan- 
to r altro, con voce che a stento domfna quella delPequI- 
paggio, il quale fa un schiamazzo infernale; e tutti insieme 
masticando ilbetello e gettando una saliva rossa come san- 
gue, che dovunque cade lascia indelebili macchie, immagi- 
natevi questo, e avrete unMdea del comlnciamento di q«e- 




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VIAGGIO 80 

Sta strana ricognizione • L^ofQciale non fu appena a bor- 
do, che uno de^suoi uomini gli venne dietro 9 e stettegli co- 
stantemente ai fianco con una miccia per accendergli i si- 
garetti, clie egli fumava senza interruzione. È da credere, 
che uno straniero il quale giunga per la prima volta in un 
paese senza averne la menoma notizia , potrebbe mettersi 
in apprensione alla vista di un tale abbordo; e guardando 
alla cera di questi uomini sarebbe facile il prenderli per 
corsari: ma fortunatamente non ne hanno che F apparen- 
za. L'officiale , si come essi lo sono sempre , fu cortesissi- 
mo verso di noi e ci diede le necessarie istruzioni per giun- 
gere air ancoraggio , quindi si congedò augurandoci buo- 
na fortuna • 

Neir interno della baia la brezza mancò, e passammo 
Finterà notte a correre a bordate. Il giorno di poi, mer- 
cè le piccole brezze di terra ci appressammo alla punta di 
San-Gley , e la brezza del largo essendosi levata verso le 
dieci, ci lasciammo portare a Cavita, ove Totto di otto- 
bre del 1818 ancorammo. Due navi francesi, la Vittorina 
di Nantes, capitanata dal Martin, e la Clementina di San 
Malo, capitanata dal Lacroix, erano allora in rada: appe- 
na gettammo Tancora parte dei loro equipaggi vennero a 
bordo: e con molta soddisfazione trovammo non solo 
de' conoscenti ma de' nostri compagni , si come Paolo e 
Prudente Geronniere , medico il primo , officiale a bordo 
della Vittorina il secondo, ed il Grosbon, figlio del generale 
di questo nome, miei antichi condiscepoli: si contrasse po- 
scia amicizia col secondo della Vittorina , che era fratello 
minore del Brislaine, cioè di uno de' nostri tenenti . 

Noiaveamo appena dato fondo, che due faluas^ un po- 
co più piccole di quelle che ci avevano abbordato all'en- 
trata della baia, si avvicinarono a noi; una di esseap- 



VI. 12 



90 LAFOBTD 

parteoera alla marina della colonia e veniva a fare la vi- 
sita di sanità e della capitanerìa del porto ^ Paltra era quel- 
la della dogana: ognuna di esse ci fece le domande d^a- 
so'9 r ultima, avendo lasciate due guardie a bordo, ritornò 
a terra . 

Era di sabato • — 11 sopraccarico, il suo segretario ed il 
capitano lasciarono la nave e si diressero a Manilla , nel 
canotto del capitano Lacroix . Il giorno dopo, essendo do- i 
menica , metà dell' equipaggio scese a terra , e giuntivi ; 
fummo meravigliati di trovar le botteghe aperte e tutti al 
lavoro • Non sapevamo renderci ragione come in una co* 
Ionia Spagouola, e per conseguenza cattolicissima, siri* 
spettasse si poco la santità di un giorno consacrato al ri- 
poso ed alle pratiche religiose . Alcuni uomini delP equi- 
paggio delle navi francesi che incontrammo , ci fecero co- 
noscere con nostra grande sorpresa, che non eravamo che 
al sabato e non alla domenica ; ma fu loro difficile , come 
è da immaginarsi , di spiegarci la cagione di questa singo- 
larità, che pure lasciò una vaga incertezza nel nostro spi- 
rito , perchè non eravamo ancora fortissimi nel sistema 
siderale ; ma il giorno seguente tutte le campane suo- 
nando a festa, ci annunziavano che i marinari non ci 
avevano ingannati . Quantunque le cause di questa diffe- 
renza sieno conosciutissime , nonostante ne darò una spie- 
gazione prendendo per esempio Manilla, poiché coloro, e 
saran molti tra i nostri lettori , che non hanno avuto occa- 
sione di fare questo viaggio , non sapranno forse donde 
procedono . 

Le Filippine furono scoperte da Magellano, il quale 
navigava da levante a ponente. Giunto al centottante- 
simo grado di longitudine, e non essendosi ricordato di 
avanzare di dodici ore la data del giorno dove si trovava. 



VIAGGIO 91 

continuò sempre a contare la stessa longitudine occiden- 
tale centottaatunesimo, centottantaduesimo^ centottantesi* 
moterzo grado, ec., senza variare il giorno; la qua! cosa fu 
cagione, cbe al suo giungere in questo porto avesse a un 
dipresso un ritardo di sedici ore : al contrario venendo 
noi da ponente giungemmo alle Filippine presso a poco 
nel centoventesiaìo grado di longitudine orientale , il cbe 
dàoCt^ore di divario con Parigi, do\ e il mezzogiorno è 
ott^ore pi il tardi che alle Filippine. Queste ott^cnre ag* 
giunte alle sedici del Magellano, che aveva contato in seo- i 
so opposto , compivano un giorno, il quale noi avevamo di 
più sul conto fatto dai primi Europei fondatori della co- 
lonia. Quello però che fa meraviglia si è, che gli Spagnuo- 
li, osservatori tanto scrupolosi delle pratiche di religione, ! 
abbiano conservata questa differenza di un giorno con j 
Roma ; dal che risulta, che i loro giorni di magro e le loro 
feste consacrate non sono realmente quelle ordinate dalla 
religione . 

La domenica metà deir equipaggio scese a terra , dove 
appena giunti i marinai si abbandonarono, secondo le loro 
abitudini , a una smodata intemperanza . Punto curiosi 
I di contemplare le bellezze della citta o della campagna , 
! essi non conoscevano di Manilla se non che le sue bet- 
tole fuor di città e le sue osterie , dove passavano V in- 
tero giorno del quale potevano disporre per procurarsi 
la pili completa ubriachezza : la sera bisognava portarli 
alla scialuppa per ricondurli a bordo. Stando poi sul pon- 
te Tarla salina del mare cominciava a dissipare i fumi del 
vino, ma non era che per cominciare alterchi seguiti da 
un generale trambusto: allora si era forzati di chiuderli, 
come bestie selvagge , in qualche recinto della sotto co- 
verta, dove continuavano a percuotersi per qualche ora , 



92 L A F O Bk D 

fino a tanto che illividiti non cessassero per istanchezza • — 
Queste scene si riproducevano regolarmente ogni dome- 
nica sera . Nei paesi caldi V arack, che si fa con la tuba j 
del cocco , attacca violentemente i nervi . Soventi volte i ! 
nostri marinari distesi ed immobili sul ponte in conseguen- 
za delle loro orgief, andavano soggetti a convulsioni ner- ! 
vose di una energia cosi terribile , che si vedevano d^ im- 
provviso dare scosse simili ai salti dei pesci allorché sono , 
tratti fuori del loro elemento. — Bisogna dire che il clima 

i 

sia molto salubre, e che la gente di mare sia molto robn- 
sta, perchè ad onta di tanti eccessi, che mai non cessarono 
durante il nostro soggiorno colà, ninno di essi cadde malato • 



^fg^lBI^Si^ 



I 



I 



CAP. V. 



OsTÌta — Sua posizion 



■ics — Xia bdla Conlda 



e papalanone — Galeone — 
Hocoo — Desenzione pitto. 
- AwenUna uottama ■ 




^ NCOHATo il bastimento io ventisette 
I piedi e mezzo di acqua, sor un fon- 
dodi melletta e di fìnissima rena, in 
un seno formato dalla punta di San-Gley e dalla penisola 
ove è fabbricata la città di Cavita , sMncomìnciò a sca- 
ricarlo . Eravamo nel cangiamento del monsone , il quale 
da libeccio si volge a grecale . Quasi ogni d'i dopo mezzo- 
giorno scoppiavano degli oragaoi; il fulmine cadeva con 
tal fragore, che spesso, essendo noi sulle nostre brande, 
provavamo violenti elettriche scosse • 



94 LAFOND 

Fu forza gettar parecchie volte V ancora grossa per im- 
pedire il nostro naufragio. La rada di Cavita è riparata , 
ed il mare non vi si fa molto grosso ; ma il fondo non 
è cosi sicuro come quello della rada di Manilla, e duran- 
te i tifoni le navi corrono spesso sulle lor ancore. Que- 
sta rada può considerarsi come facente parte di quella di 
Manilla : essa forma un mezzo cerchio *, da una parte e v vi 
la costa, che curvandosi a levante si prolunga fino alla cit- 
tà, poi seguendo a settentrione mostra Manilla nel centro 
della sua rada, e terminando P ellissi, si curva nuovamen- 
te a maestrale fino air isola del Gorregidor : dalP altra par- 
te vi è una terra le cui sinuosità si estendono verso po- 
nente, per formare , nella parte la più inoltrata, la punta 
di San-Gley. 

Cavita è tre leghe ad austro libeccio da Manilla. Que- 
sta città è fabbricata in una penisola e potrebbe esser fa- 
cilmente murata ; essa è congiunta alla costa per un ar- 
gine, che P unisce col gran villaggio di San Rocco . Di qui- 
vi, camminando sulP orlo del seno, si può andare a Manilla 
per terra, seguendo una strada carreggiabile lungo la costa • 
Ma questa strada è due leghe almeno più lunga di quella 
presa da coloro che lasciano le vetture in uq villaggio In 
faccia alla punta della penisola ove è Cavita , e vaniio a 
riprenderle per acqua . Un secolo fa , Cavita era città pia 
considerevole, ma le <mde del mare P hanno scavata sotto 
in parte, ed hanno successivamente distrutto un convento 
di francescani , alcune caserme , un ospitale , delle case • 
parecchi forti: per arrestarne la distrazione è stato aliato 
un muro di sassi e calce , la cui base è goarnita di scogli) 
ma esso muro è stato mal costruito, ed il mare fran* 
gendosi contro a questo riparo, trova de^ pertugi e lo set» 
va con facilità . 



VIAGGIO 95 

La città è difesa dal forte San Filippo munito di artiglieria; 
quivi alloggia la guarnigione» Don Antonio Gorted, capitano 
del genio spagnuolo e comandante di quest'arma in Manila- 
la, allorché noi giungemmo aveva appunto terminata una 
bella batterìa coperta di pietra forte, destinata a domina» 
re e proteggere la città da quella parte . Il lato meridionale 
del lido, che forma la parte opposta del seno, è sguarnito 
d^ opere e per conseguenza senza difesa. Gli arsenali ed i 
cantieri di costruzione sono all' estremità della penisola • 

Il seno formato da questa punta e dalla costa è abba» 
stanza profondo ed esteso per contenere air ancoraggio 
tutte le navi disarmate dello Stato e della*Gompagnìa del- 
le Filippine , sendochè quesf ultima abbia a Cavita i suoi 
magazzini, il suo arsenale e tutto il materiale d^arma* 
mento , la qual cosa dà attività molta a questa piccola 
città. Un gran fabbricato distinto col nome di Magazzini 
della Compagnia, è situato nel centro di Cavita; e sovra di 
esso evvi un telegrafo, che corrisponde con quello di Mar- 
mila, e cogli altri della costa meridionale, e delP isola del 
Gorregidor. Con T aiuto di questo telegrafo si sa rapida- 
mente quali sono le navi giunte all' entrata della baia, e si 
hanno le notizie che esse recano dalF Europa . — La popò-* 
lazione di Cavita non oltrepassa le cinquanta famiglie Spa- 
gnuole o Europee ,l^mille meticci Indiani e Cinesi , mille 
Cinesi , e mille Tagali, formanti in tutto una popolazione 
di circa tremila e cinquecento abitanti. 

Il galeone d^ Acapulco formava ancora in queir epoca la 
prosperità di Cavita ; ma i suoi viaggi periodici stavano 
per finire a cagione della guerra delPindipendenza Messi- 
cana e deir emancipazione di quel paese che doveva esserne 
la conseguenza. Questo famoso galeone, corrispondente 
tra le Filippine e V America Spagnuola, era, come è noto, 



96 LAFOND 

la sorgente di operazioni eslese e lucrose ; ma ciò che ge- 
neralmente s' ignora è V organizazione di queste spedizio- 
ni , che porgevano un singolare sistema di associazione, 
al quale partecipava il commercio di Manilla e di Cavita da 
un canto, e dall'altro gli ordini religiosi che vi trovavano, 
utilmente per essi e pel paese, P impiego delle immense 
loro ricchezze . Il meccanismo di questa combinazione sin- 
golare, attrae Tattenzione ed è fonte di un vivo interesse. 
Più tardi, in altra opera, avrò occasione di parlarne più 
particolarmente . 

La città di Cavita non è più lunga di un quarto di lega, 
e soltanto da trecento in quattrocento passi larga; non ha 
che due strade nella sua lunghezza, e varie stradelle tra- 
verse. Le case ornate di balconi, non sono d'ordinario che 
di un solo piano; la loro costruzione è di tufo, di legno 
o di bambucco. Le botteghe e i magazzini sono a terreno. 
Vi si trovano molte osterie , o per parlare con maggiore 
esattezza , delle cucine dove gP indiani , impiegati al porto 

al lavoro di costruzione nei cantieri, vanno a mangiare. 

1 cantieri erano ancora assai animati nel tempo di questo 
mio primo viaggio , perchè il commercio tra F America e 
le Filippine, che doveva tra non molto essere annientato, 
conservava ancora qualche attività. 

11 governo Spagnuolo ha fatto spesso costruire a Cavita 
grandissime navi , che sono però costate somme enormi ; 
ma le costruzioni che meglio vi si eseguiscono sono quelle 
dei navigli appartenenti alla marina coloniale , e delle scia- 
luppe cannoniere e delle graziose faluas delle quali ho già 
parlato . Le scialuppe cannoniere sono più grandi che non 
quest'ultime ; il loro equipaggio ammonta a cento uomini 
incirca, e portano un cannone da ventiquattro a prua, e 
una corouada sul di dietro. Le /a/ua« ne portano, come 



VIAGGIO 97 

già ho detto , uno da dodici e da diciotto , ed hanoo dai 
quaranta ai cinquanta uomini d^ equipaggio . Questi battel- 
li sono costruiti perfettamente e con forme eleganti ; essi 
sono destinati a proteggere la marina mercantile della co* 
Ionia 9 dalle piraterie de^ Malesi di Mindanao, di Sulu, e 
degli arcipelaghi circonvicini . 

I Cinesi sono artigiani , mercanti o fornai : gP Indiani ^ 
pescatori, portatori d^ acqua, coltivatori e marinari ; i qua* 
li hanno una moltitudine di battelletti assai puliti chiamati 
bancas , che sono piroghe scavate in un tronco d^ albero , 
e coperte da una specie di tenda fatta con bambucchi e 
stuoie ; nel fondo poi vi è un graticcio di bambucco , con 
uno o più banchi pei viaggiatori : condotte da due o tre 
uomini queste piroghe servono a traghettare la baia , ed a 
portar robe e genti a bordo alle navi. 

San Rocco è separato da Cavita per un semplice argi- 
ne, e la sua popolazione è quasi interamente di pescatori e 
marinai. Non è possibile vedere più grazioso villaggio; 
Io attraversa la strada maestra che mette a Manilla, stra- 
da fiancheggiata da un'alta fila di bambucchi i cui rami 
formano un impenetrabile riparo dai raggi solari. 

Le case di San Rocco , quasi tutte di legno e di bambue- 
00, sono circondate da giardini pieni d'alberi fruttiferi, 
di fiori , cocchi , datteri , papaveri , aranci , fichi d'Ada- 
mo, peri, e di una moltitudine d'altri alberi de^ Tropici, 
che fanno ombra e danno frutti squisiti a un tempo . I mi- 
gliori mangli, crescono nelle vicinanze enei distretto di 
Tierra-Alta. 

Tanto a Cavita che a San Rocco, l'acqua dolce è scar- 
sa , quantunque vi sieno pozzi , ove però è salmastra ; ma 
con l' aiuto delle piroghe se ne trovava sulla costa opposta 
del seno, dove il barrone di Tierra-Ait& ne somministFa 



VI. i:^ 



98 LAFOND 

della eccellente. — Il cantiere della Compagnia delle Filip- 
pine è situato nello scavo del seno tra San Rocco e la punta 
di San Gley. Qui^ila Compagnia faceva costruire una parte 
de' suoi bastimenti ; e quivi accanto si costruivano ancora 
piccoli battelli: mala maggior parte dei legni da^eabotag- 
gio escono dai porti di Lusson o dalle altre provincie dove 
il legname costa quasi nulla , e la mano d'opera è infini- 
tamente meno cara che a Manilla ed a Cavita • 

Yicino al porto di San Rocco tutte le mattine vi è un 
mercato assai ben provvisto di carne grossa, maiali, polla- 
me^ pesci d' ogni specie, legumi, e di tutti i frutti delle co- 
lonie . Due volte la settimana si fa in San Rocco mercato di 
pesce . Il villaggio presenta allora una veduta straordina- 
ria e veramente incantevole. Il mercato succede di notte* 
la piazza sulla quale si fa è illuminata , come pure lo sono 
tutte le botteghe , da un' infinito numero di fiaccole di le- 
gno resinoso . I torrenti di luce sparsi per mezzo alle case, 
costruite per così dire a giorno, e circondate da una 
quantità d^ alberi carichi di fiori e di frutti; il villaggio 
bagnato da tutte parti dal mare, lecui acque riflettono la 
luce che dalle fiaccole si sviluppa in manipoli di fuoco sul- 
la loro superficie unita e tranquilla; i pescatori che s'af- 
follano alla riva nelle loro leggiere piroghe; le donne di 
svelta ed alta figura accorrenti per fare le loro provvisio- 
ni ; gli ofllciali ed i soldati della guarnigione in uniforme; 
alcuni Europei , passeggieri o marinari discesi dalle lor 
navi , che facilmente si riconoscono a' loro abiti tra tanti 
abbigliamenti pittorici di creoli , d' Indiani e di Cinesi ; ed 
in mezzo a questa folla animata ed allegra le civettuole di 
Cavita , che mostransi con tutto lo splendore delle loro ac- 
conciature , formavano tutto insieme uno spettacolo che 
incanta. Immaginatevi le impressioni che io dovetti provare 



.^. -.. 



VIAGGIO 99 

( io che abbandonava da poco la famiglia e la patria), alla 
vista di un mondo si nuovo e di una terra così diversa da 
quella che mi aveva veduto nascere! Ma per trovare que- 
ste scene piacevoli ed originali a un tempo, è necessaria 
quella unione di tipi e di strani e svariati abbigliamenti y e 
sopra tutto il bel clima delle Filippine, P atmosfera traspa- 
rente, Paria tepida, e le soavi notti di quel paese durante 
il monsone di grecale . 

Quante mai volte , in una notte senza luna , non mi so- 
no io messo a contemplare queUa infinità di stelle risplen- 
denti nella volta celeste, a guardar le montagne delP op- 
posta parte , le cui creste erano come frastagliate sul Ioni* 
tane orizzonte ! Qualche fuoco acceso sulle lor cime m'in- 
dicava un villaggio , e qualche ombra alle lor falde , le 
sparse capanne de' pescatori: apparendo una vela bianca<- 
stra nella baia lasciava dietro di se una traccia di luce*, 
alcan altra volta V armonioso canto del pescatore Manil- 
lese che rimpalmavala sua nave, veniva a ferire il mio 
orecchio. Il cielo e la terra prendevano in que' momenti un 
non so che d'ideale; la bella vegetazione, una primavera 
eterna, un'atmosfera si pura e tranquilla, i dolci e soavi 
profumi degli zefBri m'inebriavano talmente, che in tutti 
gli oggetti che mi circondavano, io trovava inesplicabili 
delìzie, infinite dolcezze. E egli dunque da provar mara- 
viglia, se còlto dall'entusiasmo, sospirai e desiderai di vi- 
vere continuamente in si belle contrade? se nel corso della 
mia avventurosa vita, seminata poscia dalle bizzarrie della 
sorte , io abbia rivolto lo sguardo verso un paese dove ave- 
va provate sensazioni si nuove e deliziose? Come dolce- 
mente vi deve scorrer la vita dell'uomo che vi si vede 
circondato dagli oggetti della sua afiezione! una sorella, 



100 LAFOHD 



una madre ^ un amico. . . Ma io dimentlca?a troppo U 
mio soggetto: riprendo i) filo della narrazione del viaggio. 

La nostra nave proseguiva lo scarico ^ e siccome aveva- 
mo molta zavorra di pietra prendemmo in alato una qua- 
rantina d^ uomini per non aflaticar troppo P equipaggio • 
i Ad onta della prudenza che si aveva avuto dMmpedire 
ammarinar! di bever acqua sola, e perciò fornir loro ogni 
giorno una bibita composta di vino, zucchero e sugo di 
limone ; malgrado gli aiuti che loro si eran procurati per 
isgravarl i dai lavori più aspri ; in onta al porger loro viveri 
freschi ed in copia, pure si rammaricavano di continuo: 
due volte si ribellarono', e due volte fummo obbligati a 
chiamare i soldati della guarnigione per ricondurli alPordi* 
ne . È doloroso pensare , che gli uomini incolti diffidl- 
mente si guidano ; non bisogna perciò dar loro se non che 
quello che avete per patto, altrimenti vorranno dettarvi la 
legge; poiché se fate più del convenuto, credono che ab- 
biate troppo bisogno di loro, ovvero che li temiate. 

intanto che sbarazzavano la zavorra , una parte de^ no* 
stri migliori marinari erano occupati a riguardare e ripa* 
rare gli attrazzi. 11 biscotto , per quel che parve, imbar* 
cato troppo fresco si era ammuffato ed aveva prèso un sa- 
pore insoffribile : furono perciò mandati i pilotini a terra 
col fornaio per rimetterlo in forno, la quale operazione 
fu fatta presso di un Cinese. Questo lavoro, che poteva 
essere spedito in pochi giorni , durò nonostante lungo tem* 
pò, mercè la lentezza che noi vi ponevamo per prolungar- 
lo quant'era possibile, giacché ciò era per noi, ed è fa* 
Cile immaginarselo , un vero piacere . Lasciando a turno 
uno di noi in sentinella per impedire una sorpresa del 
nemico comune , cioè del sotto capitano, e perchè se ginn* 
gè vagli potesse dare una soddisfacente risposta , facevamo 



VIAGGIO 101 

all^aso dei rancialli che mancaao alla scuola. Alcuna volta 
ci dirigevamo verso San Rocco , tal altra andavamo a ba- 
gnarci, od a passeggiare per la campagna. Stavamo quasi 
V intero giorno a capo scoperto , eppure ninno ebbe la mi* 
nima indisposizione: ricordo questa circostanza, di niun va* 
lore apparente, come novella prova della bontà del clima 
delle Filippine. 

In una di queste passeggiate incontrai un frate di San» 
t^ Agostino chiamato el padre Camilo^ che non ebbe scrn* 
polo di venire a parlarci ad onta de' nostri incatramati 
calzoni. Non sapendo ninno di noi lo spagnuolo, ci tro* 
vammo imbarazzatissimi nel dover rispondere alle doman- 
de che con molta bontà ci faceva . Finalmente io mi az- 
zardai di rispondergli in latino • Maravigliato di trovar fra 
noi de^ giovani che avessero ricevuta una certa educa- 
zione, si trattenne per qualche tempo; e quando lo la- 
sciammo, e' invitò ad andare a trovarlo al suo convento . 
Il giorno di poi gli scrissi una bella epistola in latino, alla 
quale si degnò rispondere ; e durante il tempo che io sog- 
giornai in Cavita , se io stava due o tre giorni senza an- 
darlo a trovare, mi scriveva domandandomi il motivo 
della mia lontananza . Questa conoscenza mi fu eccessi* 
vamente gradita . 

El padre Camilo era allora il superiore del convento de* 
gli Agostiniani di Cavita . Quando la mattina o dopo il mei* 
zogiorno io andava a trovarlo, cioccolata, doki^ confetta 
d^ ogni genere erano sempre pronti per me . Io gli parlava 
dell^ Europa e delle guerre delP impero; e siccome ei di* 
morava alle Filippine danna trentina d^anni, è da imma* 
ginarsi che le nozioni eh' egli aveva della nostra rivoluzio* 
ne e delle guerre che P hanno seguita dovevano essera 
molto imperfette , giacché la metropoli non lasciava pene- 



102 LAFOND 

trare ne' suoi Possedimenti se non se quelle notizie delle 
quali permetteva la circolazione » Ma nel seguito deUe no* 
stre conversazioni , le idee del padre Camiio , uomo pieno 
di buon senso, schietto e giudizioso, cangiarono 'piena- 
mente, e di nemico implacabile ch'egli era di Napoleone, 
diventò il suo più caldo ammiratore. 

Io conveniva seco lui che la gurra di Spagna era stata 
ingiusta quanto impolitica; che P alleanza di una nazione 
che ci era prodiga dell'oro suo e de' suoi soldati era mag- 
giormente utile alla Francia che non una invasione violen- 
ta, che risvegliava d' improvviso è più energicamente odii 
sopiti dal tempo e dal mutuo interesse dei due popoli . Io 
gii narrava ancora del tradimento di Godoy, di quel prin- 
cipe della Pace , il quale . all' aprirsi della campagna del 
1807, credendo T imperatore oppresso dal numero de' suoi 
nemici, manifestò la sua simpatia per questi ultimi, con 
proclami, inviti alle armi, e colia mostra di quell'apparato 
guerresco che non si dissipò che al tuonar del cannone di 
Jena. Chi dunque avrebbe potuto dar biasimo a Napoleo- 
ne se cercava di punire un alleato infedele? Entrava nei 
suoi disegni altresì la rigenerazione politica e morale della 
Spagna ; era del suo interesse il vederla forte e potente , 
ed il sottrarla all'influenza politica ed al giogo commer* 
ciale dell' Inghilterra j voleva anco darle un' organizaiio- 
ne amministrativa e renderle le sue libertà antiche • . • 
Questa magica parola di libertà, non offendeva le orecchie 
del degno sacerdote nato nella montagna di Sautander , e 
che da buon montanaro era entusiasta dei fueros della sua 
provincia. Io ricordava con bel garbo l'eroismo del caral- 
tere spagnuolo in quella guerra, in cui, tanto da una parte 
che dall' altra si erano commesse tante atrocità ; ma gli fa- 
ceva confessare che gì' Inglesi, quantunque ausiliari, ave- 



VIAGGIO 103 

vano fatto loro maggiori iinali di noi cbe eravamo nemici ^ 
che essi avevano loro distrutto tutte le oOicine, mentre cbe 
i Francesi facevano tutti gli sforzi per conservarle : final- 
mente el padre Catnilo cominciava , per cosi dire, sotto di 
me r educazione politica su quella lunga serie di avveni- 
menti , cbe aveva messo sossopra T Europa dopo la parten- 
za di lui. Queste conversazioni lo invogliarono a meglio 
conoscerli : comprò quindi dei libri , ed essendosi poi legato 
in amicizia con tutti gli elDciali del bordo, e più partico- 
larmente col nostro dottore Genu , lo pregò della compra 
di varie opere . — In seguito , ne miei viaggi , ritrovai el 
padre Camilo^ e P affetto cbe mi avea dimostrato non si 
smentì un solo momento. 

El padre Camilo fecemi conscere Cavita e le sue vici- 
nanze, e spesso mi conduceva in carrozza; ma debbo pre- 
venire il lettore cbe in queste occasioni solenni non vi 
aveano cbe vedere gP incatramati calzoni , cbè anzi io mi 
vestiva con tutto ciò cbe la mìa guardaroba avea di me- 
glio e di conveniente . Andavamo spesso fino a Tierra- Al- 
ta, grazioso villaggio lontano da Cavita due iegbe, sulle al* 
ture e di fronte al seno: ivi abitava un^officiale della marina 
francese , che era rimasto al servizio di Spagna ; era questi 
Giacomo d'Etchaparrè, conosciuto alle Filippine sotto ilno- 
medi San YagoChappar. Venuto a Manilla con la divisione 
spagnuola del generale Alava, vi era poscia rimasto e (a* 
ceva parte dello stato degli officiali delP arsenale di Cavita. 
Non era mai cpesciuto di grado , ed era rimasto sempre 
tenente di vascello. Avrò occasione di parlare spesso di lui, 
come pure di un altro Francese, Giovanni Dusoulier, al- 
lora capitano in un reggimento delle milizie di Cavita . 

Il doganiere cbe avevamo di guardia a bordo era un 
meticcio, chiamato Castillo , piccolo , magro, brutto e da 



104 



LAFOND 



poco; in una parola, vivente imagine di un orangutan- 
gO) se non clie quest'animale ha i denti bianchi , ed i suoi 
erano nerissimi a causa del betello che mai non cessava 
di masticare . La sua famiglia fortunatamente non gli ras^ 
somigliava; egli aveva una moglie avvenente, graziosa , 
paffutella e bianca o poco meno ; ed una nipote di quiii' 
dici anni, assai più bianca della zia, alta, svelta, e i 
di cui occhi cinesi , dolci e lusinghieri , avevano fatta 
viva impressione sul mio cuore di adolescente . Ora ve- 
drete come questo adolescente prese in poco d' ora gli an- 
damenti di un Don Giovanni. Il Gastillo e' invitava qualche 
volta a colazione da lui , » {a. in quella occasione eh' io 
vidi sua nipote . Vederla ed amarla fu un colpo solo ; 
sventuratamente io non sapeva una parola di spagnuolo, 
ma mi affaccendava a supplirvi con ^eloquenza degli sguar* 
di e con cenni affatto elegiaci, che io cercava di rendere 
per quanto poteva intelligibili. Finalmente per far co- 
noscere i miei sentimenti presi una risoluzione energica 
quanto la passione che mi dominava : una sera che io era 
rimasto a terra, mi diressi verso Tabitazione della mia 
bella , decisissimo di entrarvi e di esporle il mio martirio. 
Giunsi , non senza stento, a rannicchiarmi sotto la casa 
di lei (1). Contento del mio primo passo, io studiava i 
mezzi di coronare degnamente il piano della mia campa- 
gna anacreontica, allorché il latrare de' cani del contor- 
no cominciò a darmi delle inquietudini ; uscii dal mio 
nascondiglio per essere almeno spedito a scampare in caso 
di sinistro accidente; ma intanto che dal di fuori io eoo* 
templava con dolce estasi le tende delle Qnestre della mia 



(I) Il palco di qucfCe caie o capaQ(ie , 6 sei o ouo piedi al disopra del 
i«elo. 



YIAGfilO 105 

diyinitk, intesi un lieve remore, e subito m^ avvidi che a 
sospirare io non era più solo. — Ecco , pensava io, qual- 
che altro ammiratore della bella Gasilda , che viene esso 
pure a cercar fortuna. — Questa concorrenza non mi 
piacque troppo , e di tanto in tanto mi sentiva un furioso 
desiderio di allungare alP importuno qualche buona ba- 
stonata . Ma io non aveva né arme , né canna d' India , 
nulla insomma che potesse servirmi air uopo: in questo 
mezzo il mio competitore disparve o si nascose , così al- 
meno credei ; quando tutto a un tratto girando intorno a 
una piroga rovesciata, mi trovai faccia a faccia col mio ri- 
vale, che altri non era, se non che il Delaunay, mio com- 
pagno e pilotino come me . II remore che facenmio du- 
rante quel fraterno ed allegro riconoscimento svegliò i 
vicini ; ed essendo essi già in piedi , ci fu forza battere le 
calcagna ed aspettare pazientemente la pigra aurora per 
riedere a bordo col canotto delle provvisioni « — Nel mio 
secondo viaggio, ritrovai Gasilda a Manilla , cresciuta, rim- 
bellita , elegante, vivace, insomma una vaga Filìppinese: 

r 

mi presentai e più intelligibilmente osai di offrirle i miei 
teneri voti ; allora i suoi begli occhi fissaronsi su di me 
con interesse misto a dispiacere, almeno cosimi giova il cre- 
dere solleticato alquanto dalla vanità. — Aimé ! rispose; 
voi giungete troppo tardi ! perché non spiegarvi prima? 
Sono commossa dei vostri sentimenti; mi dispiace del vo- 
stro dolore , ma non posso giovarvi • Tra due sospiri allora 
assaporò graziosamente una lazza di cioccolata meno pro- 
fumata del suo alito , e quivi più non comparve. — Seppi 
di fatto che ella era fidanzata ad un giovane e bel me- 
ticcio • 

Questa é P Iliade de^ miei amori , e vedesi chiaro come 
la fortuna mi fosse crudele fino dal loro principio. 



VI. 14 



106 lafoud 

Tutti noi eravamo d^accordo, eccettuatone il SaintBlain^ 
nostro secondo, il quale^ mercè il suo carattere strano , era 
in urto con tutto Io Stato Maggiore . Il de la fioche , Tee- 
chio oflBciale di marina, primo tenente ; il Brisbine^ sotto 
tenente ; il dottor Genu; i tre altri pQotini ed io, Tiyeya* 
mo in perfetta armonia . Spesse volte il de la Roche ci con* 
duceva alla caccia o alia pesca ; ed alcun^ altra andavasi la 
mattina con gli uomini delF equipaggio , a far piccole 
passeggiate , t> a gettare la rete alla punta di San-Gley. 

Nelle notti procellose, si scorgevano sì distintamente i 
pesci a cagione della loro traccia luminosa , che scenden* 
do nei canotti , aspettavamo ci fossero a tiro per colpirli 
co^ fiocini • 

Ho già detto che eravamo all'epoca del cangiamento del 
monsone^ i turbini erano violenti, e soprattutto dopo mezzo- 
giorno. Un tal di, dopo di avere accompagnato il Brislain8| 
a bordo della nave di suo fratello, quattro di noi pilotini for* 
manti l'equipaggio della scialuppa, ritornavamo a vela e d 
sorprese un turbine . Imbarazzati , né sapendo troppo cosa 
fare, perchè temevamo d' essere sommersi , pensammo , 
dopo di esserci consultati , che il nostro solo mezzo di sa^ 
vezza era di lasciarci portare al lido; levai il timone e fummo 
gettati velocemente sulla punta di San Gley , dove tiram- 
mo in terra il canotto per metterlo al sicuro dai flutti cha 
lo percotevano. Cessato il turbine , ritornammo a bordo 
e narrammo la nostra manovra: ma quale non fu il nostro 
turbamento allorché invece di lodi, alle quali ci erwam 
preparati, ci vedemmo beffati dagli officiali ? — Ci dissero 
essi, che se per caso non avessimo trovato la punta di terra 
per fermarci, avremmo corso fin fuori della baia;. e cha 
dovevamo invece far forza, e sostenerci con terzamli nella 
nostra vela quadrata • Malgrado tutto ciò, sono jempro 



VIAGGIO 107 

convinto , cbe quello era il solo mezzo da prendersi per 
non capovolgere, e per mettere al sicuro il canotto, giac- 
ché avendolo diretto contro una spiaggia arenosa, ci riu- 
scì facilmente di metterlo in salvo dall^ onde . Questi par- 
ticolari sembreranno puerili, ma sono per istruzione dei 
giovani marinari, che possono trame utili ammaestra- 
menti. . • 





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PONTK DI MANILLA 



CAP. VI. 





I o aveva giii fatti parecchi vii^gì, e 
I coD me gli altri apprendisti di ma- 
I rima, a BlaniUa, sia per accompa- 
gnarvi le nostre mercanzie Euro- 
pee, sV per andare in cerca degli spedizionieri che rìporta- 
raoo quelle di ritomo . II fine di novembre si avvicinava , 
ed il monsone grecale era quasi che del tutto stabile ; sic- 
ché, quando il i^t 17/10 di Fraaeia ébba noa parte del suo 
earico di xoccbero , diede alla vela pw compirlo davanti 



no LAFOND 

a Manina ove ancorammo in cinque o sei braccia di 
acqua, e ad nn miglio daiP imboccatura dd fiume. Dirò 
poche cose di Manilla in questo mio primo viaggio , pc^hè 
avendone fatti più altri ed avendovi dimorato più a lun- 
go , sono stato in grado di osservar meglio i costumi e gli 
abbigliamenti degli abitanti, non che più specialmente la 
città ed i suoi contorni ; mi limiterò dunque a fare uno 
sbozzo generale dì questa città. L'aspetto grandioso delle 
case, r infinito numero dei birlocchi (carrozze del pae- 
se), e degli altri modi di trasporto che ingombrano le vie; 
il fiume che vi passa per mezzo, o meglio che la divide 
in due città; tutto indica Fattività e P opulenza di una 
grande metropoli commerciale. 

Questa capitale dividesi in due parti: cioè Manilla e 
Binondo, separate dal fiume Passig , ed unite da un ponte 
di pietra . 

Manilla propriamente detta, o piazza d'arme di Lu»- 
son, o città di guerra, è fabbricata sulla sinistra sponda 
del Passig , circondata di fossi e di ripari fiancheggiati da 
bastioni: fino dal 1762, epoca in cui fu presa dagP Inglesi, 
queste fortificazioni sono state annualmente aumentala» — 
La sua popolazione si fa ascendere a venti o TWticl^pie 
mila abitanti . Il capitan generale e P arcivescovo vi luuiDO 
i loro palazzi , »^non ammirabili che per le pesanti imese e 
per lo stile scorretto còl quale sono fabbricati* 11 
questi edifizi forma una delle facciate di wèsl inatta 
za ] di fronte ad esso evvi il palazzo del comune , fabbrica 
di bella apparenza. L'udienaa reale, i tribunali inferioiiy 
il consolato o camera di commercio, e quasi tutte le au- 
torità superieri deHa colonia, sono stabilite in questa porte 
della città, dove la maggior parte de' magistrati • deg^ 
Impiegati hanno egualmente la loro retidtosay A come le 



VIAGGIO III 

persone addette al governo. Questo è il soggiorno della 
nobiltà 9 degli altri proprietari 9 dell' aristocrazia in una 
parola ; ma per una compensazione singolare , è ivi altre» 
A che si vede il bagno ed i galeotti, rinchiusi nel caste!* 
lo della Fuer^a. — I più bei concenti della colonia sono 
anch'essi in quella parte di città, il cui insieme , eoa le sue 
vie perfettamente diritte, ha qualche cosa d'austro, di j 
grave, di monacale. — Varie porte dalle oscure volte , mik> 
nite di ponti levatoi, e guardate da posti di truppe di linea 
della guarnigione, aggiungono alcun che a tanta tristezza. 
Queste porte si chiudono la notte ; le più piccole alle otto j 
Hia una delle principali , detta Paerta del Parian , che è 
quella che mette al ponte , si chiude soltanto alle undid 
della sera. Un officiale porta-chiavi, accompagnato da un 
alutante di piazza, è incaricato di questo uflQcio; e quando 
lo ha adempito , deposita le chiavi nelle mani del sotto 
governatore, il quale ha il titolo di luogotenente del re . 
Le cfise fabbricate a rettangolo o in quadro sono di ma- 
lerlale e di un aolo piano; alcune , ma è il minor numero^ 
hanno delle botteghe a pian terreno, essendo questa parto 
dell' edifizio ordinariamente occupato da scuderie, rimes- 
se , cisterne, e da alcuni stanzmii die servono da maga»- 
Zini . Una larga porta adduce a una corte circondata da 
ecoderie, nperte davanti affinchè i cavalli, in un clima 
! sì caldo , abbiano sempre aria. U custode , sua moglie e i 
suoi figli , stanno sempre sotto il portone ove si rime^ 
tono anche le carrozze • La cisterna , posta all'un de' la- 
ti, forma una terrazza al piano degli appartamenti • — 
Un balcone, ossia una specie di ballatoio, circondala parte 
interna del primo piano e può chiudersi con persiane o 
finestre a incastro, adorne di scaglie in luogo di vetri. Qn^ 
sto hmgo tratto, detto la cotiia, serve generalmente di sala 



112 LAFOND 

da pranzo • La parte esterna è essa pare circondata da nn 
balcone , che sporge due piedi in circa sulla strada e si 
chiude nel modo istesso che la calda. — Tutte le case sono 
coperte d^ embrici . Le vie sono selciate nel mezzo alla 
Hac^Adam, e dai lati con larghe pietre che fanno da mar- 
ciapiede, cioè più elevate della strada 9 necessaria precau- 
zione pel gran numero delle vetture, che potrebbero es- 
ser causa di funesti accidenti • Siccome queste rie sono 
tagliate ad angolo retto , perciò , da qualunque parte della 
città ci sì trovi, si può andare sempre air altra estremità 
senza essere obbligati a far lunghi giri • I Cinesi , ai quali 
gli Spagnuoli avevano permesso di abitare in città , dopo 
una ribellione di essi sono stati espulsi, tranne un picciol 
numero ch^ è diventato cristiano , o almeno mostra di es- 
ser tale . 

Bioondo è il nome dato alla città mercantile , situata 
sulPopposta sponda del fiume. Essa componesi di vari quar- 
tieri detti di San Gabriel, di Santa Cruz , di San Fernando, 
di San Miguel, di Binondo e di qualcun altro. Questa seconda 
città è assai meno regolare , ma infinitamente più piace- 
vole e meno malinconica che non la città guerresca sua vi- 
cina ; stendesi ella sulla diritta sponda del Passig e sui ca^ 
naii che in lui si gettano e. quivi risiede la maggior partft 
dei commercianti Spagnuoli e stranieri ; i Cinesi vi hanno 
le loro botteghe o lavoratorii : è insomma la città indu- 
striosa e commerciante, il centro dell' attività e degli af- 
fari. Perciò la sua popolazione supera quella di Manilla 
stessa , e noli' epoca in cui io vi era vi si contava dai ses- 
santa ai settantamila abitanti ^ 

La bocca del fiume è guarnita da due lunghe scogliere • 
Airestrema diritta vedesi un Faro, in cima a una torre di 
cinquanta in sessanta piedi : è però troppo basso per giovare 



TIAGGIO 113 

alle navi che nella notte cercano V ancoraggio, sicché non 
è realmente utile se non ai battelli che vanno in traccia del- 
la bocca del fiume . Sull' estremità dell'altra scogliera, ov- 
vi un piccolo bastione ma sprovvisto d' artiglieria. — Que- 
sta imboccatura è quasi sempre chiusa da un banco di re- 
na, ammontata dall'onde sollevate dalla brezza di grecale . 
Nonostante vi è un passaggio che qualche volta permette , 
alle navi che non pescano più di dieci piedi , di entrare nel 
tempo d'altamarea. — Il fiume presenta l'aspetto if^iii ani- 
mato: le navi ormeggiate alle sponde , i battelli da carico 
che vanno e vengono, le piroghe da traghetto , lo sbarco 
delle mercanzie , la dogana , la folla frettolosa sempre in 
moto , e soprattutto il colorito che i costumi locali e la va- 
rietà degli abiti gettaho in questo quadro , ispirano il più 
vivo interesse. — La dogana era allora nel quartiere di San 
Fernando, sulla sponda diritta del fiume , vicino a un 
seno dove si sbarcavano le merci. Era quello un gran 
fabbricato, ancora in essere oggi , almeno il credo , ma 
che serve da vecchia dogana. La sua forma è circolare 
con tre larghe porte, una granxorte interna^ arcate e ma- 
gazzini. La nuova dogana, fabbricata più tardi sull'altra 
sponda delPassig,e della quale parlerò nel corso de'miei 
viaggi, è lungi da av-ere le comodità dell'antica. 

L'abbigliamento delle classi agiate, e di que'che si dicono 
Spagnuoli, è lo stesso del nostro, modificato soltanto secon- 
do le esigenze del elima: tutti gli uomini portano indistìnta- 
mente un cappello di paglia,unavestee calzoni, ordinaria^ 
mente bianchi } l'abito non si mette che la sera per far visite 
o per presentarsi alle autorità. Gr impiegati, glioflìcialie 
qualche Europeo, portano abiti o lunghi soprabiti di drap- 
po leggiero di lana o di seta . Le dame che si dicono Spa- 
gnuole , nate nella penisola o alle Filippine , e discendenti 



IM.I» H ^«^. 



tu. 15 



114 LAFOND 

da Europee , sono vestite all' Europea } ma siecoine non 
portano fascetta il loro insiene manca spesso di grazia . 
Le meticcie Spagnuole hanno un abbigliamento mezzo enro*- 
peoe mezzo fliippinese, ornamento del tutto sprorristo 
d^ eleganza^ consistente in un vestito il cui taglio è lungi 
dalPessere moderno^ o pure in larghe gonnelle di stoffa ri- 
gata detta cambaya (1)) attaccate a un farsetto di mussoli- 
na. Gli uomini appartenenti a questa classe, non mostrano 
maggior gusto delle femmine nei loro ornamenti . I cai* 
zoni sono di seta larghissimi , molto corti , ricamati sulle 
tasche e nella parte inferiore ; la camicia ci cade sopra 
agitata dagli zeffiri : una lunga e larga veste di seta o d* in- 
diana, un immenso cappello di paglia nera, V indispensa- 
bile ombrello , ed un fazzoletto ricamato sulle spaile , for- 
mano tutto r abbigliamento del meticcio damerino . 

L^ indiana e la meticcia cinese portano la mya , o cant' 
baya^ che cuopre una bianca gonnella, la cui parte inferio- 
re è smerlata con molta cura . Un pezzo quadro di seta 
rigata e ricamata sui lembi , involta il corpo per disopra 
la 9aya , e scende dalla cintola fino al ginocchio; esse lo 
chiamano tapis . Il petto e le spalle sono coperti da un far- 
setto di mussolina velata o più generalmente da un tessu- 
to fabbricato nel paese e chiamato nipis e pigna ; questo 
vestiario è grazioso, e finisce per piacere anche agli stranie- 
ri. — Il nipis è una stoiTa a righe di vivaci colori, di seta 
e di fibre della pianta ni fa , ovvero tratte dalla costola 
delle foglie deir ananasso • La pigna è di un bianco giallo- 
gnolo , e fatta di filo tratto dalle foglie del frutto , del me- 



(I) Quando parlerò degli oggetti di consumo delle Filippine, ritornerò sul- 
la cambaya , e dirò come si fàbbrica . 



VIAGGIO 115 

desimo nome {ptna in spagauolo). Questa stoffa è bellis- 
sima, e ne ho veduta tale da potersi paragonare alla più 
fine tela batista , quantunque ella si faccia a mano e da 
operai non molto esperti nel mestiere . 

Le donne indiane e le meticcie portano sandali chiamati 
scinelasy di velluto ricamato in oro ed in argento ^ ed ornati 
di pagliuole , canutiglia o margarituie : questi sandali so- 
no talmente puntuti e scavati, che le vi possono intro- 
durre appena i tre primi diti del piede , costringendole per- 
ciò a camminare con la testa alta, senza di che non po- 
trebbero tenere jn piede la loro calzatura , essendo obbli- 
gate a trascinarsela dietro piuttosto che portarla. Esse van- 
no a capo scoperto , senza ornamenti , ma coi capelli tirati 
indietro ; qualche volta, ma ciò è di rado, li lasciano sciolti. 

LMndiana o meticcia delle Filippine è di statura giu- 
sta, agile ed elegaote ; il seno è ben fatto, ma si avvizzisce 
tostocbè essa ha parecchi figli. Gli uomini sono piccoli; 
i giovani si stringono molto alla cintola per farla parere più 
svelta: inclinano al furto e alla pigrizia, e sono nel tem- 
po stesso affabili ed ospitalieri • -^ Nelle campagne, se un 
indiano scorge alcuni suoi compatriotti riuniti intorno ad 
un piatto di riso o di altri cibi, si avvicina non invitato, 
si accoscia come gli altri , e senza tante cerimonie mette la 
mano nel piatto , mangia, si lava le dita e parte. Uno stra- 
niero che entri in una capanna ove si stia mangiando , 
giammai non può uscirne senza avere ahneno gustato qual- 
che cosa. La tendenza di questo popolo al furto è forse 
cagionata dalla facilità che egli ha di poter soddisfare ai 
suoi bisogni, ed al poco conto ch^ei fa della proprietà. 
Ed in vero gli oggetti che in quel felice clima servono ai 
primi bisogni della vita , non hanno , starei per dire, valo- 
re alcuno. Il caldo rende gli abiti quasi mutili, e sono un 



118 LAFOIfD 

lusso ed una superfluità. Il tambucco, il cocco 9 la ni- 
pa ed altri alberi abboodauti nel suo paese , forniscono 
il necessario per fabbricar le case. Quanto ai nutrimen- 
io poi, un sacco di riso costa poco (1), e facilmente 
ognuno se lo procaccia, sia con qualche giornata di lavo- 
ro, sia sementandone un campo del quale ottiene facil- 
mente fittanza.I flumi ed il mare sono pieni di pesci 5 11 
pollame cresce intorno alla sua casa , né richiede cara Te- 
runa ; parecchi legumi; germogliano senza cultura ; e le 
conchiglie e i gamberi abbondano sul lido. A che dunque 
sarebbegli utile P attività? e perchè troverebbe egli neces- 
sario il lavoro, che è indispensabile nella nostra vecchia 
Europa? 

Nel settentrione e nei climi temperati , il lavoro è un bi- 
sogno, è UQ dovere del quale bene a ragione si è fatta una 
virtù, perchè è su di esso che si fonda V ordine sociale : nel - 
le contrade dei Tropici , la Natura , con libéralissima ma- 
no , prodiga i mezzi d^ esistenza ) quivi ella sviluppa la sua 
potenza e mostrale sue più sublimi bellezze: ma presso noi, 
ti sole non pel povero irraggia i campi e matura le mes- 
si ; è necessità che egli acquisti con grandi e faticosi lavo- 
ri , quella parte dei beni che la Provvidenza fa crescer 
per tutti ; al contrario al mezzodì, una pianta di banano ed 
alcuni cocchi bastano alla sussistenza di una famiglia; e 
la Natura ve li ha sparsi per tutto, insieme ad una quantità 
di altri vegetabili e di piante nutrienti. 

Il caldo della temperatura addolcisce la vita e riduce a 
poche cose le sue più indispensabili necessità ; soddisfatto 
del poco, sobrio perchè l'esige il clima e Fabitudine glie 



(I) Un lacco di 130 libbre, coita dalla inezia piaitra alla piaitra, leooodo I 
luoghi. 



L 



.- j 



VIAGGIO 117 

lo comanda ^ non coDOScendo se non se di nome la miseria^ 
perchè gli abitanti di quelle contrade sentirebbero essi i 
bisogni di una vita attiva, agitata, e gli affanni delF am- 
bizione , quando la loro esistenza pub scorrere scevra da 
questi tormenti? 

Tale è la natura del Filippinese, vivente nella solitudine 
delle sue campagne; ma dal momento che egli si avvicina 
alle città, tosto che sente il contatto dello incivilimento, 
ne acquistai vizi e diventa ladro . La sua passione pelgiuo- 
eoe soprattutto pel combattimento de^ galli, è conseguen- 
za del bisogno di essere scosso da vive e possenti emozio- 
ni ; e siccome il suo inerte carattere gP impedisce di pro- 
cacciarsi il necessario danaro per soddisfarlo, trova per- 
ciò più comodo r appropriarsi gli oggetti che lo seducono. 
La sua inclinazione per questo combattimento cade in ismo- 
data passione , della quale ninno se ne saprebbe fare una 
idea ; ed è tale, che ella assorbisce ogni altro sentimento. Un 
Tagalese porta sempre seco il suo gallo ; nelle sue passeg- 
giate, nelle visite, in città, nella campagna, egli è l'og- 
getto de' suoi più teneri affetti ; e se per qualche caso 
straordinario lo ha lasciato*JB casa, appena riede nonsMn- 
forma se^la moglie ed i figli hanno salute, ma va ad ae- 
oertarsi se il gallo ha ricevuto il suo pasto; lo accarez- 
za , gli dà i nomi più affettuosi , lo bagna , lo ripulisce 
lo custodisce con tenero affetto , stimandolo il più preziose 
bene eh' egli possegga . È però vero , che un buon gallo ^ 
bene ammaestrato e valoroso nel combattere , può diven- 
tare pel suo padrone un fonte di ricchezza, mercè le 
numerose scommesse ch'egli può fargli vincere. L'infima 
classe della popolazione si dà con ardore a questa passione. 
Non è cosa rara il veder neUa strada due soldati , col ber- 
retto in sull'orecchio ed un gallo sul braccio, fermarsi, 



**^^B^M.MBii~rfi«iaBa>B^aBaB«iMM*dterfS^^H^Mn 



US LAF05D 

volgersi la parola 9 presentarsi rimo all'altro i doecampio* 
0Ì9 eccitarli col gesto e eoo la roee, ed essere in sul qo* 
mento attorniati dalla folla cbe scommette in favore o 
contro a ciascuno atleta. Ma questi non sono cbe i prelu- 
di dei grandi combattimenti che si rinnuovano ogni gior« 
no in diverse parti della città. Il governo di Manilla prò* 
fitta di una tale passione per trame frutto 9 ed il prodot* 
to forma infatti una porzione delie pubbliche rendite. I 
combattimenti de'galli sono dati in appalto 9 e sono a tar 
li spettacoli destinati luoghi fissi. Per entrare nessun pa- 
ga; ma ciascun gallo destinato al combattimento b tas- 
sato a tre reali ^ e gli altri a un reale soltanto . Quivi è 
dove può giudicarsi delF esaltazione di cosi straordinaria 
passione ^ cbe esalta e mette sossopra il popolo a tanto alto 
grado 9 quanto i melodrammi de' nostri teatri . Yedmdo 
il furibondo ardore dal quale sono animati questi animali 9 
direbbesi eh' essi conoscono la parte che stanno per rap- 
presentare 9 e cbe uscir non debbono dalla lizza se non 
se trionfanti o morti . Non col becco co' loro sproni na- 
turali combattono , ma con sproni di fino acdaro e sottili 
attaccati alle lor gambe^ e de' quali fanno uso con mara- 
viRliosa destrezza • 

Ho detto cbe l' indiano tagalese manillese è ladro^ ed 
invero in ciò è maestro . Sarebbe diiBcile voler metter 
maggiore accortezza e destrezza nel furto; e gl'industriosi 
esercitatori di questa branca nelle passeggiate 9 nei teatri 
e nelle strade di Parigi , debbono arrossire dinanzi ad essi» 
Un bambucco appoggiato a una finestra aperta ^ basta ad 
essi per iscalarli ; si arrampicano a questo bastone con la 
rapidità delio scoiattolo ; loro serve per giungere in cima 
ai muri in un batter d'occhio, per salire ai balconi donde 
poi penetrano negli appartamenti senza il minimo rumo- 



VIAGGIO 119 

re , nei quali gMmpadroniscono di tatto ciò che loro viene 
alle mani. Di ciò avemmo prova in questo viaggio • 

Il Daboisviolet , il Bitter e il capitano, abitavano nel 
quartiere di san Gabriele , in una ampia e bella casa che 
dava sul fiume. La sera che ci venne fatta la loro visita 9 
lo dormiva nella camera accanto a quella del Collinet. 
Vari di questi destri mariuoli dal balcone sMntrodussero di- 
rettamente nella stanza del Duboisviolet , gV involarono del 
danaro e una cassetta contenente fogli importanti ^ passan- 
do poscia nell'appartamento del capitano lo sbarazzaro- 
no di parecchie sue robe j come pure della croce d^ onore 
che era appesa allo zanzariere del suo letto ; e per non 
farmi ignorare eh' essi erano venuti fin dove io dormiva , 
si degnarono de' miei calzoni 9 i quali, dopo aver cercati e 
ricercati la mattina di poi , li trovai vicino ai bambucchi 
che avevano servito ad assicurare loro la ritirata, e dove 
li avean lasciati senza dubbio si come spoglie indegne 
della loro attenzione. Questo furto fu eseguito con tanta 
abilita, che niundi noi udì il minimo remore. Il Dubois- 
violet fece subito ricorso; alcuni dei ladri furono arresta- 
ti , e si ritrovarono varie robe , ma non il danaro né le 
carte , che andarono perduti . 

La nostra nave era raccomandata a negozianti stranieri , 
che nella piazza godevano di buona riputazione ; ed un ^tal 
Kierulff, uno de' soci , era figlio del governatore danese di 
Sarampur • Le case di prim' ordine erano allora quelle di 
Baldassarre Mier, di Ferdinando Ruiz, di Andrea Pai- 
mero ed Agostino Escarella, genovese intraprendentissi- 
mo. 

Tra i principali negozianti di Manilla non debbo di- 
menticare Felice Dayot, francese, nato a Redon , il quale 
si è acquistato un nome , per aver disegnata la topografia 



'<^ ■ 



180 LAFOND 

delle coste di Goncincina, lavoro eseguito insieme a suo 
fratello; le carte di quella contrada fatte da lui, sono le 
migliori che si conoscano. Questi due fratelli hanno anche 
figurato negli avvenimenti di Concincina, durante gli ulti* 
mi due anni dello scorso secolo • Essi erano del numero di 
quella ventina di oiQciali francesi, che nel 1789 prestaro- 
no r aiuto della loro esperienza alPimperatore Gya-Long, 
morto nel 1819 , e celebre per le vicissitudini della sua for- 
tuna. Da una delle rivoluzioni- troppo frequenti in Asia 
cacciato dal trono e da^ suoi avi , erasi refuglalo con mil* 
le , e cinquecento proscritti al pari di lui , in una isoletta 
della costa ; il vescovo di Adran, missionario francese, atti- 
vo, destro, intraprendente, si era attaccato alla sua causa; 
di quivi volse lo sguardo alla Francia, diede speranza all^im- 
peralore delPappoggiodi lei, e partì col figlio di Gya-Long. 
Giunto a Parigi, lo presentò a Luigi XYI, e poco dopo fa 
conchiuso un trattalo, col quale la Francia obbligavasi a 
fornir truppe, armi e danaro , e Gya-Long cedeva in cambio 
la baia di Turanna ed un esleso territorio sulla costa • Ma 
la rivoluzione francese ed il tristo volere del governatore 
di Pondichery , T Irlandese Gonway, fecero svanire questi 
progetti; soltanto diversi officiali , nel qual numero erano i 
fratelli Dayot^ accompagnarono il vescovo. I loro consigli 
ed i talenti non furono inutili; e, dopo vari anni di per- 
severante lotta, Gya-Long risali al trono • I fratelli Dayd 
gii avevano formata una marina che fu il principal motore 
de'suoi felici successi; ma quando egli si trovò nuova- 
mente in potere, si dimostrò ingrato; il Dayot maggiore 9 
a causa dei disastri che in mare non possono né prevedersi 
né superarsi , ebbe la sventura di perdere una fregata, e 
r imperatore voleva, secondo Fuso del paese, sottoporlo alle 
verghe; ma questo bravo officiale, sdegnato, lasciò Huè, 



k. * 



Yl AGGIO lil 

capitale deir impero d^Anan, e passò a Turaiuia, dove^ 
malgrado del sopraggiungere 'di un tifone , non tardò ad 
imbarcarsi in un debole battello costiere, per andare a 
Macao: fino da quel momento non si è più avuto notizia di 
lui. Anche Felice Dayot, abbandonò la corte dove era man- 
darino di un grado distinto ; si recò , a Ganton sperando di 
trovarvi suo fratello; ed essendo ivi da qualche tempo , 
rimperatore Gya-Long gli mandò preziosi regali, invitandolo 
a ritornare; ma egli ricusò, e venne 'a ^stabilirsi a Manilla 
dove si ammogliò. La sua famiglia era bellissima, e noi fuip- 
mp accolti da lui con la più dolce e più affabile ospitalità • 
In tutte le famiglie che avevano contratto parentela con 
donne o uomini francesi , eravamo accolti come coropa- 
triotti : r alta mercatura, i principali impiegati , ci acco- 
glievano anch^essi con quella cordialità che distingue i 
coloni Spagnuoli. Quelle relazioni piacevoli, queir espi- 
talità usuale e generosa , ci rendeva il soggiorno più caro • 
Fra gli abitanti dei quali ho particolarmente tenuta me- 
moria, mi è grato il citare Don Luigi Baretto, negoziante 
bengalo-portoghese, moro quanto un negro di Mozambico, 
ma ragguardevole per la persona e per le maniere ; il quale 
essendo immensamente ricco, trattava con lusso e fasto 
asiatico . La sua splendida casa era frequentata da scelta 
compagnia ; e sua moglie , giovane e galante Spagnuola 
europea, ne faceva gli onori con una grazia e una disin- 
voltura tutta parigina. Prima di lasciare Manilla, almeno 
per questo viaggio , debbo anche ricordare uno de^ nostri 
degni e bravi compatrlotti , cioè il capitano Don Luca 
Fruneaux, nato a Nantes ed ammogliato nel paese, dove 
era molto stimato , e dove comandava un baslimento della 
marina coloniale • Questa marina , tanto a Manilla che 
a Giava , forma un corpo distinto e separato dalla marina 



VI. 16 



dello Stato , ed ba i suoi regolamenti particolari di avao- 
xamento e statati diversi. Per esempio: un officiale della 
marina coloniale non pab, In Ispagna, passare nella marina 
reale, abbench&]essa ammetta qnesti nltimi con grandi Tan- 
taggi . Parlerò altrove piò specialmente delle forte militari 
della colonia, e di tutto cib che concerne le Filippine, dove 
sono tornato nel 1832 , e dorè bo fatto una longa dimora. 
In qaesta rada compiemmo il carico con legno di sandalo, 
e prendemmo diversi passeggìeri , trai quali due frati che st 
portavano alla Cina: tuo di essi, che dovea rimanere a Macao 
io qualità di procuratore del convento, era on buon compa- 
gnone, gioviale, spiritoso, affabile e pieno di comnnicativa: 
Paltro, semplice missionario , era di un carattere del tatto 
opposto; capo ed austero, orava o leggeva contiaDamenta 
il suo breviario. Il carattere di questi due nomini, sembrava 
presagir loro destini diversi: Il primo è probabilmente ancora 
a Macao, dove lo lasciai nel 1830| procnrator generaledella 
missione Spagnuola ; il secondo è morto martire della fede. 
I Abbandonammo Manilla a mallncaore, ma con la spe- 

' ranza di ritornarvi. Le sue superbe campagne, sempre ver- 
di eliorite, i suoi abitanti così buoni, ed ospitalieri, era* 
uo cagione del nostro cordoglio . 




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I VBHTi orientali serriroito mirabU- 
[ meote per dare alla vela ; uscimmo 
speditamente dalla baia diHaailla, 
• col farore di una leggera brezza di terra bordeggianuno 
la costa dì Luasoa fino al capo Bojador : ma ir! avemmo a 
lottare coi venti grecali, che ci obbligarono ad assicurar le 
-vele ; finalmente , dopo tre giorni di faticosa navigazione 



IW LAFOKD 

giungemmo a sorgere un poco a levante, e, passando da- 
vanti i Pa/ra5 , scogli o isolette poco sopra alle acque, in 
linea retta dal capo Bojador air isola di Lemma j navi- 
gammo per le coste della Gina . 

Non eravamo ancora alle viste della terra 9 dm fi ma- 
rinaro di sentinella gridò: Una vela! poi, una seconda, 1 
una terza , una quarta . Non più che un quarto d^ora dopo, 
1^ orizzonte era coperto da una foresta di all>eri, e presta- 
mente fummo circondati da una moltitudine di grandi 
battelli: erano essi de' pescatori Cinesi. 

Sembra che la Cina non possa alunentare tutti i suoi 
abitanti . Una emigrazione regolare e periodica , ad onta 
del rigore delle leggi che la proibiscono senza poterla ioi- 
pedire , volge ogni anno V esuberanza di quella popola- 
zione verso Batavia e Già va. Manilla, le Filippine, la 
Cocincina, T Arcipelago Indiano e la penisola Malese; da 
un^^aUra parte, innumerevole moltitudine di pescatori han- 
no stabilito il loro instabile domicilio sulle barche e lungo 
le coste, alle bocche e sulle sponde de' fiumi; altri battelli 
finalmente e più numerosi, stanno costantemente in alto 
mare per isf uggire alle vessazioni de' mandarini, e cer- 
care suir onde que' mezzi di sussistenza che loro niega la 
terra . Il fenomeno dell' esistenza di questa marittima po- 
polazione alle porte della Cina , è di tal natura da far pen- 
sare stranamente intomo all' ordine gorenutttvo e allo sta- 
to sociale dell'Impero Celeste. .;. 

Questi pescatori si avventurano spaisi» flM t fruita e 
quaranta leghe dalle coste. Il mare è la loro patria, le 
barche il loro dominio; in esse nascono, Tivono e mooio* 
no; vi hanno il necessario e le loro famiglie: insomma è 
la vita domestica in alto mare, e come Enea, portano es- 
si i loro lari sui flutti. Il maggior numero di questi pe» 



VIAGGIO U7 

scatori tocca la terra ferma di rado , e potrebbesi dire che 
non conoscono il loro paese se non per averne udito par- 
lare . Certi battelli della costa recano loro le provvisioni 
e le derrate di che sono mancanti, e le cambiano coi pro- 
dotti della loro pesca ^ i bastimenti poi sono si ben costrui- 
ti 9 che soltanto nelle tempeste si decidono di avvicinarsi 
a terra per cercarvi un ricovero. Questa società di pesca- 
tori ha cerimonie 9 idoli particolari, costumi, usi e pre- 
giudizi , che sono lor proprii , e lo studio dei quali sareb- 
be singolarissimo , perchè un ordine d^ idee del tutto di- 
verse regna in mezzo a questa popolazione amfibia, o per 
meglio dire assolutamente acquatica. 

Gli equipaggi di questi battelli , ad onta del numero de- 
gl'individui che vi sono ammassati, sembrano vigorosissi- 
mi e godenti di salute robusta , vantaggi che possono attri- 
buirsi al loro genere di vita sobria e faticosa a un tempo. 
I bastimenti si accoppiano e tirano tra di loro le reti ; il 
prodotto della pesca , è disseccato o salato o venduto lun- 
go la costa : conservano anche del pesce vivente in cisterne, 
che si empiono da sé stesse di acqua del mare • Talvolta 
questi uomini si esibiscono come piloti per condurre le navi 
Europee a Macao , e chieggono per questo servigio cento, 
duecento e fino a trecento piastre ; ma siccome si è certi 
di trovarne vicinissimo a terra, si può benissimo far sen- 
za di quelli che si trovano in alto mare . È varie volte ac- 
caduto , che navi in bonaccia sono state sorprese , assalite, 
predate , e scannati i loro equipaggi da codesti pescatori ; 
ma simili avvenimenti non sono al dì d' oggi comuni ; lo 
erano invece al tempo in cui i pirati per lunghi anni dan- 
neggiarono le coste della Gina, e tennero fronte alla flot- 
ta imperiale , che non potè finir quella guerra se non con 
l'aiuto del governo portoghese di Macao. 



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IM LAFOND 

Alle vicinanze delP isola di Lemma^ detta anche la Gran 
Lemma ^ altri più leggieri navigli si avvicinarono; essi ave- 
vano a bordo piloti della costa. Questi navigli, unitamente a 
quelli che stanno in allo mare 9 dei quali ho piii sopra par- 
lato, sono chiamati sapateones e lorchas dai Portoghesi, 
fishing-boatj pilot'boat ^ e fast'boaty cioè battelli pescato- 
ri, battelli piloti, e battelli leggieri, dagringlesi, secondo il 
genere di servizio ai quali sono destinati ; questi ultimi, svel- 
ti, eleganti, per la loro forma, costruiti di legno di canfora 
e di pino, verniciati e non dipinti, che è quanto dire coperti 
da una ragia che conserva il colore del legno , sono soprat- 
tutto rimarchevoli per l' ammirabile loro pulizia e per la 
straordinaria lor forma; il didietro è grosso ed elevato, 
mentre il davanti è sottile e sembra immergersi nelle onde , 
il che dk loro la graziosa forma di un cigno: la lunghezza 
poi comunemente è di cinquanta piedi, e la larghezza in 
proporzione ; il carico è dalle quindici alle venti tonnellate: 
hanno due alberi, e qualche volta tre. Le vele di stuoia sono 
disposte in trapezi irregolari; quella di mezzana è sempre 
più piccola della maestra , e quella d^ artimone lo è anche 
di più. I Cinesi manovrano con maravigliosa destrezza questi 
battelli, che camminano rapidamente quanto i più lesti vo- 
latili; essi abbordano e s^attaccano alle catene delle sarchio 
con un uncino di ferro fisso air estremità di un bambucco, 
ed una volta attaccatisi, gli uomini colgono il momento e si 
slanciano a bordo con impareggiabile agilità. Bisogna non 
mostrarsi pressati né vogliosi di ricevere la visita oP of- 
ferta del servigio de' piloti, perchè si correrebbe rischio 
di pagarli assai troppo; bisogna ascoltarli tranquillamen- 
te , e ribassare almeno tre quarti del prezzo che chiedono: 
nel monsone di grecale, purché il tempo sia bello, il pilo- 
taggio dairisola di Lemma a Macao, non de vesi pagare che 



I 



I 



I 



VIAGGIO 139 

dalle venticinque alle cinquanta piastre al più ; nelPegua! 
viaggio fatto da me parecchi anni dopo , non spesi che die- 
ci piastre. 

Questi uomini sono veri mendici , e vogliono di tutto 
ciò che si offre a' loro sguardi : riso , bove salato ^ biscot- 
to , nulla sdegnano, e s^ accomodano in modo che il lo- 
ro equipaggio sia sempre nudrito a spese della nave che 
guidano . 11 maggior numero parla un gergo inglese inintel- 
ligibile , e quasi impossibile a indovinarsi a cagione della 
loro pronuncia; ma conT aiuto de^gesti, comunemente mol- 
to intelligibili , suppliscono alle parole che loro mancano : 
quelli poi che non sanno questo preteso inglese , ricorrono 
ad una mimica facile ad essere intesa; per esempio, vi 
mostrano una quantità di monete , bucate nel centro ed 
infilate in un giunco ; il numero di esse indica quello delle 
jdastre che essi domandano. 

Ciascun battello peschereccio trae seco un piccolo boat 
simile a una gondola la cui poppa e prua sono un poco ele- 
vate; esso traggesi lentamente, con Paiuto di un remo che 
volge indietro infilato ad un pioletto fatto a guisa di grosso 
chiodo . Questa maniera di rimorchiare è impiegata per 
tutti i battelli che navigano nel Tigri e negli altri fiumi. 

La costa della Gina è monotona , e non animata che dal- 
la prodigiosa attività della navigazione • 

La spiaggia è montuosa , 

Il golfo che precede V imboccatura del Tigri pelPesten- 
sione di venticinque a trenta leghe di lunghezza e quin- 
dici di larghezza, è tempestato da una moltitudine di iso- 
le di tutte le grandezze, di tutte le forme, generalmente 
scoscese , aride , sassose , cenerognole , sulle quali non 
scorgonsi che sottili e stentati cespugli , oppure un poco di 
musco nella stagione piovosa. Questa cupa e malinconi- 



VI. 17 



130 LAFOND 

C4 vista, ricorda elìdesse furono il nascoDdiglio de^ terri- 
bili pirati guidati dal celebre Sctng'-Yikj che da vasi il ti- 
tolo dir^ dei mari ^ e le cui ruberie, nel corso degli anni 
1809, e 1810, fecero tremare Timperatore sul suo trono, 
e sparsero il terrore su quelle coste ed in quelle acque . 

Queste isole , sono generalmente separate da canali pro- 
fondi e praticabili per le grandi navi , quantunque stretti. 

La più ragguardevole è Ngao-Men, isola che avrà ven- 
ticinque leghe circa di circonferenza. Ivi, verso la metà 
del decimo quinto secolo, tempo in cui la potenza porto- 
ghese brillava nel suo maggiore splendore nelP Indie, que- 
sta nazione ottenne dal governo cinese il permesso di for- 
marvi uno stabilimento ; i Portoghesi sollecitarono però la 
concessione delP isola intera, ma non né fu loro conces- 
sa che una piccola parte. La scelta della posizione che 
governa queir immenso arcipelago e domina rimboccatu- 
ra di uno de' più grandi (lumi della Cina, facilitando i mez- 
zi di attivare un commercio lecito o di contrabbando con 
quella contrada, attesta la grandezza delle idee politi- 
che e commerciali de^ Portoghesi di quel tempo. Fa di 
fatto il tempo eroico di quella nazione, che, ad onta de- 
gli stretti suoi limiti e della debolezza numerica della sua 
popolazione, ha fatto si bella comparsa nel mondo. 

La Cina permise a^ Portoghesi di stabilirsi sur una lin- 
gua di terra congiunta per un istmo alPisola di Ngao-Men, 
della quale dimandavano la piena concessione ; ma trovò 
mezzo di rinserrarla con una sorveglianza, che aumentò 
ogni anno di attività. Nonostante la sua sospettosa politi- 
ca, questo banco mercantile fu sorgente di ricchezze pei 
suoi possessori, fino al momento in cui la concorrenza 
olandese ed inglese venne a porre un termine alla sua prò- 



TIAG^IO 131 

sperila *, sicché Macao al di d^ oggi è . piuttosto una città 
cinese che una colonia portoghese . 

La città di Macao, detta in cinese U-Mun^ è in una 
posizione sana e dilettevole, diciotto miglia a levante da 
Ganton, dodici dalla Gran Lemma, e qualche cosame- 
ne dalla Grande Ladrona : è questa V unica colonia euro- 
pea in tutto r impero cinese, possedimento precario ogni 
di più, e disputato da quel governo imperiale : colline co- 
ronate di pini mal cresciuti, circondano la città fabbrica- 
ta sulla penisola della quale ho parlato, e che termina Pi- 
sola di Ngao - Men al mezzodì . 

Quando avemmo dato fondo nel passo di fronte a Ma- 
cao, lungi pili di due leghe da terra, il pilota cinese che 
avevamo a bordo , ci fece sapere esser necessario di man- 
dare un canotto a terra per dimandare alP ffopoo, o di- 
rettore della dogana, il pilota che ci dovea guidare a 
Wampoa. Io fui mandato nel battello in cui era imbar- 
cato anche il Duboisviolet col suo segretario: verso le dieci 
giungemmo alla Praya- Grande^ porto mezzo europeo e 
mezzo asiatico ; i battelli destinali a^ passeggieri erano a 
centinaia nella baia , e parevano volteggiarci intorno ; la 
loro leggerezza in sulP acque , e la facilità con la quale 
voltano bordo sono sorprendenti ; spesso veniano guidati da 
due tre giovinette , alcune delle quali erano di fattezze 
graziose • 

Una fila di belle case , bianche , eleganti e fabbricate 
all'europea, sorgevano sulla riva in una estensione di 
quasi un miglio ; questo è il luogo detto la Praya- Grande. 
1 bei fabbricati della Compagnia inglese, si facevano di- 
stinguere tra quegredifizi, la maggior parte dei quali era- 
no abitati dai commercianti di quella nazione, che vengo- 
no a passarvi il tempo della tratta del thè , e da qualche 



ISS LAFOND 

ricco commerciaoie portoghese o di altre straniere na- 
rioni. 

Nello sbarcare , la dogana ci fece pagare una piastra o 
sieno cinque franchi per ognuno ; ed altrettanto per ogoi 
valìgia o collo di mercanzia: imposizione ingiusta, umiliante 
I e grave, alla quale gli istessi Portoghesi non osano sot- 
trarsi (1); poiché io ho già detto, che il loro dominio a 
Macao è puramente di nome; la loro bandiera non vi sren. 
tola che per tolleranza , e la potestà cinese si mostra do- 
vunque. E v vi bensì una dogana portoghese, Alphantica^ 
che percepisce que^ pochi diritti che la cinese munificenza 
si degna di concederle: ma è V hopoo^ dogana cinese, 
che esige non solo i diritti sulle mercanzie d^ importazione 
e di esportazione, ma invade eziandio tutto il fiscale domi- 
nio, come delle patenti, diritto di pesca, fabbricazione e 
fitto sia di case sia di botteghe ec. ec. , insomma che si è 
appropriata tutte le sorgenti della rendita . 

Il Duboisviolet, dopo di aver fatto prevenire Vhopoo 
ed ottenuto un piloto, recossi da un commerciante inglese 
pel quale aveva lettere di raccomandazione, e questi af- 
frettossi di mettere a nostra disposizione il suo comprador. 
Questi compradori sono una specie di maggiordomi au- 
torizzati dai mandarini cinesi; essi hanno il monopolio 
deir approvvisionamento delle navi, e sMncaricano esclusi- 
vamente di provvedere abbisogni di esse: per forza bisogna 
cadere nelle loro mani ; e quantunque gli obblighi della 
loro mediazione* non sieno assoluti , siccome a Ganton del 
pari che a Macao tutti i mercanti sono Cinesi, così accade, 



(0 Questo diritto non pagano gli stranieri che vengono a sbarcare con 
canotti europei . 



TIAGGIO 133 

che un servo europeo o straniero qualunque, addetto agli 
Europei , potrebbe star sicuro d' essere grandemente ru- 
bato o ingannato, se comprar volesse direttamente. È dun- 
que forza servirsi dei compradorij poiché de' due mali 
bisogna evitare il peggiore • 

Io era venuto a terra per provvedere fresche provvisio- 
ni ed accompagnarle a bordo ; la mia parte era finita su- 
bito che il comprador s'incaricava delle mie funzioni ; pro- 
fittai perciò di questi momenti di libertà per veder Macao 
aspettando P ora della partenza • M' incamminai alla volta 
del quartiere cinese, detto eziandio il Bazar ^ situato nelF in- 
terno della città sul braccio di mare chiamato fiume di Ma' 
eoo. Questo quartiere componesi di una moltitudine di corte 
e strette vie, che s'incrociano in tutte le direzioni, prov- 
viste di botteghe bellamente adorne di svariate ed infinite 
mercanzie ; una folla affacendata annunciava che questa 
parte della città era il centro di un gran moto commerciale. 
Gli scali qua e là sulle sponde del fiume , erano ingombri 
da chi andava e veniva, e da una innumerevole quantità di 
battelli da traghetto per trasportare gli abitanti da un 
quartiere all' altro , ovvero per condurli a bordo dei gran- 
di navigli del paese ; in questo canale sorgono le giunche 
cinesi e le navi portoghesi , e sulle sue sponde veggonsi le 
fattorie, i magazzini, le dogane portoghese e cinese , come 
pure i cantieri di costruzione . 

Nel quartiere portoghese trovai alcune chiese di me- 
schina apparenza ; la maggior parte delle vie sono assai 
montuose e mal fatte , eccettuatone pochissime *, e tutte 
conducono dalla Praya Grande verso il fiume di Macao . 
Avendo poco tempo da perdere, mi afi'rettai, in compa- 
gnia del cinese che m'era stato dato per guida, di uscire 
dalla città , per avere almeno una qualche idea delle sue 



134 LAFOIIB 

vicinanze. Girai subito una parte del suo recinto , e rien- 
trai pella porta vicina al cimitero cinese , dopo di aver 
dato uno sguardo al forte portoghese che domina il ma- 
re. Ad ogni porta vidi una guardia di soldati negri o 
cipai Indiani , comandati da officiali portoghesi o sedieen* 
ti tali. 

La penisola sulla quale è situato Macao, non è piii lunga 
di mezza lega né più larga di un quarto. LMstmo che la 
riunisce, per meglio dire che la separa dalF isola di Ngao* 
Men , è strettissimo e chiuso da una muraglia che né i 
Portoghesi, né gli altri stranieri possono oltrepassare ^ 
o che non oltrepassano impunemente. Il suolo di questa 
piccola penisolaé irregolare, sparso di collinette dirupate 
e pittoriche nelle loro piccole proporzioni ; la città occupa 
una parte di questo spazio; il resto é coperto di ville, la 
risplendente bianchezza delle quali da un ridente aspet- 
to ai contorni. Una di queste collinette, compresa nel 
recinto della citta dalla parte del fiume , termina con k 
celebre grotta dove Fautore dei Lusiadi compose il suo 
poema ; alcune altre sono coronate da' fortini portoghe* 
si, r artiglieria de^ quali é limitata dai Cinesi, che dimi- 
uniscono a lor piacere i pezzi dei quali fossero stati ar« 
mati : anche per racconciare i loro carretti é necessaria 
ai Portoghesi una autorizzazione speciale del governo d« 
nese. 

La popolazione della citta e deir istmo di Macao si con- 
ta come segue : cinquecento Europei veri , venticinque a 
trenta mila Cinesi , e quattromila Portoghesi , quasi tat- 
ti di sangue impuro, o provenienti dal miscuglio, eoo 
una infinità di sfumature e gradazioni, della razia eu- 
ropea con le razze cinese, indiana, timoriana, malese ed 
affricana . 



VIAGGIO U5 

Le umiliaziooi a che i Cinesi sottopongono questa dege* 
nerata razza di portoghesi 9 sono intollerabili ; ed essa sot- 
trarsi non può a una tanta abbiezione , perchè il governo 
imperiale, con una sola parola , potrebbe affamar tutta 
quella popolazione e forzarla a cercare altrove fortuna • I 
Cinesi non temono se non che i Negri abitanti in Macao , 
sieno essi schiavi o liberi, i quali sonosi spesso riuniti ed 
hanno fatto tremare i mandarini. 

L'ancoraggio di Macao, che ha nome di porto della Tay- 
pa , è formato da parecchie dirupate isole , ed è di fron- 
te alla città; evvi anche la baia portoghese, e Praya-Pe- 
quena. A borea delFisola di Ngao-Men scbiudesi la maggior 
foce del Tigre , limitata a borea dalla costa cinese. Questo 
passo che è il più praticato mentre spira il monsone di 
grecale vien detto il passo del di fuori. 

A Macao vidi molte donne; e siccome erami stato detto 
che a Canton si facevano veder di rado in pubblico, così 
porsi loro qu ella attenzione , alla quale il bel sesso ha di- 
ritto dovunque, non che alla Cina, e di cui un uomo di 
mare è suscettibile. Quelle che erano nei battelli, e perciò 
donne del volgo, portavano tutte lo stesso abbigliamento, che 
consisteva in una specie di veste tunica di seta o di coto- 
ne, sempre di colore azzurro o scuro, scendente fin sotto 
alle ginocchia e coprente calzoni dello stesso drappo, so- 
stenuti ed attaccati al corpo con cinture rosse, amaranti 
celesti : portavano smanigli d' argento , d^ avorio , o di 
vetro alle estremità delle gambe e delle braccia; i loro pie- 
di, di grandezza comune, erano ignudi o calzati con san- 
dali; e finalmente elle erano commendevoli per T estrema 
loro pulizia . 

Neir interno della città vidi donne con piedi piccoli, 
appartenenti senza dubbio a un ceto più elevato : io sof- 



136 LAFOND 

friva per esse nel vederle cammioare sì difficilmente, ap- , 
poggiandosi, quasi che si dolessero, al manico di bambucco i 
di un ombrello; altre erano accompagnate da un servo, 
che le riparava dal sole con un grande ombrello di carta 
ingommata - tutte avevano i capelli tirati suìV alto del ca- 
po , ornati di flori artificiali e di lunghi spilloni dorati • 




ìy3ii 



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IV tif'i«mo Bit 



"■«■OTO m i,Baay 



CAP. vra. 



n Comprador • — Sue Iniuiaiii < 




: iDiTTE le prorrisioAta berdbdellMt- 
i teUodiM6e,leaGeMnpafnBÌa>lBiM- 
ve , ed aspettaramo il [rilote , che 
giunse dopo il nwzn^ioroo col Dubolsriolet. Verso set» 
spiegammo )e vele per l'imboccatura del Tigre, detta dai 
Portoghesi Baca Tign$ •■ questo h li ponto {4d eretto del Sn- 
mediCantui; esso non è ^à largòtiùo miglio, intastoche 
aldilàe fiaoa Wampoa loèdf daeeiBqaakbolaogopià, 



138 LAFOND 

contando le ìsole e i diversi rami che sono generalmente 
assai larghi • Yi giungemmo di giorno e senza aver ayuto 
bisogno di gettar P ancora. Ivi^ come in altri passi del fiu- 
me , sono de' forti con guardia cinese comandata da' man- 
darini militari • 

Tutte le navi che montano il fiume o che ne escono , 
sono obbligate a soffermarsi , e qualche volta ancora ad 
ancorarsi a determinate stazioni, perchè il piloto deve 
scendere a terra per far vidimare la sua sctap o passapor- 
to : sonovi anche da pagare certi diritti . 

I forti che si vedono sulla sponda porgono una svantag- 
giosa idea de^Vauban e de** Caéhorn cinesi ; poco formida- 
bili comunemente, consistono in un muro di cinta di sei od 
otto piedi di altezza, allungato sui fianchi o sulla cresta 
di qualche, collina , e rinchiudente uno spazio la cui su- 
perficie non è che di pochi jugeri. La parte che guarda 
il fiume è la più alta; essa ha merli e troniere , ove sono 
alcuni pezzi di cannone , che non potrebbero tirare che 
scarsissimi colpi. Questi forti, sprovvisti di bastioni e d*ope- 
re avanzate, chiudono qualche fabbricato destinato ad al- 
loggiare la guarnigione ed il mandarino che la comanda. 

E a memoria di molti , che nel 1816 essi vollero op- 
porsi al passaggio della fregata VAlceste^ che aveva condot- 
to lord Maccartney alla Cina; il capitano Maxwel, che io 
vidi più tardi nell'America Meridionale, fece fuoco sopra 
alcune di quelle batterie , ne smontò parecchie, accise vari 
uomini , e passò oltre • U vice re di Canton , per dissimu- 
lare un tanto ricevuto insulto , non seppe far meglio che 
ringraziare li comandante della fregata inglese pel saluto 
da lui fatto all' imperatore I ! 

Nel 1834 ebbero gl'Inglesi nuova occasione di dare a'Q* 
nesi una non meno convincente prova dell' ineflicacia delle 



\ 



VIÀGGIO 139 

loro fortificazioni: lord Napìer ^ mandato per una commis- 
sione dalla Compagnia dell^ Indie al vice re di Canton, 
entrò nel Tigre ad onta delle minacele dei mandarini ; T ar- 
tiglieria delle sue due fregate ebbe rovesciato in un mo» 
mento i forti delle sponde , ed ucciso , inutilmente per 
Tero dire , gran numero de' loro difensori • 

I soldati cinesi non si distinguono, almeno per me, dal 
rimanente degli abitanti , che per una specie di cappello 
appuntato a guisa di cono , adorno di alcune frange di seta 
•scendenti dalla cima di esso. IL berretto de' mandarini mi- 
litari è di velluto nero , rotondo nella parte superiore e 
terminato da una ghianda o pure da un bottone dorato , 
donde cadono frange di seta rossa simili a quelle de' sol- 
dati , che coprono quasi tutto il berretto i cui bordi sono 
sporgenti e arrovesciati. 

Non senza difficoltà superammo il primo passo del fiume : 
spirava allora il monsone da grecale , ed il vento essendoci 
contrario per montare contr' acqua, si dovè bordeggiare; 
ma le bordate erano spesso così corte ,' che appena ferma- 
te le yele bisognava voltar direzione: talvolta ancora ci 
lasciavamo derivare dalla corrente , che è rapidissima • I 
piloti sono generalmente esperti; parlano l'inglese, ed in 
quella lingua conoscono benissimo la manovra delle nostre 
navi ; il loro comando ha dell'imponente , e dii rado s'in- 
gannano nelle loro evoluzioni .Nei passi difficili adoprano 
piccoli battelli che fanno ancorare sulle sponde del cana- 
le , ed allorché è notte vi accendono fanali per servhre d' in- 
dicatori • Quello del piloto che sempre ci accompagna, aiuta 
alla nave a voltar bordo, quando la manovra non sia trop- 
po spedita . 

Passati appena i primi forti , il paese cangia totalmente 
di aspetto : il terrrao, che all' imboocaÈtura del fiume e sul- 



140 LAFOHD 

le due rive era scosceso ed arìdo, diventa ad mi tratto 
piano e fertile , e può dirsi che c<A soltanto incmninci la 
4;oltiyazione • Queste vaste pianure sono coperte da im* 
mense risaie , ed il fiume che le bagna, dividendosi in 
molti rami, forma una infinità d'isole i cui lembi presen- 
tano un quadro bizzarro , somigliante al quale non tre* 
vasi se non che in Olanda. Essendo tutte quest'isole a fior 
d'acqua e spesso sommerse, sembra che le barche, v&> 
dute nei canali, corrano sopra la terra; ad ogni mommito 
scorgevamo le loro grandi vele giallastre muoversi len- 
tamente in mesto alla verdura che copriva la campagna • 
Le colline che chiudono in lontananza V orizzonte , sem- 
brano tante isole , o somigliano a ritondati monticelli fatti 
ad arte , e in qualche luogo alquanto arborati • 

Torri alte , ottagone ed a molti piani, sorgono di tratto 
in tratto. Non è ben noto a quale uso fossero, destinate, ma' 
supponesi che esse venissero erette per servire di guardia in 
caso di una irruzione nel territorio . A pie di queste torri 
e wi ordinariamente una piccola pagoda abiUta da' bonzi; 
dove però esse sieno sulle sponde del fiume , allora un 
mandarino di dogana o di giustizia vi risiede con alcnqi 
soldati • 

Più ci iC inoltra, e piii aumoota la popolazione e da 
tutte le parti si veggono capanne ; spesso ancora molti 
battelli unisconsi in un seno del fiume o lungo la sponda 
per farvi un villaggio galleggiante . Le professioni de' loro 
abitatori sono sempre le più necessarie sull' elemento in 
cui vivono; perciò sono pescatori f conduttori di passeggio- 
ri , portatori di roba, piloti, marinari, portatori d'acqoa 
potebile, lavandai scaricatori . Questi battelli possono pa- 
ragonarsia vere case. Sono generalmente eleganti, verniciati 
dipinti, dorati e pieni d' ornamenti secondo il gosto del 



J 



VIAGGILO MI 

paese. Ve ne sono tra essi che serrono di osterie^ ed altri, 
abitati^da ricche famiglie, sono veramente sontuosi. Una 
parte di questo villaggio ogni mattina si mette in moto ; 
vedonsi le barchette staccarsi dal gruppo principale, anda* 
re e venire per ogni verso; alcune partono per la pesca , 
altre trasportano da un battello all' altro uomini o mer* 
canzie, ed altre finalmente vanno attorno vendendo i prò* 
dotti della pesca e delle altre industrie. 

Giungemmo davanti a Wampoa , luogo che può dirsi la 
rada di Ganton, almeno per le navi europee che non pos- 
sono andare più oltre. L' ancoraggio è formato da un ramo 
del Tigre rinchiuso tra due isolette ; in quella a sinistra è 
il celebre villaggio di Wampoa , la cui popolazione si fa 
ascendere a più di dodici mila anime. Non lo chiamo città, 
seadochè la popolazione che egli rinchiude si compone 
totalmente di operai accorsivi per la frequenza delle navi 
europee , ritraendo i loro unici mezzi di sussistenza dalle 
relazioni che hanno con esse • Non esistono poi , in tutta 
la sua estensione , né monumenti , né pubblici edifizi di 
qualche rilievo. 

Le vicinanze della rada sono piene di villaggi, costituiti 
da' battelli talmente chiusi T un contra P altro , da parere 
un'immensa città marittima. L'isda sulla quale è edifica- 
to Wampoa, è del tutto piana; ma la opposta riva è as- 
sai montuosa . Le colline più prossime alla riva, hanno cia- 
scuna il nome dt qualche nazione europea ; sicché vi é 
la collina degli Olandesi, degl'Inglesi, dei Francesi, dei 
Danesi, ec. Ivi soltanto i marinari d' ogni nazione posso- 
no , le domeniche e gli altri giorni festivi, scendere a pas- 
seggiare , ed ivi pure seppellisconsi que' eh' ebbero la di- 
sgrazia di soccombere lungi dalla loro patria, in quella terra 
straniera . Queste passeggiate ^ non offinrenti se non se lu* 



r~ 



142 



LAFOND 



gnbri rimembranze, sono poco deliziose ; pure il bisogno 
di moto forza ad approfittarne : ma bisogna esser guardin- 
ghi di non allontanarsi dal fiume più di un tiro di fucile ^ 
poiché Tandar piii oltre sarebbe pericoloso per causa degli 
inospitali costumi degli abitanti, i quali con lunghi barn - 
bucchi verrebbero assalendo T imprudente che avesse osa- 
to di entrare in quelle terre ; mi fu ricordato che uno sven- 
turato botanico, poco prima del giunger nostro, trascinato 
dalla sua passione per la scienza alla ricerea di qualche 
pianta monogama o crittogama sconosciuta, essendosi smar* 
rito fu quasi ammazzato da que^ barbari « Le continue rela- 
zioni degli equipaggi delle navi con quella popolazione non 
hanno avuto potere di addolcire il suo vile e feroce natu* 
rale , e non è stato possibile di stabilir con essa la minima 
socievole simpatia. Lo spirito mercantile e Pavidità es« 
sendo la base del carattere cinese , è forza supporre , che 
rigorosi ordini governativi comandino agli abitanti di re- 
spingere gli stranieri sulla poca terra che loro è permesso 
di percorrere con qualche mostra di sicurezza . 

Non giunge appena un bastimento a Wampòa, che i 
battelli della dogana vengono ad attaccarsi al suo corona- 
mento; fioche durala loro presenza bisogna raddoppiare 
di vigilanza, poiché spesso accade, che uomini appartenen- 
ti ad essi, profittando del loro contatto col bastimento, 
si servono di quel mezzo per introdurvisi e attaccarsi a 
quanto trovano da poter involare : cordami , ferri , puleg- 
ge , tutto fa per essi , giacché tutto si vende • Devesi dun- 
que aver cura di chiudere ciò che appartiene alla mano- 
vra, e di nulla lasciale sul ponte ^ a noi andò perduta della 
biancheria che avevamo ad asciugare sul bompresso. Qual- 
che volta , per liberarsi di loro , tagliansi i canapi ed i bat- 
telli se ne vanno con la corrente; ma . è fatica gettata , 



VIAGGIO 143 

^ perchè ritoroano sempre e riprendono il posto che prima 
occnpayano . 

In quel tempo noi eravamo i soli Francesi che fossero 
a Wampoa; vi erano però parecchie navi americane, una 
o due danesi , e vari bastimenti deir Indie : del gran nume- 
ro delle navi di Bombay e del Bengala, che vengono verso 
la flne del monsone di libeccio, cariche di cotone, canne 
d^ India, sete tessute edoppio , essendo già ripartite al co- 
minciare di quello di grecale, non ne rimanevano se non che 
due tre. Esse sono ordinariamente grandi e bellissime, 
comandate da uno Stato Maggiore e uropeo , ma montate 
da equipaggio bengalese, misto d'Arabi e Filippinesi. Que- 
sti ultimi, unitamente a qualche Europeo, fanno a bordo 
r ufficio di timonieri ; essi sono conosciuti sotto il nome di 
Sucanis , né ad altro servono che a guidare la nave ed a 
cucirete vele. Non vengono mai imbarcati molti Siicam> 
Filippinesi in una volta, perchè troppo spesso è accaduto, 
a bordo delie navi olandesi diBatavia, i cui equipaggi 
sono giavanesi , oppure sulle navi inglesi, montate da ma- 
rinari del Bengala che i Filippinesi , più forti general- 
mente che gli altri popoli , dopo di aver fatto ribellare Pe- 
quipaggio e scannatigli officiali, hanno perduto il basti- 
mento sulla vicina costa , o T hanno dato in mano al capo 
di qualche isola deirarcipelago malese. H Filippinese, nel- 
la sua civilizzazione semiselvaggia , ha sempre udito dire 
da' suoi preti, che chi non è cattolico è eretico , e , si co- 
me tale, dannato aH^'inferno; ond'è che egli crede di fa- 
re opera meritoria scannando i nemici della sua religione» 
Ma io sono però convinto , che non il solo fanatismo armi 
il suo braccio, ma sì bene che la vendetta de' provati ri- 
gori, sventuratamente troppo frequenti a bordo delle na- 
vi di quelle due nazioni cui serve , vi abbiano ugual par- 



IH lAFOND 

te ; poiché ia quelle ribellioni aoa mai il Filippinese uc- 
cido il Bengalo , la credenza del quale lo fa essere tanto 
più differente dalla sua, che non quella deU^ Inglese o del- 
V Olandese • 

La corrente del fiume, che a Wampoa dividesi in due 
stretti e poco profondi rami, e riuniscesi in vicinanza di 
Ganton , è rapidissima ; le maree ivi sono regolarmente 
di sei ore come in Europa ; V acqua non è potabile ^ ma 
quantunque salmastra e torbidissima, dopo che ella sia 
stata tenuta qualche tempo in deposito può servire a la- 
vare ; r acqua bevibile vien portata nei battelli - cisterna 
dall^ alto del fiume • 

Ormeggiato che si ebbe il naviglio , il piloto di Macao ci 
lasciò . 11 sopraccarico , il Duboisviolet , il suo segretario , 
il capitano, e due servi, partirono con la marea crescente 
per Ganton , nel canotto di una nave indiana , il cui capi* 
tano avealo messo a loro disposizione. L'equipaggio si af- 
faccendò a stender le vele, quindi a staccarle ed a riporle. 
I nostri attrazzi erano stati riattati a Manilla^ perciò non 
eravi bisogno di toccarli ^ e mancandoci soltanto di far ri* 
dipingere il bastimento , volevamo ciò far eseguire a' Gi- 
nesi , rinomatissimi per la loro capacita, come pel modico 
prezzo e per la stabilitk de' colori. 

Il ponte era ingombro di curiosi, questa essendo la 
prima nave francese cbe abbordava alla Cina dopo quasi 
trent'aoni , perchè nel corso della rivoluzione e delle guer* 
re dell'impero, ninno de' nostri bastimenti mercantili era 
più capitato in quell'acque . Il giorno di poi, il compra^ 
dor addetto alla nave giunse con le provvisioni ; essendo di 
dicembre , e per conseguenza nel cominciare del verno e 
passatala stagione de' frutti , pure le arancie, e segnata- 
mente di quella specie detta mandarinej erano ancora 



VIAGGIO 145 

abbondantissime • Il comprador portava per T equipaggio 
carne grossa e mediocri legumi ; per la camera ^ pesci , 
carne di maiale , erbaggi e frutti abbastanza buoni* Nella 
Cina tutte le derrate si vendono a peso ; carne , pollame , 
arancie, limoni, legumi, tutto passa per la bilancia; i 
poponi ed i cocomeri soltanto sono eccettuati dalla regola 
generale . 

Alcuni giorni dopo il nostro arrivo, grandi battelli co- 
perti vennero a ricevere il legno di sandalo che avevamo 
preso per commissione a Manilla ; avemmo la precauzio- 
ne, indispensabile co^ Cinesi, di far accompagnare ogni 
battello da un pilotino, perchè nulla fosse rubato nella 
traversata da Wampoa a Canton . 



•*»*«^MM«< 



VI. 19 



CAP. K. 



e Cìnefì — Pagoda 






& ^ Viiita dell' Bopoo — MùiuAxioike del navìglio 
Hoaì dei BCandaridì DeKrvicme -delle di T gtJ g cim^ 

slu da guerra e nmcaiitiU — BatMli - aandaria, 
«nti-obbandier! da nutnt, da tU, d> finij , da 




' GNi giorno lurrairuiBi gli Europei 
I quakhe nuovo tratto della brutale 
' iDospilalitk de' Cinesi, nostri vici- 
ni della sponda . Noi non li co- 
noscevamo che teoricamente, ma fummo ani pnnto di co- 
noscerli per pratica . Un giorno, due de^nostri officiali e 
noi quattro pilotini, entrati nello sctiiro e bordeggian- 
do, prendemmo terra a meiza lega da Wampoa, iu fac- 
cia a una pagoda cbe Bcorgevamo poco lungi dentro ter- 



148 lAFOND 

ra. Sbarcammo con F idea di vederla , e c'incamminam* 
mo a quella voKa; — fatti appena pochi passi, eccoci di 
fronte a due dame, che dalia picciolezza de' loro piedi , e 
dallo stentato camminare, conoscemmo esser elleno di una 
classe distinta. Il nostro apparire improvviso parve col- 
marle di terrore ; gettarono esse alte grida , e tentarono 
fuggire ; ma il modo con cui esse il tentavano ci fece 
conoscere che né Puna né P altra avrebbe ottenuto il pre- 
mio della corsa *, furono perciò quasi subito costrette a fer- 
marsi. — Allora la vecchia e rigida matrona che le accom- 
pagnava , si avanzò verso noi , e ci diresse la parola con 
molta speditezza di lingua . Eloquenza gettata ! Immobili 
in faccia alle nostre giovani e belle fuggitive, eravamo 
intenti a guardarle ed a far loro intendere con gesti, che 
i loro timori erano mal fondati : essendo noi giovani , non 
mal fatti , ed il più vecchio di noi, compresivi gli ofDclali , 
non giungendo a^entitrè anni, pensammo perciò senza mo- 
destia di sorta che nulla era in noi da spaventare due da- 
me. La curiosità ed il piacere ci tratteneva , ma la ragio- 
ne e la prudenza ci comandava di andarcene ; e questo è 
quanto si fece. Tuttavia nel partire ci accorgemmo tutti 
deipari, che le graziose Cinesi ci avevano guardato sott' oc- 
chio , e che questa specie di esame pareva avesse bastato 
per calmare i loro timori. 

Alla pagoda fummo accolti da dtie venerabili I)onzi col 
capo rasato ed in bianche vesti. Il tempio era appoggiato 
ad una collina, ed ombreggiato da alberi pagodici o santi» 
piantati tra qualche sasso , e necessario ornamento de'pae- 
saggi Cinesi. Era quel tempio composto di una corte qua- 
drata e lastricata con larghe pietre; nel fondo, sotto un tetto 
di embrici rossi e bigi, eravi Pattare , isolato come qaello 
delle nostre chiese, e dietro alP altare tre grandi niccliie: 



VIAGGIO 149 

queliti del mezzo conteneva la statua del dio Buddha, rap- 
presentato a sedere e con le fattezze di grossolano e gras- 
so vecchio , bianca barba , capo coperto da un berretto e 
pieno di dorature come il rimanente del suo addobbo. Nel* 
le due nicchie laterali vedevansidue giovani iddìi con baf- 
fi nascenti , ma, come è giusto , meno riccamente vestiti 
del dio principale : due aogeli assai simili ai nostri', sta- 
vano con torcie in mano alle due estremità delP altare, sul 
quale erano vasi di fiori e rosse candele accese • Sandalo e 
pevetè (1) ardevano in un vaso, su di un piedistallo qua- 
drato eretto nel centro della corte . Le colonne di un sol 
pezzo di granito verde, che sostenevano j il soffitto erano 
circondate di draghi a cinque branche • Nella Gina il dra- 
go è il simbolo della potenza; gli dei e Timperatore sol- 
tanto hanno il diritto di portarli con cinque branche ; i 
principali mandarini non lo portano che con quattro^ gli 
altri con tre. 

Sculture , dorature e pitture di stile cinese, adornavano 
questa pagoda . Alla dritta vedovasi una casupola con una 
porta che serviva di comunicatone a bonzi che v' abita- 
vano ; ci fecero entrare ivi con gentilezza e cordialità , e 
ci offrirono delle arancie ; per parte nostra donammo loro 
pochi cussini^ monete di rame del paese, e ci separammo 
contenti del nostro procedere scambievole • 

Volevamo andar più addentro malgrado i prieghi dei bon- 
zi, che ci avevano fatto intendere congesti che il loro con- 



ci) I peveti sono bastoneelli della lunghezza di due candele, ma grossi 
tre quarti meno $ essi sono composti di una certa pasta fatta con segatura di 
legno di sandalo e di profumi, siccliè si consumano lentamente come le pastiglit 
del Serraglio . Si servono di essi per accendere le pipe e per conservare il fuo- 
«0 ; ne accendono altresì davanti a tutti gli altari • 



jau 



150 LAFOND 

vento esser doveva il nostro limite ; ma pieni di confi&nza 
ne^ buoni bastoni dei quali ci eravamo muniti partendo da 
bordo , andammo oltre • Fatti forse dugento passi ^ scor- 
gemmo una dozzina di abitanti armati di bambuecbi il nu- 
mero de^ quali aumentò a vista d^ occhio; ma dò che piò ci 
sgomentò e ci fece decidere al ritorno, furono i segnali che 
essi fecero a uno de^ loro battelli fermo nel flume. Temen- 
do pel nostro canotto , rimasto senza custodi, ricalcammo 
i fatti passi ordinatamente , ma fccompagnati dai clamori 
de^ Cinesi, che però non ardirono di avvicinarsi • Alritor-^ 
no riscontrammo le nostre belle dame'; questa volta erano 
in compagnia di due Cinesi : affrettammo il passo, e rimmi^ 
tando sul battelletto tornammo a bordo, pochissimo dispo- 
sti a rinnovare le nostre passeggiate • 

Il sopraccarico ed il capitano si affrettarono a far scari- 
care la nave ; dal momento che ciò fti fatto , i mandarini 
deìVHopoo vennero a bordo per misurarne la capacità e 
valutare la somma eh' essa dovea pagare pei diritti doga- 
nali . Un grande battello li condusse, altri li accompagna- 
vano, tra i quali ve n'era uno coi doni destinati al capi- 
tano ed alla nave. Avendo i Cinesi la mania di essere cre- 
duti generosi , mettono grandissima ostentazione nel pia 
picciolo dono per ricavarne senza dubbio il valore, e certi 
che loro ne sarà reso cento volte più • 

Una lunga scala , portata dai battelli cinesi fa appog- 
giata al fianco della nave, e per essa i mandarini saliro- 
no a bordo perchè avrebbero certamente creduto di far 
cosa contraria alla loro dignità servendosi di quella che 
noi tutti usavamo • Saliti sul ponte, il capitano li accompa- 
gnò nella camera ove una colazione era pronta, Onita la 
quale si procede alla misurazione • 



VIAGGIO ISI 

Ecco fi metodo tenuto dalle autorità di questo paese : 
Quando si tratta di un legno a tre alberi , prendono per 
base decloro calcoli la distanza dall'albero d'artimone a 
quello di trinchetto per la lunghezza^ e quella dall'albe- 
ro maestro fino al parapetto da banda per la larghezza . 
Uno de' mandarini grida ad alta voce il numero dei piedi 
che sono stati mburati , ed uno scrivano li registra in 
presenza degli altri due mandarini di superior grado • Con 
queste basi calcolano essi la capacità di una nave . Per 
un brick- poi ( perchè ha due alberi ) , prenctono la di- 
stanza che passa dalla punta del timone all'albero di trin- 
chetto. Con ciò si Tede, che un legno a tre alberi ha 
sempre maggior yantaggto ; la qual cosa è forse stata ca- 
gione di una storiella , non so se vera o falsa , accadu- 
ta ad un capitano americano . Comandava esso un gran 
brick^ e per ottenere alcune modificazioni all'esorbitante 
tarifla dei diritti, pensò di far mettere un falso albero di 
artimone vicinissimo all'albero maestro. Alla vista, i 
mandarini si mostravano sorpresi , non sap^Mlo rendersi 
ragione come mai la capac ita di quel legno avesse sofiterto 
una tal riduzione dopo l' ultimo viaggio ; ma il capitano 
spiegò loro come la nave, per essere trofqpo lunga non ma- 
novrava bene , e che perciò l' aveva fatta tagliare a metà 
per accorcirla . Questa ragione, o buona o cattiva eh' ella 
fosse , dovette essere valida , giacché nella Cina il testo 
della legge è formale, e non anunette uè modificazioni né 
interpretazioni di sorta • . 

Finita l' operazione , i mandarini se n'andarmio con lo 
stesso cerimoniale col quale eran venuti . Furono portati a 
bordo i doni ch'essi offirivano con tanto apparato i quali 
non erano che una piccola e magra vitella , due montoni 
con grossa coda, alcuni vasi di confetti di zemstfo, e due 



152 LAFOIID 

tre giare di pessimo aceto. Questo dono che non valeva 
forse più di quaranta in cinquanta piastre, ci costò alme* 
no un dieci mila piastre ( 55,000 franchi ) , compresevi 
sette in otto mila piastre pei diritti , e mille in mille e du* 
gento piastre date al comprador . • • 

Wampoa era allora la sede del contrabbando delFoppio, 
del quale parleremo quanto prima , e di quello del zinco. 
Quantunque quest^ ultimo sia contrabbando di poca enti- 
tà, presenta nonostante difficoltà maggiori per causa del 
peso e del poco valore intrinseco di una simile mercanzia • 
11 modo di far questo traffico è precisamente il medesimo 
che si usa per F oppio. 

La rada ed il fiume erano coperti da quantità innumere- 
vole di battelli e di bastimenti cinesi di tutte grandezze ; 
gli uni stavano air ancora; gli altri, incrociandosi in tutte 
le direzioni , parevano volare sulle acque . La forma di 
questi battelli varia infinitamente seccmdo Fuso al quale 
sono destinati ; ma tutti hanno forme così bizzarre , sono 
così differenti dai nostri , che credo mio debito di dame 
una descrizione , abbreviandola però quanto mi sarà pos- 
sibilo per non fastidiare il lettore . 

Di sopra ho parlato dei battelli pescherecci , ora si da- 
rà un^ occhiata all'altre diverse costruzioni . 

Le giunche di commercio, dette pure sciampane^ sono 
bastimenti assai massicci i più grandi dei quali servono ai 
viaggi di lungo corso. Essi sono differenti per forma e gran- 
dezza; e dopo qualche tempo, e con un poco d'attenzione, 
distinguesi facilmente la provincia nella {quale sono stati 
costruiti • Le giunche d' Emoy, e generalmente tutte quelle 
delle Provincie settentrionali , sono pel solito grandissime ^ 
ed i loro equipaggi si fanno distinguere per colorito più 
bianco della; pelle e per figura pia alta • Alcune di qua- 



i*rf. 



VIAGGIO . IM 

8te giunche portano fino a miUe e dogento tonnellate^ e 
dai cento a cento yenticinque uomini df equipaggio senza 
contare da dugento a quattrocento passeggieri^ trai quali 
gran numero durante la traversata lavorano alla manovra 
come i marinari per guadagnarsi il passaggio . -- E vera- 
mente è necessaria una moltitudine di braccia per mettere 

• 

in moto legni tanto gravi. I Cinesi non ricorrono per nulla 
alle invenzioni europee destinate a moltiplicare le forze ^ 
anzi le ignorano e mostrano disdegnarle • La forma di questi 
bastimenti è moltissimo corpulenta; il centro non si alza so- 
pr^ acqua più di quattro o cinque piedi j mentrechè il di* 
dietro è alto da^ venti a' trenta piedi e il davanti da^ quin- 
dici a^ venti. I letti de^ marinari e de'passeggieri subalter- 
ni stanno gli uni sopra gli altri sulla piattaforma del davan- 
ti; quelli del capitano, de* proprietarii del legno e dei 
passeggieri di riguardo , sono a poppa , dove s^ innalzano 
per piani Puno sulP altro. Il timone , di legno assai du- 
ro, è di straordinaria grandezza, né bastano meno 
di sei ed otto uomini per muoverlo • Esso volge in uno 
scavo fatto nella poppa del bastimento , e che , veduta la 
sua dimensione , non può chiamarsi scannellatura ; scende 
esso fin sotto la carena, prolungandosi al di fuori in forma 
di trapezio. La pala è pertugiata da influito numero di pic- 
coli fori a mandorla, affinchè una macchina di simile lun- 
ghezza provi ne' suoi movimenti, una men forte resistenza 
per la massa d'acqua che essa respinge. Le àncore sono di 
legno duro e pesante, le lor branche sono foderate di fer- 
ro, ed il centro è guarnito di grosse pietre per farle im- 
mergere più prontamente. Le gomene ordinariamente sono 
fatte di fibre di canna d'India, talvolta di bambucco o di 
sarmenti indiani, o finalmente di legno nero delle Moiucche. 
Queste giunche hanno tre alberi : uno sul davanti, nella piat- 



VI. 20 



I 



( 

I 

I 

XS4 LAFOND 1 

i 

i 
volte più grosso del primo ; finalmente V ultimo a poppa 9 



taforma di prua ; un secondo , quasi nel centro due o tre 



che è un terzo men grande di quello di prua . — La Cina 
non producendo alberi propri peir arboratura navale , né 
pella costruzione del corpo delle grandi giunche 9 i basti- 
menti che vanno a Manilla^ Batavia^ Singapur oad altri 
porti Malesi , hanno alberi di più pezzi ; e giunti al loro 
destino, sono rimpiazzati da^quelli di un sol pezzo che val- 
gono dalle ottocento alle milledugento piastre ( cioè da^ 4 
a^ 6,000 franchi) . U Bengala manda spesso a Cantoa in- 
teri carichi di legni di teck per costruzione. 

Gli alberi delle giunche non hanno che una vela di stuo- 
ia , tesa col mezzo di bambncchi messi di tratto in tratto 9 
e paralellamente.al pennone superiore. Queste vele sono di 
enorme peso ; ed allorché si debbono issare non basta me- 
no di mezza giornata. Qualche volta, nel buon tempo, al- 
zano una vela come di gabbia, ed è di tela di cotone, supe- 
riormente a quella del eentro. Se una giunca è in mare e 
die aumenti il vento, aprono nno sportello fatto neOa vda, 
il quale dando nn* oseila al vento ne diminuisce Fazione; 
se aumenta ancora, ammainano allora nn pezzo della vela. 

La parte superiore degli alberi finisce con nn ornamen- 
to a due branche dipinto di roso; dal loro cestro sorge 
un bastone a cui sono sot^pese vcntamole e fiamme wmst e 
gialle* La bandiera è issala alT attero d^artìmone, sodi 
m bastone al quak è attaccala, e che forma nn impila 
acnto* Questa kméwra è^qnadrata e bianra, con nna stri- 
scia anturra pmgv^? lar^ da quattro a sci dtta. Qw* 
$li son» i cobti <Mle navi mevcantiK . 

L«» IpnMcli»» soo^évinlte ìimrte e nere; le bande, che 
si pgyfcinfpm» neaa parW superi^ 

# nm inaatin, g— » gìnlf , wmst ovcfféi. 



I 



VIAGGIO 165 

le Provincie : il rosso appartiene alla'provincia di Ganton^ 
il verde alle settentrionali ed orientali , e il giallo «Ile oc- 
cidentali e libecciali. Queste navi hanno dipinto a prua un 
gran cerchio bianco e nero ^ che i Cinesi vogliono chiamar 
occhio 9 e di cui , dicono essi j abbisognano per guidarsi • 

L'interno è distribuito in diverse parti benissimo ca- 
lafatate, e indipendenti le une dalP altre ; di modo che se 
la giunca viene a percuotere in qualche scoglio e fa acqua, 
questa acqua non penetra che in una delle parti , da dove 
si può facilmente estrarre . 

È agevole conoscere , che questi bastimenti non pos- 
sono navigare sé non con venti favorevoli , poiché loro è 
impossibile di andar contro vento ; sicché , partendo essi 
col monsone propizio e ritoi'nando col monsone contrario, 
non possono eseguire che un solo viaggio ali' anno e per un 
solo punto • U Cinese è un popolo imitiutabile, e costante 
nemico di qualsiasi innovazione; io ho conosciuto un mer- 
cante cinese, il quale, facendo costruire una giunca , volle 
modiGcare la parte posteriore del bastimento . Queste mo- 
dificazioni consistevano semplicemente a minorare il vo- 
lume della poppa, ed a sostenere il timooe con ferrami ; 
ma parvero esse ai mandarini talmente eccessive, che tas- 
sarono la giunca come nave europea , e vessarono tanto 
lo sventurato armatore , che finirono per minarlo . 

Le giunche da guerra, destinate alla polizia delle coste e 
dei fiumi,. non portano più di cento a cento cinquanta ton- 
nellate , e sono per conseguenza molto più piccole delle 
mercantili • Più svelte, ed assai meno alte alle loro estre- 
mità , in vece di avere parecchi piani a poppa non han- 
no che una specie di padiglione , fatto sul modello delle 
case de' facoltosi , con alti tetti e dipinti in diverse maniere, 
e con ornamenti dorati : questo padiglione serve di alloggio 



158 



LAFOND 



agli officiali. Terso la metà del ponte sono ineBsi in ordine di 
batteria sei od otto pezzi di artiglierie di diverso calibro^ con 
le canne imbrattate di rosso^ e fatte di cerchi e di peszi rap- 
portati di ferro. Dicesi che i Cinesi abbiano scopertala pol- 
vere assai prima di noi ^ ma per l' applicazione non hanno 
progredito troppo, se non per avventura ne'faochi arti- 
ficiali • V arte militare è tuttavia presso di loro nelP in* 
fanzia; i loro cannoni sono, come sopra ho detto , di pezzi 
rapportati, ed essi adoprano ancora i fucili a miccia. Le 
bandiere di guerra' e quelle de' mandarini sono cornette 
triangolari di colori diversi , circondate di festoni a dente 
di lupo; il giallo è il colore distintivo de' mandarini • Le 
giunche da guerra portano pur esse a poppa la bandiera 
bianca delle giunche mercantili , ma sempre superata da 
una cornetta • 

I battelli de' mandarini, o piuttosto i battelli della dipa- 
na che servono ad inseguire i contrabbandieri , sono sot- 
tili, montati dai trenta ai sessanta uomini, e armati di due 
cannoni, uno de' quali a poppa e l' altro a prua . Ricono- 
scensi alla cornetta triangolare, i cui diversi colori indi- 
cano il rango del mandarino • Ve ne sono anche de' gran- 
dissimi, ma generalmente i loro equipaggi sono meno forti 
di quelli dei contrabbandieri • 

I battelli contrabbandieri poi sono di due specie : cioè gli 
uni destinati a navigare nei fiumi , gli altri lungo le coste; 
la forma loro è la stessa , e non differiscono che per la df* 
mensione. I primi sono però più piatti e piii stretti, ed i 
secondi pescano assai più . Ve ne sono alcuni lunghi fino 
a cento piedi • 11 ponte è distribuito in boccaporti , di modo 
che ciascun rematore, senza scomporsi apre il suo boc- 
caporto e carica o scarica il contrabbando . D' ordinario i 
rematori non sono meno di sessanta od ottanta^ ed a cop- 



TIAGGIO IS7 

pie ; tmò quindi giudicarsi quale impulsione centosessanta 
robuste braccia debbano comunicare a questi battelli • 

Evri anche una quantità prodigiosa di altri battelli adat- 
tati ad usi diversi • Quelli destinati a caricare e scaricar 
nari nel fiume di Ganton, sono grossi battelli piatti e 
spesso della capacità di duecento tonnellate. 

*I battelli da the sono di una dimensione anche piii con* 
sidereyole e somigliano a grandi magazzini. 

I battelli-cisterna servono a portar acqua alle navi • 

I battelli a fiori, nominati dagF Inglesi floor-boaty per 
causa delle pitture e degli ornamenti de' quali sono so- 
praccarichi, possono dirsi vere case ; giacché ivi trovansi 
salotti , stanze da letto , gabinetti , e terrazze • 

Altri battelli simili ai precedenti , e stazionari nel fiume, 
formano pel loro g ran numero una città natante , con istra- 
do paralelle a traverso della corrente • Questi battelli sono 
abitati da una moltitudine di donne ricercatissime dai mer- 
canti ed abitanti di Ganton , che vanno a conversare con 
esse, ad udirle cantare e suonare. 

I battelli ne^ quali si aUevano le anatre hanno la forma 
di gabbia ; ogni mattina viene calato un ponticello levato- 
io, e le anatre escono a pascere nelle vicine praterie; la 
sera sono richiamate, e si rialza il ponticello : i guardiani 
cangiano luogo a piacere, cioè secondo che una pastura è 
fliiita. 

I marinari cinesi sono più devoti di tutti i marinari del 
mondo. In ciascuna giunca, in ciascun battello, vedesi 
sempre una nicchia con un idolo, davanti al quale stanno 
accese die notte candele dì colore, moccoli e piccole lam- 
pade. Il più angusto battello non passa mai davanti ad una 
pagoda senza bruciare carta dorata o colorita , e senza che 
qualcuno dell^ equipaggio non s' inginocchi e non faccia sin- 



ISB LAFOND 

golarìssìme contorsioni • I battelli grandi sparano petardi, 
e suonano i loro tamtam in modo da assordire : anche se 
passa un mandarino è loro principal cura di regalarlo di sì 
piacevole armoni a • 

Durante il nostro soggiorno nella rada di Wampoa, avem- 
mo luogo di udire ad ogni momento queste dimostrazioni 
della pietà e del rispetto , che i Cinesi hanno pe^ loro dei e 
peMoro mandarini* 






CAP. X. 



CBotoB — Prodìgium attinta itBM nangaiioii* mi 
feuBB — Baroaiooili oiaMÌ — I cobbnrglii — Città nm- 
tanta — Fattorie europea — Xé' Hongo — Teduta di 
Canton — Strade — Popoladone — Profeuionì aiB- 
bulanti e all' aiìa aperta — MenìaiaDli — Peii — 




! L capitano ed il sopraccarico es- 
I seodo ritornati a Gantoo, io dod 
} tardai troppo a raggiungerli con 
puiiirìi Eimiwi alcuni de^nostri officiali . 

Per andare da Wampoa a Canton , vi sono per rero 
dire certi battelli-case destinati ai passeggieri , ma gli 
Europei vi si trattano troppo rozzamente perchè abbiano 
voglia di servirsi di un tale mezzo di trasporto. I barca- 
looli cioeBi non chiedono meno di cinque o sei piastre , e 



160 LAFOND 

perciò si preferisce il servizio de' canotti deUe navi ; ma 
questo modo , nella stagione piovosa in coi eravamo^ ave- 
va i suoi inconvenienti • 

Nelle vicinanze di Ganton il fiume si anima a vista 
d' occhio ; coprasi di una innumerevole quantità di bat- 
telli variatissimi di forme ^ che montano e scendono per 
esso j carichi di frutti , pesci e derrate di ogni sorta . Que- 
sti battelli s' attraversano e si sorpassano senza giammai 
urtarsi^ un solo uomo li guida colla stanga, metodo il più 
naturale sur un Oume tanto pieno di battelli , e dove Fuso 
del remo è diventato incomodo a cagione dello spazio che 

gli è necessario. 
I 
i La fisonomia di questi barcaiuoli , indicati sotto il nome 

I di uomini acquatici^ palesa Pincuranzae l'allegrezza; nel 
passare ci apostrofavano spesso col nome di frank oa% ( dia- 
voli bianchi ) , ovvero con la parola quoaìsay , solito giuro 
delle basse classi . Se questi marinari si distinguono per la 
loro robusta complessione e per V allegria beffarda, non 
sono meno notabili per una lunga coda che loro batte sul 
dorso, per r immenso cappello accuminato, e pel capotto 
di paglia col quale copronsi quando piove: vestimento in 
vero che dà loro un'aspetto del tutto ridicolo • 

Giungendo a Ganton si resta sorpresi per la novità di 
tutto ciò che ci attornia. I sobborghi fiancheggiano la 
sponda per alcune leghe , e la lunga fila delle lor case , 
fabbricate sovra palafitte e inoltrantesi nel fiume 9 pare ne 
debbano interrompere il corso: un infinito numero di bat- 
telli, condottila maggior parte da donne da giovinette, in- 
crociansi in ogni direzione; e le grida di questa animata 
moltitudine si mescolano al fracasso più meno lontano 
dei gonghi e dei tamtam. 



VIAGOIO 161 

Ciò che sopra ogni altra cosa fa meraviglia, si è quel- 
la città galleggiante con vie dritte , e le sue migliaia di 
barche abitate e costruite sul modello delle case della cit- 
ta: il moto, il tumulto, il fracasso; la vista di quelli edi- 
tili con bizzarri e cornuti tetti , dei battelli con bande- 
ruole di tutti i color i , delle botteghe che scorrono suir ac- 
qua con le insegne svolazzanti ; insomma quello straordi- 
nario apparato che tanto assordisce, vi getta in un profon» 
do stupore, e bisogna ricorrere alla ragione per ricordarsi 
che non si è in preda a qualche fantastica illusione • I bat- 
telli vi sono in numero tale, che ad o$mi momento erava- 
mo obbliga ti di levare i remi per non percuoterli , tanto è 
stretto il canale che resta per il passaggio. 

In faccia ai primi sobborghi , • vedesi un' isola con una 
fortezza: ella appartenne un tempo agli Olandesi, o al- 
meno è quivi, che fino dal primo lor giungere alla Gina 
avevano fissati i loro banchi ; ma avendo sbarcato armi 
nascoste in botti , e ciò scopertosi dai Cinesi , loro tolse- 
ro quel possesso.* 

Le fattorie Europee si distendono piìi oltre sulla stra- 
da della sponda sinistra • Per andarvi, si passa vicino a bat> 
I telli pieni di donne di partito, imbellettate, con nerissime 
ed arcate sopracciglia , e con labbri di vivo granato : il 
labbro inferiore, esso pure dipinto, è uno de' caratteristici 
lineamenti della loro fisonomia : molto più piccolo del su- 
periore , distrugge tutta V armonia del loro volto quando 
aprono la bocca per parlare • Queste damine consumano 
biacca e vermiglio per abbellire il loro volto, ed usano 
anche benissimo il nero per dar risalto al pallido loro co» 
lorito. Tutto ciò fa un grazioso contrasto con la bella ca- 
pellatura nera come ebano, intrecciata di fiori secchi e 
di ornamenti dorati. 



I 



■■■ I - — I ' 

▼ . 21 



161 LAFOND 

Le fattorie sodo vasti e belli edifizi , fabbricati secon* 
do i Dostri ordini architettonici, e con stile elegante e 
nobile a un tempo; la fattoria Olandese , sulla sponda, al 
fa distinguere subito per la sua bandiera. 

Quella degli Inglesi inalbera una bandiera ancora più 
grande : poscia seguita una fila di fabbriche abitate da 
commercianti Americani, e dai mercanti idolatri di Bom» 
bay • Questi ultimi ediflzi portano il nome di fattoria am^^ 
ricana . 

Un poco più lungi è quella di Spagna, dove la Gom* 
pagnia reale delle Filippine aveva i suoi banchi • 

La vista di tutti questi edifizi» sorprende; ed è assai 
probabile , che P intemo di Ganton nulla abbia daparago* 
Bar vi. Hanno essi un numero immenso di appartamenti, di 
una pulizia estrema; le grandi loggie sospese delle fatto- 
rie inglese ed olandese , sono un delizioso ricovero nel 
calori estivi, allorché i loro Iati sono chiusi soltanto da 
persiane, le quali , limitando i raggi solari , lasciano scor- 
rere la fresca brezza marina . Sono poi calde e comode 
nel verno , quando sono tenute chiuse : servono esse di sala 
e di luogo dì riunione , ed ivi gP impiegati delle compa- 
gnie vanno a prendere il the e bl divagarsi • 

Il mercante cinese Ghonquoa fu Vhanista scelto dal no- 
stro sopraccarico . Quantunque P istituzione del hong sia 
cognita assai , non posso dispensarmi dal non dime qual- 
che parola . 

Le terribili invasioni che la Gina ha su bito, e la facile 
conquista fattane dalle bande selvaggie e indisciplinate dei 
Tatari , hanno ispirato al governo ed al popolo di questo 
impero , un profondo sentimento di avversione e diffiden- 
za contro le altre nazioni , sicché mostrano disprezzarle 
per celar forse cosi il timore che esse ispirano loro. Al- 



VIAGGIO 163 

lorcbè, dopo molte dubbiezze , la Gina acconsenti a stabi- 
lire con gli Europei relazioni commerciali, delle quali con- 
tava essa raccoglierne i vantaggi ^ volle nel tempo istesso 
premunirsi contro gli effetti del contatto de^ nazionali con 
gli stranieri , e diede una concessione piena 41 ostacoli e 
di restrizioni. Fu loro aperto soltanto il porto di Ganton, ma 
nella stesso tempo fu loro proibito di acquistare immobili ^ 
di penetrare neir interno del paese, di restare in città oltre 
ti tempo necessario pella tratta del the^ di far venire le 
oro mogli e i loro figli ; e da un^ altra parte fu rigorosa- 
mente interdetto a^ Ginesi di avere la minima relazione con 
essi , se pur non fosse per affari commerciali • 

E per meglio assicurare l'osservanza di queste restri- 
zioni , fu deciso, che i patti non sarebbero fatti diretta» 
mente , e perciò s' istituì la famosa compagnia dell' hong 
hang^ messa sotto la sorveglianza dell' JBTopoo, o direttore 
della dogana. Vhong è formato dalla riunione di dodi- 
ci commercianti di Ganton , i quali godono dell' esclusi- 
vo privilegio di commerciare con gli Europei o con gli 
altri stranieri ; i suoi membri sono conosciuti sotto il no- 
me di hanistes dai Francesi , jantstas dagli Spagnuoli , 
e Aon^-mtffcAan^ dagl'Inglesi. Tutti sono solidali gU uni 
degli altri verso gli Europei , e se uno di essi fallisce , 
i creditori sono pagati dagli undici rimanenti, perden- 
do soltanto i frutti , che cessano di correre dal giorno 
dell'apertura del fallimento. All'arrivo di una nave a 
Wampoa, il capitano sceglie unhantsta che resta incari- 
cato della vendita del carico come della compra di quelle 
pel ritorno. Vhanùta è mallevadore verso l'imperatore 
del pagamento dei diritti d'importazione e di esportazio- 
ne, ed anche della condotta dell' equipaggio f il governo 
dal canto suo risponde della esecuzione dei contratti del 



161 LAFOmD 

hanista con gli Europei. Questi commerciaQti Simo rìccbis- 
simi ^ e alcuni hauno fortune colossali . 

Indipendentemente dairAant^^a^ la nave è soggetta pur 
anche alla sorveglianza di un impiegato privilegiato: è 
questi il comprador^ del quale ho più sopra parlato, e che 
:è nel tempo stesso intendente e sorvegliatore delegato dal 
mandarino. Aliena che un capitano o un sopraccarico si 
ferma a Ganton , trova il suo alloggio preparato dalie ca- 
re del compradorj il quale ha scelto una dozzinali coulis 
o servitori pronti ad <ri)bedire al minimo segno, attivi, ce- 
lanti e intelligentissimi, ma stipendiati per render Mnte 
delle minime azioni dei forestieri • Questi uomini nulla in* 
•volano dalla casa , ma si rifanno ampiamente del sagriJScio 
HQèlle compre, silfio essi soli o in vostra presenza : nel pri- 
mo caso, rubsmo quanto possono; nel secondo è loro aasi- 
cirrato un diritto, che vien loro pagato, bene inteso a vo* 
stre spese , dal mercante dal quale vi baimo condotto • U 
servitore divide i suoi ricavati col comprador , e questi 
col mandarino . Da dò si vede , che la morale nella Gina ha 
molta elasticità , e die i mandarini non credono punte di 
compromettere la loro dignità allorché trattasi di trufiRure 
i tsiang-jyin o uomini OccidoataU • 

Ganton è un' immensa dttà , e la sua popolazione non 
è stata precisamente enumerata: è prtdiabilech^essa con* 
•tenga almeno ottocento mila abitanti, trecento mila dei 
quali abitano sul fiume. Lungo il Tigre è una via larga 
circa cento passi e benissimo lastricata : questa è la sola 
passeggiata degli Europei ; e quantunque i soli Inglesi ad* 
detti alla Compagnia abbianoli diritto di stabilirsi in quel- 
la città, mercè il trattato fatto còl governo^ nondimeno 
alcuni commercianti di quella nazione essendosi fatti no» 
minare consoli dai diversi stati europei , vi risiedono a 



YIAGGIO 



IftS 



quefto titolo . — Le piii ricche case erano a qnell' epoca 
quelle dei Magnac ^ DeDt^ e FerguMOD • 

Parecchie vie fanno capo alle (attorie. Le principali : 
Canian-itreet , China^itreet , con altre doe o tre meno 
ragguardevoli, sono pime di magazzini e di botteghe, sepa- 
rato per la diversità delle professioni , le qnaK , poco pib 
poco meno , sono le stesse che ne^ nostri paesi. A modo di 
esempio, veggoosi orefici fabbricare ogni sorta di oggetti 
d^oro e d^argento, e sono da rimarcarsi per la precisione 
con la quale imitano le gioie e le oreficerie europee : stipeti 
tal eccellenti nei lavori in avorio^ in madreperla o tartaru» 
ga: mercanti di seterie, di the, di vemid sopraffini, di por- 
cellane, di stuoie, di bambuoehi , di carie semplici o dipin* 
te, di ventogli, ombrelli, inchiostro deHa Cbm, e d'tafinitf 
altri oggetti coi qnaK esercitano la loro industria. In quasi 
tutti questi magazzini trorasi oltre di ciò un' assortimeato 
di quella quantità di oggetti tante dMferenti dai nostri, e che 
4gli Europei piace di portare ai km) propri paetfi. 

Eccettuate Ckina-Hreet e Canton^sireet^ le vie sono stret- 
te , lastricate a quadretti, e ^Aiuse con p<Mte alle estremi « 
tà. Se vien commesso un furto^ o «e accade il minimo 
tumulto, vengono chiuse immediatamente queHe porte, e 
con facilità trovasi il colpevole* Le botteghe^ ordinaria* 
mente oscure alP entrata , hanno luce intemamenfet da fi* 
nostre assai alte^ una galleria superiore che comunica 
con gli appartamenti gira intorno al magazzino', in fondo 
al quale è il banco , ove trovasi sempre un picccdo stru. 
mento che serve per contare , e la pfetra sa cui si stem* 
pera V inchiostro deDa Cina ed i pennetti , de' quali fanno 
uso invece di penne per iscrivere sulla carta sugante o 
sidlegno. Lo strumento per contare cowiste in una tabel- 
la larga da cinque in se i pollici e Innga da otto in diocif 



.1 



166 I.AFOND 

nella sua lunghezza è divisa in due parti ineguali, è altra- 
Tersala da due piccoli fili di ferro nei quali sono infilati ^ 
nel più corto j cinque piccole palloltole , e nel più lun* 
go dieci. Gol mezzo di questo strumento i Cinesi eseguiscono 
i calcoli più complicati con sorprendente prontezza, man- 
dando avanti o ritirando quelle pallottole , uaa parte delle 
quali segnano le unità e le altre le diecine. 

Sonovi anche molti mercanti ambulanti, i quali tra^ 
sporlano le loro botteghe con T aiuto di un bambucco 
piatto e flessibile che tengono sulle spalle ; i fagotti sono 
appesi alle due estremità, ed il portatore nel camminare 
imprime loro un tal moto che ne allevia il peso : in simile 
guisa il pescivendolo porta , da una lato , il pesce vivo in 
una conca , e dall'altro, in un paniere quello che è morto. 
I cucinieri ambulanti hanno da una parte il fornello e dal* 
Taltra la credenza pe' commestibili ; il barbiere, traspor- 
ta la sua bottega nel modo medesimo alParia aperta. Pa- 
recchie volte ci divertivamo a vedere, nelle sinuosità di 
una via , un Cinese seduto sur uno sgabello farsi rasare la 
testa e la barba , e farsi strappare i peli del naso e delle 
orecchia : il barbiere fa scorrere il suo rasoio da per tut- 
to , salvo che nei baffi e nella coda , della quale si fa la 
treccia • Il loro rasoio è del tutto diverso dai nostri ; desso 
è un triangolo lungo due pollici, che il barbiere tiene 
dair uno degli angoli : a ciascuna operazione è destinato 
un istrumento speciale , cosicché uno serve per strappane 
i peli del naso , un' altro per le orecchia ^ ed un terzo por 
gli occhi • Allorché un barbiere ha finite le sue sedute in 
un quartiere, si porta in un altro : e lo stesso é de'calzolai 
e di un gran numero di altri artigiani • 

Si trovano in Cina mereiai come da noi; ed un Europeo 
sbarcato di recente, non può fare a meno di non avvlefc- 



VIAGGIO IM 

Dar visi 9 di nea entrar nelle loro botteghe, di non com- 
prare e di non essere iogaiuiato. Ogni mercante vi assedia 
a furia di gentilezze , e , come è di ragione , vi chiede il 
doppio di prezzo delF oggetto che vi piace. Le particolari* 
tà delle loro baratterie sarebbero in6nite: non è cosa 
rara il vedersi rendere delle loro piastre col pretesto 
ch^ esse sono di cattiva lega , e se non si sta attenti so- 
stituiscono con molta facilità un pezzo di rame al pezzo 
d'oro che loro avete dato. Queste piastre sono tosate , qual- 
che volta bucate 9 od anche spezzate; perciò Puso è di 
pesarle tutte. A tal oggetto adoprasi una bilancina di le-, 
gno duro o d^avorio, con un piattello attaccato a fili di 
seta, sicché è facile di farla pendere piii o meno , appog- 
giando sul manichetto della bilancina da una parte o dal- 
l'altra • 

Ecco i principali pesi dei quali si fa uso a Canton : 

Il piclo 125 mezzi chilogrammi , ossiano 133 lire 
inglesi • 

Un ptc/o= 100 catti. 

Un catti z=z 16 tail. 

Un/aéf/=:16 ama. 
Nelle contrade meridionali della Gina , gli uomini del 
volgo sono vestiti di tele di cotone di vari colori • Le prin- 
cipali gradazioni sono il bianco, il nanchino, l'azzurro, 
lo scuro : quest' ultimo è usato a preferenza sopra ogni 
altro dai marinari e dai piloti , il vestiario de' quali 
consiste in due o tre larghi pantaloni di drappo lustro 
messi gli uni sugli altri secondo la stagione , e fermati 
con cintura di seta di colore vivissimo , ed in due o tre 
vesti esse pure le une suiraltre , senza bavero, incrocia- 
te sul petto , aperte dalle parti e tenute serrate per una 



ICS LAFOND 

fila di bottoni di drappo ^ di rame dorato, o d'oro: i loro 
cappelli SODO di paglia , larghi e appuntati ; alcuni ricor* 
dano, per la forma , quelli delle donne del Yalese. La lo« 
ro testa è rasata, salvo che la lunga treccia che dalla 
sommità del cranio cade lungo il dorso, spesso colla giunta 
di qualche oncia di filo di seta • Qualche volta, invece di 
cappello portano una calotta nera , un ventaglio , un pa- 
ravento o un ombrello: si trovano anche per le vie con 
una pipa alla turca.. Le persone agiate e delle alte classi, 
portano una specie di soprabito , che non differisce dalla* 
veste se non che per la lunghezza. Spesso vien messo so* 
pra ai pantaloni una sjtecie di ghetta , o piuttosto di calza 
di drappo che giunge fino al ginocchio . Le scarpe hanno 
r estremità larga, elevata, e un suolo grosso quasi un pel* 
lice ; se ne vedono di giunco , di drappo di tutte le sorta 
e perfino di rame ; quelle di drappo sono le più comuni . 
La borsa , tenuta sotto la veste , è sospesa alla cintura. Gli 
uomini hanno qualche volta anelli in dito, e se usano 
deiroriolo, ne portano sempre due. 

I ricchi si vestono di stoffe di seta o di panno: le pri- 
me sono generalmente damascate o operate, e di color 
cupo . La camicia è di tela fatta con fibre di una pianta , 
tela altrettanto fine quanto la batista e che prende facil - 
mente un bianco bellissimo : quantunque fitta , questa tela 
è trasparente assai , e gli Europei ne fanno uso pel loro 
vestiario d^estate, ha però P inconveniente, inumidita che 
ella sia , di attaccarsi al corpo e di lasciar trasparire la 
pelle. 

Le pelliccerie sono assai cercate: la Bussiane fa grande 
commercio col mezzo delle sue caravane , le quali passano 
per la Tataria . Sono altresì una importante branca di 
commercio per alcune navi americane che le comprano 



TIA66I0 C69 

dagP Indiani della costa maestrale dell^ America, nella Ga- 
Ilfomia o agli stabilimenti russi di Nootba e del Kamt- 
sclatka . 

In tutte le case, ed anche nei battelli, vi è sempre una 
cassetta dove pongonsitbè pipe ed il tabacco , con una pic- 
cola lampada o delle mlccie accese. 



^^1^:^ 



VI. 22 



CAP. XI. 



Oaoton — Danne Oineii — Piedi grandi e jiioDO- 
li — Oondiiìooe delle donne — Ksttimonio — ▼•- 
itiario delle donne Oineii — Sdifiiì — Interno di una 
noia — Mobili — Uio del Tlie — Inoipitalìtà ■ane- 
le — Unghie — HunoB) organinatione pooo anno- 
nioa — *"~g"^ eineie ) la lua eoitruxione è on oita- 
otÀa alle rilònne loaìali — ILìngua icritta — Olaui 
della società : Mandarini , Oonunersianti e AgrigoIIO' 
ri — HeUgione , Pagode , Band . 




^ E doDDe cinesi potrebbero esser 
9 considerate iadue classi, a cagione 
Tiiin chiKiH della grandezza e della formade'k)- 

ro piedi. Quelle clie tianno pìccoli piedi non appartengono 
esclusivamente , come e d'ordiuario creduto, alla classe 
distinta, ma si vedono in tutte le coodìzioui. Fin dall'io- 
faozia, le dita decoro piedi vengono piegate e compres- 



172 LAFORD 

se con Strette fasciature (1)^ e calzate con toearpe di piom- 
bo , per impedirne lo sviluppo ; cosicché la gamba diventa 
deforme : sotto le dita storpiate o nelle articolazioni dei 
piedi, si formano delle piaghe 9 le quali diventando puru- 
lenti, crescendo con Tela, e durano sovente tutta la vita; 
allora tutti i profumi, tutte le essenze, delle quali le da- 
me cinesi fanno molto uso, spengono appena il cattivo odo- 
re da esse esalato • 

Questo odioso costume porge una trista idea delP uma- 
nità di quella nazione. II lungo e crudele supplizio, che si 
fa subire fino dalla più tenera infanzia a deboli creatu- 
re, ha un non so che d'atroce , che ributta; e quali essi 
sieno i motivi che hanno dato luogo a questo infame uso , 
sia ch'ei derivi da una crassa ignoranza da una barba- 
ra precauzione, ispira disgusto ed orrore: bisogna ben 
credere che V impuro de' pregiudizi sia potentissimo in 
quel paese , per soffocare nel cuore di una madre , quel 
sentimenti che dovunque formano la gloria, Torgoglio e 
la felicita loro . 

I popoli che ancor sono neir infanzia , come i CaiTri , le 
Pelli Rosse, i Nuovizelandesi e le altre genti selvaggie, 
non hanno il feroce coraggio di seguire per lunghi anni i 
dolorosi progredimenti di que' martìri, di quelle torture. 
No , bisogna venire alla Gina per trovar delle madri che 
acconsentine ad essere impassibili testimoni, e spesso com- 
plici di quelle crudeltà. 

Un Cinese , sia di qual rango si TOgHa ^ quando si am- 
moglia, prende quasi sempre una donna con piccoli piedi. 



(1) Ho veduto scarpe da donna di tre pollici di lungheiza sopra doe di 
larghezza • 



' 



VIAGGIO 179 

Essa è la moglie vera, e siccome gli è permessa la poli- 
gamia , ba anche parecchie altre donne co^ piedi grandi, e 
fino a quante ne pub mantenere . Queste nltime però ri« 
mangono in nno stato d^ inferiorità , anzi pub dirsi di ser- 
Tito 9 e sono soggette alla volontà della prima, che sola 
comanda nelle faccende domestiche. 

Le donne co^ piedi grandi discendono quasi tutte dai 
Tatari, i quali hanno altravolta soggiogato il paese, ed 
appartengono quasi tutte alla classe inferiore , poiché la 
razza dei conquistatori è stata assorbita dalla popolazione 
cinese, e si è fusa nella massa; e non possedendo ne la 
stessa intelligenza , né lo stesso spirito mercantile e indu- 
strioso , è generalmente caduta nelPabbiezione . — Esiste 
però un gran numero di potentissime famigMe tatare , le 
quali hanno saputo conservare alti impieghi e grandi for- 
tune, e per conseguenza hanno influenza nel governo e ne- 
gli affari del paese . Le loro donne hanno respinto questo 
spaventevole costume, e perciò hanno tutte piedi grandi • 
Nella famiglia imperiale ed in qudle di parecchi manda- 
rini superiori, hanno fatto lo stesso. 

Tutte quell e eh e abitano sulP acqua e che hanno una 
eeistenzaattiva e laboriosa, conservano i piedi come ad es- 
se natura li ha dati. Sembra che questa mutilazione sia 
particolarmente riservata alle donne destinate a condurre 
una vita sedentaria nelle loro famiglie. 

Nel celeste impero le donne sono vendute come il be- 
stiame ; i padri e le madri mercanteggiano le loro figlie , 
fino dair età più tenera : esiste anche una barbara legge , 
basata sull'eccessiva popolazione, che autorizza i genitori 
ad annegarle. — Allorché un uomo vuole ammogliarsi mer- 
canteggia la sua futura sposa , spesso senza averla vedu- 
ta; cosa maravigliosa in persone cosi caute come sono i 



...} 



171 IrAFOMD 

CìDcsi, ma io questo caso, come in tanti altri , la Tinca 
I^uso. Una volta rimasti d^ accordo è steso il contratto , 
e V acquirente conducesi a casa la moglie in gran pompa, 
chiusa in un palanchino. Farò su questo soggetto pih 
ampia narrazione , quando renderò conto de^ miei yiaggi 
ulteriori. 

U vestiario delle donne rassomiglia molto a quello degli 
uomini : esse portano , come questi ultimi , le brache e 
la larga veste , tagliata sul medesimo modello : la cintura 
destinata a sostenere le brachete piii ampia e più guar- 
nita ; i loro capelli saglienti sul capo , sono ornati di flort 
e di lunghi spilloni d'' oro odorati ; hanno orecchini e qual* 
che volta collane; alle braccia portano monili d^oro^ 
d^ argento, di diaspro, o d^avorio • Le donne volgari por- 
tano pure monili alle gambe • 

Le case sono fabbricate di mattoni o di legname, e co- 
perte di embrici. I tetti saglienti alle estremità , terminano 
sempre sullo spigolo superiore, con un fregio a guisa di 
gondola, di mezza luna, o di corna d^ animali; pel palazzo 
deir imperatore e dei mandarini superiori , questo orna- 
mento è un drago. Mattoni di due colori, cioè rosso e gri- 
gio , e piccoli quadrati di porcellana , ser vono^a coprire ed 
ornare le muraglie, che anche molte volle sono soltanto 
imbiaccate. 

La pittura cinese è famosa^pe^ suoi vivi colori ^ e per le 
sue immagini strane e fantastiche ; essa è profusa negli 
abbellimenti delle case, mischiandovi delle dorature. 

Gli appartamenti sono comunemente piccoli: la sala, 
le cui mura sono coperte descrizioni morali, è d^ ordinario 
ammobiliata con tavolini, quadri rozzamente dipinti, 
scanni di porcellana, ed un divano, sovra cui siedesi con le 
gambe incrociate : in tutte vedesi una nicchia, nella quale 



VIAGGIO ìli 

evvi rimmagiDe di una divinità indigena. — AH* entrala 
deirapp;irtamento, e sempre I^ indispensabile cassetta per 
la pipa, la quale serve alla famiglia ed al visitatore. Un mo* 
bile esso pure indispensabile è la tavola coperta da un vas- 
soio di legno verniciato , di porcellana o di uietallo , sul 
quale è posto il vaso del thè, ed alcune piccole tazze che non 
conterranno più di due o tre cucchiaiate di quella scotta- 
tura, la quale è la bibita usuale dei Cinesi; essi ne pren- 
dono tutto giorno a piccoli sorsi e senza zucchero. — 
Le camere interne sono destinate alla famiglia. I letti , 
guarniti di 'parati e spesso tenuti nelle alcove , non han- 
no materassi, perchè i Cinesi poco ne fanno uso^ almeno 
nelle classi inreriori, se ciò per avventura non fosse nel 
settentrione delP impero ; delle stuoie però ne fanno le ve- 
ci • Le diverse camere sono di sera illuminate da lanterne 
di carta ingommata , o di velo a colori • 

In Canton è pericoloso lo avventurarsi per le vie sen- 
za essere accompagnati da un cuh's o servo, perchè ci si 
troverebbe esposti agP insulti del basso popolo e dei fan- 
ciulli; il dottor Genu ed io ne avemmo a fare la prova . 
Essendo usciti per fare] alcune compre, e andando di ma- 
gazzino in magazzino , di via in via , non ci si accorse del 
cammino che si era fatto ; e quando pensammo al ritorno, 
vedemmo che ci eravamo smarriti. — Intrigati per ritro- 
vare la nostra strada , giacché tutte le vie si rassomiglia- 
vano , ci volgemmo a vari mercanti ; ma per risposta ci ri- 
sero in faccia, o chiusero le loro porte . Noiati di girare 
e di ritornare sul medesimo luogo , finimmo per essere 
stanchi e senza sapere a quale espediente ricorrere . Ave- 
vamo già passati parecchi ponti sopra canali , e percorso 
una infinità di quartieri , quando giungemmo in una via 
le cui case , pomposamente ornate di stoffe con drapperie 



W LAFOND 

tese da un muro airaltro, ci annunziarono qualche fe- 
sta • Immediatamente certi fanciulli clie ci seguivano 9 • 
il cui numero aumentava ad agni momento, cominciaro- 
no a tirarci per le falde degli abiti ; per isbaraSEarci di 
loro, il dottore pensò di trarre di tasca una piastra, e 
mostrandola a uno ripetè più volte faetorta^^ il che , se- 
condo lui , doveva tradursi per la domanda della strada 
che conduceva alla fattoria . Uno di questi piccoli marfoH 
fece sembiante d^ intendere , ed allungando la nano fre- 
se la piastra, che il dottore lasciò troppo facilmente, poi 
dlsparve tra la folla che non cessava di aumentare e di 
seguirci, come se fossimo slate bestie maravigliose. La no- 
stra situazione diventava di momento in momento più cri- 
tica, allorché un venerabile vecchio, con barba canuta, 
e che dal suo berretto conoscemmo per un mandarino, irt 
avanzò verso di noi ; al suo avvicinarsi la folla si disperse 
come per incanto, tale è il rispetto o piuttosto il timore 
che il popolo cinese ha pe^ suoi magistrati! Egli d parlò 
in in$i^lese; il dottore rispose in cattivo spagnttoto,eheda 
lui non fu inteso ; allora avventurammo ;qualcbe parola 
francese, e restammo con piacere sorpresi neHMntenderlo 
parlare abbastanza bene la nostra lingua • Avendolo infor- 
mato del nostro imbarazzo, e del caso «he ci av^eva eoo* 
dotti cosi addentro ntJla città , s\ congratulò con noi per 
esserne usciti a così buon mercato, e ci assicurò che era- 
vamo fortunati non essendo stati né maUraCtati né deru* 
bati. Si aiTrettò poscia a farci sapere, che un tempo egli 
fu interprete della Compagnia Francese delle Indie, ma che 
da trentanni in qua, non essendo venuto a Canton ^ ninna 
nave della nostra nazione , non aveva avuto occasioDe di 
parlare la nostra lingua. L^ arrivo di una nave francese 
lo aveva consolato, e perciò pensava di andarne a trofare 






VIAGGIO 177 

il taipan o sopraccarico. Domandò se eravamo accompa- 
gnati da nn culi^ perchè Io avrebbe fatto gastìgare, ag- 
giunse egli, per averci abbandonati; finahnente, chiaman* 
do un uomo dalla folla gli parlò per qualche minuto se- 
condo, e gli ordinò di esserci guida . Egli era pur tempo , 
giacché eravamo annoiati, e per la stanchezza e pella sgra* 
devote scorta che ci seguiva • 

Appena io fui in cammino per la fattoria, dimenticai la 
mia stanchezza ; io non mi era trovato mai cosi leggiero y 
e credo che avrei potuto fare dieci miglia l' ora • La no- 
stra guida ci ricondusse in un momento , e restammo ma- 
ravigliati della poca distanza che ci separava dal nostro 
alloggio , non avendoci noi messo più di mezz^ora a ritor- 
narvi, mentrechè erano ben quattr'ore che si camminava, 
aggirandoci sempre, per quel che pare, nel medesijno cir- 
colo. Nelle nostre corse avevamo vedute parecchie dame, 
altre portate in palanchino , altre sedute sulle loro porte 
dietro a una specie di graticci o paraventi, intente al suo- 
no oaMavori del loro sesso. Io restai sorpreso dall'ecces- 
siva lunghezza delle unghie che i ricchi Cinesi si lasciano 
crescere ; sovènte elle aggiungono a cinque o sei pollici di 
lunghezza, ma comunemente di tre o di quattro, e questa 
è già una graziosissima dimensione : ve ne sono di una 
lunghezza talmente esagerata , che i loro possessori sono 
forzati alcuna volta di chiuderte in una fodera di bambuc- 
co o d^ argento • Questo è uno de' segni caratteristici del- 
ie aristocrazia cinese , e sarebbe davvero dilGcile il poter 
lavorare con simili unghie . La grossezza è pure riguar- 
data sì come r appanaggio dell' opulenza e della bellezza. 

La musica è nell'infanzia, o per dir meglio nella bar- 
barie; le loro arie sono di un ritmo monotono e snervato . 
Tra' loro stromenti , poco suscettibili a dare tutti i tuoni , 



VI. 



23 



V 



178 LAFOND 

ve De è uno a eorde che somigUa ai mandoliai del medio 
evo ; la sua forma è di una meaza zucca con io cina un 
manieo luogo tre piedi locai corde, Boopiù di tre, sono 
suonate con uu archetto. Tra gli stromeoti a flato, hanno 
molto in pregio una specie di oboe con quattro o cinque 
buchi , zampegne e armoniche di legno sonoro o di bain* 
bucce; il gong è sempre il principale stroraento, soprattutto 
per cerimonie, saluti, marcie, ee. — I Cinesi cantano par* 
landò, il che non vuol dire che questo canto sia melodioso, 
ovvi una bella diflferenia ; nulila, al contrario, v'ò di piìt 
dissonante per orecchie europee quanto que' tuoni stri* 
duii e nasali : si potrebbe dire che i Cinesi , allorché can- 
tane, hanno Porgano armonico nel naso. 

L^ oscura costruzione, arida e barbara della lingua ci* 
nese, è Pimmagine dello stato sociale di quella contrada. ! 
La lingua scritta o sapiente non è una cosa stessa con la 
lingua parlata o volgare: questa sola circostanza batta ! 
per concentrare o fermare i progressi dei lumi. Lo Sfririp | 
to di riforma e di miglioramento non può penetrare in ' 
questa nazione, nella quale, fino da venti secoli, le basi ! 
elementari della scienza sono rimaste immutabili come b. t 
istituzioni, i vestiti, gli usi. Un simi4e stato stazionario, i 
è egli una felicità o una sventura ? Questo è quanto esa* j 
minerò più tardi. — La sola lingua scritta, esige lunghi e ! 
penosi studi ; ed allorché itn cinese è giunto a sapere lo 
immenso e spinoso alfabeto della sua scrittura, allora 
e' prende posto traMelterati: gli ottantamila segni che lo ' 
compongono, con la giunta di altri ducente tredici che gli 
servono di chiave , non rappresentano parole ma sibbeno 
idee. — La lingua parlata, priva in cambio di tanto ste- 
rile ricchezza , è ridotta a un vocabolario di trecento eia* > 
quanta parole; e per eUbtto di una tale povertà, la stessa 



I 



VIAGGIO 179 

parola significa una infinita di cose disparate tra loro, col 
mezzo di diverse inflessioni che un orecchio europeo non 
saprebbe distinguere • Lo studio di questa lingua, tanto 
scritta quanto parlala, presenta dunque per le dette ra- 
gioni insuperabili difficoltà. 

I Cinesi scrivono dairalto in basso perpendicolarmen- 
te , cominciando la loro linea alla diritta della pagine , e 
cosi via di seguito • La stessa cosa ò neMoro. libri , i quali 
cominciano dalle pagine a diritta, e finiscono dove noi 
principiamo ; perciò dunque la loro scrittura è assoluta- 
mente il contrario della nostra: noi scriviamo orizzontal- 
mente, cominciando da sinistra e voltando la pagina da 
diritta a sinistra, mentre che i Cinesi vanno da diritta a 
^sinistra e voltano la pagina da sinistra a destra. — L'arte 
della stampa è ivi conosciuta da più secoli, e molto tem- 
po prima che Guitemberg la scoprisse tra noi ; ma ella è 
rimasta in quello stato dMmperfezione, che è testimonio 
della poca importanza che ivi si annette allo slancio del pen- 
siero, di cui quest'arte maravigliosa è Pistromento . I ca- 
j ratteri sono di legno duro, movibili e variabili in qualche 

occasione; in altre , le idee sono rappresentate in istampe \ 
incise: perciò, il numero dei libri è ristrettissimo; ma ' 
quello dei manoscritti , è come fu da noi nel medio evo 9 
cioè grandissimo ; alcuni sono veri capi d' opera di calli- 
grafia • j 

La nazione cinese può essere considerata, sotto il rap. 
porto sociale siccome divisa in tre classi molto distinte . 

1. I Letterati^ o persone istruite : tra questi scelgonsi 
1 mandarini • 

2. 1 Mercatanti^ compresi anche i fabbricanti di cose 
diverse, che suddividonsi in altrettante tìassi quante sono 
le professioni • 



j 



it^ LA IONI) 

3. 1 foUivalort 9 o coutadiui • 

Non |)U() darsi più giusta idea del modo di procedere 
dei riiercauli , ailro die paragoiiaudoli agli Kbrei ; h lì 
medesimo carattere , lo sletiso genere di all'ari 9 la slessa 
maniera di trattarli . V alto commercio lavora in grande 
e con esattezza ; ma il piccolo trailico è rapace ^ biodola- 
tore, e di mala fede*, scegli non inganna vuoi dire cbe 
non lo può: le umiliazioni a cui lo assoggettale non lo fan* 
no arrossire 9 anzi le accoglie ridendo percbb non ba pu« 
dorè , e se ne consola rubandovi. 

Egli conserva questo indelebile carattere 9 non solo in 
patria 9 ma dovunque rechi i suoi penati. Lo straniero che 
compra da un cinese , deve sempre aspettarsi di essere 
sudiciamente ingannato; se non b sul peso^ lo sarà sulla qua* 
litii sul prezzo: egli vi adesca , v^ invita ad entrare nella 
sua botte^^a, vi f*! ogni sorla di cortesia con la stessa ta- 
naciUi , con la stessa perseverante Impudenza di quei ven* 
dilori £brei , che da noi vi fermano e vi forzano , per coA 
dire, a comprare le loro mercatanzie. 

Il commercio è esposto ad una enorme quautilk di estor- 
siooi. 11 più opulento commerciante ba una paura terribile 
del più magro impiegato fiscale ; egli teme le angherie ^ 
perchè più è ricco più b tassato , soprattutto se b cono* 
scinto per aver relazioni di all'ari con gli Europei ; i>ercib 
un hannla il quale fa milioni di alTari , trema alla vista 
di un servitore del mandarino che venga a lui 9 essendo 
certo cbe qu(illa visita non può essere disinteressata ^ e 
che gli sarii impossibile rimandarlo malcontento ^ sotto 
pena di doversene amaramente pentire • 

Ilo detto che i Coltivatori formano la terza classe. Qtte» 
sto popolo altamente agricola In casa propria, trascura una 
slmile arte appena ha espatriato . Nelle diverse contrade 



L 



T*»" 



VIAGGIO 181 

deir Indie , dove eoli va a tentar fortuna 9 non mai di- 
venta coltivatore in grande, e qualche volta si dedica sol- 
tanto al giardinaggio. Questa circostanza spiegasi per Ta- 
more al suolo natio clie accompagna il cinese nelle sue 
emigrazioni : a Batavia , a Manilla , lavora faticosamente 
per lunghi anni , nudrendo costantemente la speranza del 
ritorno al suo paese , ritorno che egli effettua appena il 
suo peculio gli porge il mezzo di una esistenza indipen- 
dente. 

Il popolo è superstizioso ma non religioso ; almeno sa- 
rebbe difficilissimo di considerarlo sotto quest' ultimo a- 
spetto . I Letterati seguono i dogmi di Con-fu-tzè (Gon« 
fucio), altri si abbandonano a un comodo spiritualismo, 
intantochè un grandissimo numero professa segretamente 
il più assoluto ateismo . 

Le classi inferiori appartengono in generale al culto 
di Foj (il Budd-ha cinse) incaricato dell'adorazione di 
una moltitudine d' idoli rappresentanti Dei di loro im- 
maginazione. I bonzi, o preti di questa religione, sono 
innumerevoli , ma non hanno né influenza né credito ne 
anche tra il volgo. Destinati al servigio de' templi , chia- 
mati Tas in cinese , e dagli Europei conosciuti sotto il 
nome di Pagode^ vestiti di bianchi abiti, seguo di lutto 
nella Gina , hanno rasato il capo ed osservano.il celibato: 
que' che ne' conventi sono riuniti in confraternite , vesto- 
no di bigio . Non è cosa strana il vederli per le vie perse- 
guitati e belTeggiati dai ragazzi ; e la Gina è forse il solo 
paese del mondo in cui i ministri del culto non sieno per 
nulla considerati. È probabile che l'amore dei Cinesi pel 
danaro sia la fonte di questa irreverenza ; tutto ciò che ha 
apparenza di ricchezza , come pure tutto ciò che la pro« i 
cura , quale sarebbe V industria y l' attività , il sapere, ha 






182 LAFOND 

diritto alla loro stima : non essendo i bofazi se non che mo- 
naci mendicanti ed oziosi , non h dunque maraviglia che 
la quantità di considerazione concessa loro , sia ridotta a 
cosi meschine proporzioni tra un popolo assai ben noto 
per amar molto di ricevere e pochissimo a dare • Io visitai 
la pagoda situata alP altra sponda del fiume di Ganton , 
e vidi un grande edificio pesante , massiccio e senza ele- 
ganza , adorno internamente di statue di legno, grosso- 
lane e spaventose , situate in ciascun angolo deir edifizio ^ 
e intorno alle quali ardeano ceri coloriti • Una gran corte 
attigua alla pagoda , è circondata dalle celle dei bonzi 
dove e^ dormono ; quanto al vitto 9 essi mangiano in co- 
mune in una gran sala • 

Le divozioni usate dai Cinesi nel passare davanti a una 
pagoda, di fronte alla nicchia decoro dei, non sono altro 
che una formaUtà passata in abitudine , sendochè il padre 
r ha trasmessa affiglinoli . In conseguenza di tale indifferen- 
za , loro non pare strano che si guardi il loro idolo, che 
si apra si chiuda la sua nicchia non contenente se non 
che una efiìgie , alla quale non attribuiscono nessuno dei 
caratteri religiosi che noi attribuiamo alle nostre immagini. 



■•«•♦!> 



^j^x^x.'x.:^ 







CAP. xn. 



le' Oman pd g;ÌDaeo ■ por le doBiw i a per l' appu — 
Contrabbando dell'oppio Effetti adl'aliaMi ddl'op- 
pio tuli' arganiinio Ammontare del cimtraUMn- 
-piorici Tripang « aldo fi — a l - 




; oso noti gli osi fastidiosi della corte* 
r sia de'GlDeai ■, essi non fanno un pas- 
te^t»' OH»» *°» "° nwto, che non sia comanda* 

to da regole di cìvlKìi inserite nelle loro leggi -, direbbesi io* 
somma , esser dessi una razza di automi, educati fin dalla 
calla alla più abbietta servilità. Che aspettare di grande, di 
nobile , di generoso, di energico da una simile nazione 7 
È egli da maraTigliarsi se con tanta vilA essa diTenne la 



r 



1^ *■ ' ^» 



184 



LAFOND 



preda delle bande di Tatari cbe si dier la briga di sog. 
giogarla? — I Cinesi si avvicinano sempre col sorriso sul 
labbro: spesso si gettano in ginocchioni l'uno di faccia 
deir altro : altre volte chinano il capo , o incrociano le 
mani, o pure le portano air altezza della lor fronte; ridi- 
cole smorfie 9 che pure son lungi dalP essere cosi molti- 
plicate come è piaciuto ad altri di raccontare : ma questa 
servilità nella quale sono educati , contribuisce a farne 
un popolo che non sa distinguersi per valore • Nella Gina 
tutto accade tranquillamente ; gU odii sono ivi pure vene- 
fici come altrove, ma si appagano senza violenza; i Cinesi 
possono è vero altercare qualche volta , ma battersi non 
mai.E cosa estremamente rara vederli ubriachi: le loro 
principali passioni sono i giuochi d^azzardo, le carte, i da- 
di, r oppio e le donne, per le quali fanno grandi spese 
in tutti i paesi. 

Il contrabbando delPoppio, che altre volte facevasi a Ma- 
cao , era passato a Wampoa ove noi io trovammo sta- 
bilito. Poscia, poco tempo dopo il nostro arrivo, comin- 
ciò ad essere trasferito a Linting, isola air imboccatura 
del Tigre, ove è diventato V oggetto dì un immenso com- 
mercio , abbencbè le leggi delF impero ne abbiano ordi- 
nata lo proibizione sotto severe pene, che dalle bastonate 
vanno fino alia pena di morte . — Quando giungemmo a 
Wampoa vi trovammo due bastimenti , che fino dal 181^ 
servivano di deposito a questa derrata; l'anno era una 
piccola nave atre alberi del Bengala, e l'altro, era. una 
nave americana, ti Levante ^ nota a tutti i navigatori cbe 
hanno frequentata la Cina, e che più tardi servi al me- 
desimo uso a Linting , fino al 1830, tempo in cui fu for- 
zata da un tifone a tagliare i suoi alberi per scampare 
da un naufragio quasi certo . 



j 



VIAGGIO I8i 

1 coDtrabbaDdieri lavoravano apertamente , e il modo 
da essi tenuto merita di essere descritto . Dopo il mezzo- 
giorno , le loro barche, di sottile e leggera costruzione e 
montate dai sessanta agli ottanta rematori , scorrevano 
lungo la costa , spiando il momento favorevole ; pronti a 
coglierlo , partivano colia velocità del baleno e abbordava- 
no la nave di deposito; in un batter d^ occhio, V oppio era 
tratto dalle casse, e le palle o pezzi, secondo da dove veni- 
va , passavano di mano in mano ai marinari cinesi , che 
li nascondevano nei battelli con maravigliosa prestezza : 
queste palle o pezzi di circa tre libbre , erano abbastanza 
piccoli per essere nascosti e sbarcati facilmente. Tutti 
questi contrabbandieri, eccettuato i capi che stavano in 
piedi sui battelli, erano ignudi dalla cintola in su ed il 
volto era coperto da un fazzoletto di seta nera , non tanto 
per nasconderlo quanto per preservarsi dal fumo della pol- 
vere che gli bruciavano addosso i doganieri . 

Appena P oppio era a bordo, il contrabbandiere si 
slanciava rapido come una freccia, e non tardava ad es- 
sere inseguito dai battelli della dogana , che non avevano 
voluto sorprenderlo se non che col suo carico. La lotta che 
allora s' impegnava , aveva T aspetto di un animato com. 
battimento ; da ambo le parti i rematori gareggiavano per 
forza e sveltezza; i battelli parevano volare sulP acque: 
ma al battello della dogana, ad onta de' suoi colpi di can- 
none , non riusciva quasi mai di fare allentare il corso dei 
frodatori, che gli fuggivano davanti. Per vero dire , quei 
colpi di cannone erano tirati a polvere soltanto e d'' assai 
vicino, perchè era proibito di tirarli a palla. — Preten- 
dono alcuni che questa caccia non sia ordinariamente che 
una finzione, perchè fumando oppio anche i mandami 
pare sieno poco disposti a privarsi di un piacere che in 



vi. 24 



I 

186 LAFOND j 

essi diventa una vera passione ; d' altronde credono di non | 
aver diritto di farne la ricerca a bordo delle navi europee : 
finalmente passavano per essere il più delle volte interessati 
in questo contrabbando, o almeno a favorirlo , facendo pa- 
gar cara questa tolleranza ; congettura , che la cupidigia 
nazionale e V avidità dei mandarini rendono probabilissi- 
ma. Accadendo però (sebbene di radissimo) che alcuno 
dei frodatori fosse preso, allora venia rigorosamente pu- 
nito; se era recidivo più volte gli veniva mozzo il capo: 
ma era pure sventura pel mandarino aver fatta questa 
cattura, poicbè se cadeva nelle mani dei contrabbandieri, 
egli spariva per sempre. 

Un tempo , le ricche classi soltanto fumavano P oppio \ 
ma ora quasi tutti fanno uso di questo narcotico, per cui 
il ccmsumo è immenso. L'importazione è dunque sempre 
aumentata . Nel mio primo viaggio , cioè nel 1819 si fa- 
ceva ascendere a 3,500 casse , del valore di tredici ai quat- 
tordici milioni di franchi: enei 1837 essa passava le 34,000 
casse, del valore di cento milioni di franchi, ossia di sette- 
cento cinquanta piastre per cassa ( 3,800 franchi circa ) . 

Trovo nella Biblioteca Universale di Ginevra , un arti- 
colo sottoscritto Alf. di Candolle , che io credo dover ri- 
portare per intero , quantunque io non divida per nulla 
r opinione del Grawfurd ^ dalP opera del quale è tolto, re- 
lativamente alP effetto dell^ oppio sulla salute. Io ho veduto 
tanti e tali esempi delle sue funeste conseguenze , da es- 
ser convinto che il Grawfurd sMoganni, a cagione del na- 
turale interesse che egli, siccome Inglese , porta a un ramo 
importantissimo del commercio della Gran - Brettagna tra 
P India e la Gina • 



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I FUMATORI D' oppio 11 



186 LAFOND 

essi diventa una vera passione ; d' altronde credono di non 
aver diritto di farne la ricerca a bordo delle navi europee : 
finalmente passavano per essere il più delle volte interessati 
in questo contrabbando, o almeno a favorirlo 9 facendo pa- 
gar cara questa tolleranza ; congettura , che la cupidigia 
nazionale e V avidità dei mandarini rendono probabilissi- 
ma. Accadendo però (sebbene di radissimo) che alcuno 
dei frodatori fosse preso, allora venia rigorosamente pu- 
nito ; se era recidivo più volte gli veniva mozzo il capo ; 
ma era pure sventura pel mandarino aver fatta questa 
cattura, poiché se cadeva nelle mani dei contrabbandieri, 
egli spariva per sempre. 

Un tempo , le ricche classi soltanto fumavano P oppio \ 
ma ora quasi tutti fanno uso di questo narcotico, per cai 
il consumo è immenso. L'importazione è dunque sempre 
aumentata . Nel mio primo viaggio , cioè nel 1819 si fa- 
ceva ascendere a 3,500 casse , del valore di tredici ai quat- 
tordici milioni di franchi: enei 1837 essa passava le 34,000 
casse, del valore di cento milioni di franchi, ossia di sette- 
cento cinquanta piastre per cassa ( 3,800 franchi circa ) • 

Trovo nella Biblioteca Universale di Ginevra , un arti- 
colo sottoscritto Alf. di Candolle , che io credo dover ri- 
portare per intero , quantunque io non divida per nulla 
r opinione del Grawf urd j dall' opera del quale è tolto, re- 
lativamente all' effetto dell'oppio sulla salute. Io ho veduto 
tanti e tali esempi delle sue funeste conseguenze , da es- 
ser convinto che il Grawf urd s'inganni , a cagione del na- 
turale interesse che egli, siccome Inglese , porta a un ramo 
importantissimo del commercio della Gran - Brettagna tra 
V India e la Gina • 



; TI AGGIO 189 

i ' ; 

te e abusarne, sodo per lo più smagriti, ma essi hanno ! 
d'altronde mollissimi costumi • 

» I mercanti d'oro Ltmun e Battagan-Assai^ sono inve- | 
ce una classe attiva e laboriosa, la quale usa di molt'op- ' 
pio e presenta più d'ogni altra, nell'isola di Sumatra, 
l'aspetto della forza e della salute. Tale è , dice il Graw- 
furd, r opinione di un uomo che ha vissuto dieci anni 
sulla faccia del luogo, e il di cui carattere freddo ed 
imparziale assai conosciuto. 

• Quanto ai motivi che forzano i Cinesi a proibire la 
vendita deli' oppio, non proibendo per nulla affatto né 
la vendita ne l'abuso dei liquori fermentati, il Graw- 
furd, li rinvienenell' orrore del governo cinese per ogni 
specie di baratto, nel timore che ha degli stranieri ed 
in certe sue particolari idee di economia politica • 
> Da qualche anno il commercio dell'oppio è aumentato 
infinitamente. Nel 1795, la Cina riceveva dall' Indie mille 
casse d'oppio., e pagavasi allora un dazio moderato, 
^el 1796 cominciò la proibizione . Nel 1816 la Cina ri- 
ceveva tremila dugento dieci casse, del valore di un 
milione e mezzo di lire sterline. Nel 1836 , ventisette- 
mila casse del valore di tre milioni e settecentomila lire 
sterline. Nel 1837, circa a trentaquattromila casse, 
del valore di quattro milioni (cento milioni di franchi). > 
» 11 commercio dell'oppio si fa per contrabbando; è 
dunque necessario di pagare i venditori in danaro. Di 
più, le importazioni nella Cina hanno sorpassato le 
esportazioni , dal che è resultato che la differenza è sal- 
data in numerario. Per queste due cagioni è uscito 
dalla Gina in ognuno di questi ultimi anni, circa a cin- 
quanta milioni di franchi in danaro. » 






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PELLE QUALI IL «OTERMO CIMEAE 
PROIBITA LA nVTRODUZIOME E L'USO 

DELL' OPPIO • 



L. 



violenza che il goyerno cioese tia spiegata riguar- 
do al commercio dell' oppio, è un grave fatto di cui tut- 
ti i giornali hanno parlato , e che tutti hanno spiegato 
e commentato nello stesso senso • In europa ha prevalso 
r opinione, che i consumatori d'oppio vadano soggetti ad 
un'alterazione nervosa, e che perciò muoiano giovani; 
che i Cinesi sono avidi di questo veleno , e che il go- 
verno , per mire di pura morale , si opponga alla sua il- 
lecita introduzione . 

t Noi intanto troviamo in un giornale settimanale (1), 
dedicato specialmente alle colonie inglesi , articoli che 
rinchiudono un'opinione del tutto contraria. Essi non 
sono firmati; ma sappiamo essere stati scritti da un ce- 



co The Colonlal Oaiecte , agorto 18M. 



188 



LAFOIfD 



lebre viaggiatore, che conosce perfettamente Tlndia in- 
glese, r arcipelago Indiano e la Cocincina. Questo viag- 
giatore è il Crawfurd, antico ambasciatore della Com- 
pagnia delle Indie presso i Birmani nel tempo della 
conclusione della pace , mandato poscia in missione alla 
Cocincina, quindi nominato per qualche anno governa- 
tore di Singapore e autore éeìV Istoria deW Arcipelago 
Indiano , opera classica della quale sta preparando una 
nuova edizione , dopo una dimora di dieci anni in Già- 
va. I nostri leggitori brameranno sapere, come un uo- 
mo così ben situato per parlare di ciò che spetta alPOrien- 
te , esamini il commercio delP oppio . Rade volte le que- 
stioni riguardanti i paesi lontani sono trattate da giudici 
competenti, cioè che abbiano studiato i fatti altrove 
che nei libri. Allorché questo ci viene offerto, non dob- 
biamo noi sospendere ogni discussione ed ascoltare 7 
• Il Crawfurd è persuaso, che Peifetto deir oppio sulla 
salute sia stato molto esagerato . Egli cita le parole di 
un^ autorità cinese, cioè del vicepresidente della corte 
dei sagriGci, il quale parla de^consumatori d'oppio, sic* 
come parlasi in Europa dei bevitori d^ acquavite ed an- 
che dei bevitori di vino • Questi sono oziosi e \agabondi 
che non si danno a verun lavoro, e quantunque alcuni 
tra essi giungano alla vecchiaia, vivono però in generale 
meno degli altri uomini . » 

» Il Mardsen dice nella sua Storia di Giava : L' uso del- 
r oppio essendo dispendioso, non possono gli abitanti 
abbandonarvisi interamente, ad onta della libertà che 
ne hanno: può essere probabile che questa abitudine sia 
perniciosa alla salute, ma inclino a credere, che la ve- 
rità sia assai esagerata . I Bugis^ i soldati, e gli altri 
che nei bazar Malesi vediamo abbandonarvisi liberamen- 



T 1 A G G I O 189 

te e abusarne, sodo per lo più smagriti, ma essi hanno 
d'altronde mollissimi costumi . 

» I mercanti d'oro Ltmun e Battagan^ Assai ^ sono inve- 
ce una classe attiva e laboriosa, la quale usa di molt'op- 
pio e presenta più d'ogni altra, nell'isola di Sumatra, 
l'aspetto della forza e della salute. Tale è , dice il Graw- 
furd, r opinione di un uomo che ha vissuto dieci anni 
sulla faccia del luogo, e il di cui carattere freddo ed 
imparziale e assai conosciuto. ; 

• Quanto ai motivi che forzano i Cinesi a proibire la 
vendita dell'oppio, non proibendo per nulla affatto né I 
la vendita ne l'abuso dei liquori fermentati, il Graw- i 
furd, li rinvienenell' orrore del governo cinese per ogni 
specie di baratto, nel timore che ha degli stranieri ed 
in certe sue particolari idee di economia politica • 
» Da qualche anno il commercio dell'oppio è aumentato 
infinitamente. Nel 1795, la Gina riceveva dall' Indie mille 
casse d'oppio, e pagavasi allora un dazio moderato, 
^el 1796 cominciò la proibizione . Nel 1816 la Gina ri- 
ceveva tremila dugento dieci casse, del valore di un 
milione e mezzo di lire sterline. Nel 1836 , ventisette, 
mila casse del valore di tre milioni e settecentomila lire 
sterline. Nel 1837, circa a trentaquattromila casse, 
del valore di quattro milioni (cento milioni di franchi). > 
» Il commercio dell'oppio si fa per contrabbando; è 
dunque necessario di pagare i venditori in danaro. Di 
più, le importazioni nella Gina hanno sorpassato le 
esportazioni , dal che è resultato che la differenza è sal- 
data in numerario. Per queste due cagioni è uscito 
dalla Gina in ognuno di questi ultimi anni, circa a cin- 
quanta milioni di franchi in danaro . » 



1 



190 LAFOHD 

• Ora i Cinesi accolgono un^ opinione che ha lango tem- 
po regnato in Europa, e che in molti paesi non è an- 
cora considerata come pregiudizio ; cioè , che il danaro 
è la ricchezza , e che V esportazione del numerario in- 
vece di mercanzie è una perdita. Il governo cinese è 
spaventato ; egli crede che il paese sia vicino alla sua 
rovina 9 giacché egli esporta il metallo chiamato ar- 
genio 9 mentrechb prima lo riceveva dagli stranieri. Il 
valore di questo metallo è aumentato nelF interno della 
Gina (1); per cui se ciò seguita è fuor d^ogni dub- 
bio che 1^ esportazione diminuirà ^ e che vi si vedranno 
importare i metalli preziosi come per lo passato : ma 
nella Gina, l'economia politica è al punto in cui era 
già sono vent'anni quella d'Inghilterra, e Gonfucio, 
del quale seguonsi sempre le dottrine, non ha com-* 
mentata la Ricchezza delle Nazioni * 

• La prova che il governo cinese perseguita T oppio de* 
gP Inglesi per altri motivi anziché per la moralità de'suoi 
sudditi , trovasi in un fatto curioso che il Grawfurd ha 
verificato negli scritti del celeste impero. Si faceva uso 
deir oppio nella Gina giada tre secoli , quando gli Euro-* 
pei vi giunsero per la prima volta, ed ora V oppio del- 
r India non è che una piccola parte di quello che produce 



(1) Una memorta di Heu-NaeUe, magistrato cinese, cbe nel I83S propo- 
neva regolamenti per la vendita dell'oppio, mediante un diritto, fornì le pro- 
ve della mancanza dell' argento, li Uul d* argento One, valeva un tempo mille 
di quei piccoli pezzi di zinco di cui i Cinesi si servono ce me di lega; ora esso 
costa da' mille dugento a' milletrecento . Il Crawfiird vede con ragione in que- 
sto fatto, una lontana conseguenza della diminuita produzione delle miniere 
di questo metallo in America , per cui l'argento è diventato più raro nel mon- 
do . Egli é però evidente cbe l' aumento enorme delle importazioni nella Cina 
sta a carico di questo paese. 



VIAGGIO fOI 

la Cina. Sono state fatte 9 dice il consigliere Sciou-Tsun, 
delle domande dalle provincie di Fuhkién, Kwangtung , 
Scekaeng, Sciantung^ Yunnan e Kweisciow 9 perchè la 
coltivazione del papavero sia impedita a norma degli edit* 
ti ; ma essa non è cessata per questo . Io non posso par- 
lare che della provincia di Yunnan 9 ma sostengo, che 
in quel paese il papavero è coltivato sulle montagne e 
nelle pianure, e che la quantità d^ oppio che se n^eslrae 
non può esser mibore di parecchie migliaia di casse • 
Nonostante, continua Sciu-Tsun, non si vede scemare 
r esportazione del danaro: ne esce ora dalla provincia 
di Yunnan il doppio che non ne usciva dapprima. A 
qual causa devesi ciò attribuire, se non a quella che i 
consumatori d*" oppio sono numerosissimi, e che coloro 
che su questo particolare hanno un gusto squisito pre- 
feriscono sempre V oppio straniero 7 
• La parola parecchie migliaia di easse in una sola pro- 
vincia , dice il Grawfurd , deve estendersi dalle quattro 
alle cinque mila almeno il che , per sei provincie , da- 
rebbe un prodotto maggiore della quantità importata da 
lungo tempo : e siccome queste provincie sono lontane le 
une dall^ altre , è facil cosa che le Intermedie coltivino 
esse pure i papaveri , e che il prodotto ne sia immenso 
nella Gina. Questa coltivazione è realmente proibita, 
eppure nulla risalta maggiormente alla vista di un campo 
di papaveri ; ma il non adempimento delle leggi, per ne- 
gligenza corruzione delle autorità, è nella Gina un fatto 
anche più yero • 

t II rigore del governo contro P oppio indiano può es- 
sere paragonato in certo modo , alla guerra della bar- 
babietola contro la canna di zucchero neìV interno della 
Francia*, a quella de^ proprietari delle vigne in Germania 



VIAGGIO ld7 

olio ardente su di ud piattello di porcellana o di metallo, 
è destinata ad accendere la pipa; il fumatore « sempre se- 
duto, ravvicina air oppio, il quale si consuma in ùa^ o 
tre fumate , e continua a quel modo fino a tanto che V e- 
stasi non siasi impadronito de^suoi sensi . 

L^uso dell^ oppio produce nel funatore funestissime con- 
seguenze ; le si ricouosco..ìO alia loro magrezza , ed al cam- 
minare ondeggiante . I fumatori hanno le labbra violette, 
livido il colore, incerto lo sguardo, gli occhi smarriti: se 
alcuno parla eoa essi pare che non intendino; il capo cade 
loro sempre sul petto: se baaao qualche cosa dMmportan- 
za da fare, bisog^ia che si mi^ttaao a fumare ; le idee non 
si sviluppano loro se non c!ìe co;i l'eccitamento delP op- 
pio . La perdita della mer^oria, un malessere ed una pre- 
coce caducità, sono le fatali conseguenze di questa passio- 
ne portata all'eccesso; [:assione cho, come ho detto, èia 
eredita del ricco, po'xliè non solumeate questa sostanza è 
costosissima n:a è aacora di maggior prezzo il riparare 
ai danin che essa cagici&a. Quando il fumatore vede strug- 
gersi la salute cou questo terribile e lento veleno, è forzato 
a ricorrere agli alimenli i più sostanziosi ed i più capaci a 
riuito V re 1<5 ^ue forze perdute, e rimettere in salute il 
ro^ÌJ^to suo cok^o 

Nel .iumero degii alinaeati capaci o almeno creduti tali 
da far ricuperi;r:^ le forze perdute pjr lo smodato uso del* 
r oppio, si mettono il priUio luogo i oidi d'uccelli del 
r Arcipelago Mcilesc, .1 tri-:an specie di n:oilusco marino 
(holoturies), i n^rvi e le zampe de' cervi e de' buoi, le 
penne e !a coda de' pesci cani, Vagalagd pianta marina 
con la quale si fa uà a specie di gelatina; poi le gelatine di 
tutte ie sorta , le c::rai più sostanziose , e finalmente tutto 
ciò che può riconfortare e riordinare lo stomaco. 



108 LAFOlfD 

I Turchi masticano Poppio, i Cinesi Io fumano, i Malesj 
lo fumano e lo bevono • È nota V esaltazione furibonda , 
quella sete di sangue eh* esso produce negP indigeni di Già* 
va 9 di Sumatra e delle altre isole delP Arcipelago Indiano* 
È da credersi che tali effetti sieno prodotti per esser quivi 
preso liquido • 

Nella Gina, il sangue è punito col sangue; la pena del 
taglione esiste in tutta la sua pienezza, e se un uomo è 
stato ucciso, V uccisore sconta quella morte col suo capo . A 
Wampoa, un marinaro americano attingendo acqua a bor- 
do della sua nave , lasciò cadere una secchia piena d^ ac- 
qua sul capo di un Ginese che era nel suo battello , e 
r uccise. In un momento la nave fu circondata da una 
moltitudine di battelli cinesi che facevano uno schiamazzo 
terribile; l'officiale che comandava, temendo qualche 
mal garbo, tirò una cannonata e alzò bandiera di periglio; 
tutte le navi mandarono subito un battello armato , il che 
fu cagione che a poco a poco la maggior parte di quelle 
barche si allontanasse . Ma ben presto i mandarini venne- 
ro a bordo a dimandare il colpevole, che loro fu però ne- 
gato; e, per timore di qualche sorpresa, ciascuna nave la- 
sciò alcuni uomini a bordo dell' Americano . La nuova 
giunse in un momento a Canton, ove subito cessarono 
tutte le transazioni , esigendo assolutamente il viceré che 
si desse in mano alPautorità T uccisore. 

Questo accidente fece sospendere gli affari per più di 
una quindicina di giorni , non volendo i Ginesi recedere 
dalle loro pretese. Il commercio, vedendo finalmente au- 
mentare le spese , fu obbligato per finirla di ricorrere a 
uno stratagemma che lo cavò d' imbarazzo , ma poco man- 
cò non avesse effetto. Morì in questo frattempo, a bordo 
di una delle navi a Wampoa, un marinaro americano; fu 



L 



VIAGGIO 199 

dato il morto invece del vìvo • I mandarini non vollero ri- 
ceverlo, dicendo che loro abbisognava un vivo per punir- 
lo , e non un morto ; ma loro fu risposto ch^ la paura 
aveva fatto morire il colpevole ; sicché quegli che aveva 
commesso P omicidio non essendo conosciuto da essi, non 
poterono provare di essere ingannati. Parecchi Europei, 
a GantQu, furono d'avviso di non doversi dare per nulla 
allatto il morto, e di non sopportare che i Cinesi mettessero 
le mani addosso a un Europeo né vivo né estinto. Mi ser- 
vo della parola Europeo , per distinguere la classe dei bian- 
chi che in quelle lontane contrade fanno causa comune. 
Nulladimeno bisognò dare al Cinesi quel corpo che loro 
era stato promesso ; e ciò che fece orrore ai bianchi fu il 
vedergli mozzare il capo • 

I gastighi sono rigorosi , ed i supplizi variatissimi nel- 
la forma ; il che vale a confermare quanto ho detto dei 
crudeli costumi di questo popolo , ad onta eh' ei sia in ge- 
nerale di un naturale piuttosto dolce; ma nei paesi despo- 
tici, i gastighi non sono già un debito che il colpevole pa- 
ga alla società; quivi essa eseguisce una vendetta. Cosic- 
ché nella Cina, il minimo gastigo, quello cioè che perfino 
accompagna tutti gli altri, sono colpi di bambucco appli- 
cali sul dorso , o sulle piante dei piedi del paziente . 

La pena del canguo^ chiamata tscia^ si applica colP aiuto 
di uno strumento fatto di due pezzi di leguo, avente ognuno 
nel mezzo un incavo semicircolare. Mettono essi il collo 
del condannato tra questi due incavi , riuniscono i due pez- 
zi di legno, poi sulle commettiture vien messo il sigillo del 
mandarino, e s'attacca al patibolo una larga striscia di 
foglio in cui é scritta la sentenza*, la qual cosa pone il sor- 
vegliatore neir impossibilità di lasciarsi sedurre per addol- 
cire la sorte del colpevole, ^^el^ angolo xli questa macchina 



200 LAFOND 

sono due altri buchi ove vengorio infilati i polsi . II peso del 
^5cia aumenta dalle cinquanta al!e ducento libbre, secondo 
la gravezza del delitto. Un messo di polizia armato di 
frusta, conduce a suo piacere lo sventurato per tutto il 
tempo che qm^sti deve portare lo strumento del suo suppli- 
zio. La sentenza indica sempre h durata del castigo ^ la 
quale è di uno, due o tre mesi, srcj ade il delitto. Qual- 
che volta pei òli conduttore permetr? al pa/ etite di appog- 
giarsi a un muro o di sedere in terra, purché paghi, giac- 
ché nella Gina T umanità ha la sua tarifta. 

Un altro supplizio, molto somigliante ai precedente , 
consiste Lei chiudere il colpevole in una bolle, in modo 
che la testa sola e le maui res(ino di fuori ; e siccome la bot- 
te non è deir altezza delPnoaio, egli percìì) ha il corpo ri- 
piegato e trovasi in una penosissima posixioiie: i suoi pa- 
renti sono obbligati di dargli mangiare, giacché gli é im- 
possibile di servirsi delle proprie mani. 

I delinquenti sono anche imprigionati in gaLibie di ferro 
e trasportati in quel modo da un luogo air uitro. — Alcuni 
sono sventrati: prima di uccidi^rli sono loro strappate le 
unghie, i tendini dei piedi e delle braccia, e fino le visce- 
re, stritolatele ossa. — Altri sono crocilissi, o pure 
vien loro tagliato il capo con '^.oa scimitarra . 

Gii Europei sono di rado testimoni di così spaventevoii 
supplizi . 




CAP. XUI. 



2^c«iaAre c^dcm — Cerìaioiixe die lo aocompagiiAiio — 
Teatro — Offioialì di poHna — Vreparatin epartenu 
dalla Oiaa. Stretto dalla t«od«— Corta Kat«i« — 
Morta jdi nu mannaro. 




t L nostro A<int>(a , ScioDqnoa, cioè 
[ queglicheilDuboisvioletaveaBcel- 
pMwgpa ad n«n ^ pc S'' all'ari della Dare, mostrò 

desiderio d^are no desinare a lui ed a tutti gli officiali ctie 
eraoo alia Fattoria . Come è da credersi accettammo eoa 
soliecitudioe, e lo facemmo pregare sccioccbit ci trattasse 
ìoteramente alla cinese ; egli vi si adattò volentieri , e ci 
domandò il permesso d' iaWtare alcuni cinesi : essendo que- 
sto appunto un sodisfare alle nostre brame, il DuboisTio- 



302 LàFOND 

let gli mostrò anche il desiderio che tutto corresse secondo 
V uso del paese • — Ecco ciò di che noi fummo testimoni • 

La sera avanti il Scionquoa ci maqdò un titsée^ o bigliet- 
to di carta rossa ^ adorno di fiori dorati e piegato a ven- 
taglio: questo è il modo col quale sMnvita nella Gina. Da 
noi fu risposto che accettavasi con sommo piacere, e che 
perciò non si avrebbe mancato. — Il mattino ci fu inviato 
un secondo messaggio , col quale gentilmente ci veniva do- 
mandato se per caso non si avesse dimenticato V invito. — 
Sul tardi un terzo biglietto annunziava che tutto era pronto, 
e che noi eravamo aspettati con la più grande impazienza . 

Per risposta ci mettemmo in cammino verso la ca- 
sa, dove vedemmo giungere Tuno dietro T altro qua« 
si tutti i convitati cinesi, assisi con gravità in portantina, 
con a^ fianchi due servitori , ognun de^ quali munito di 
un ventaglio talmente grande che loro toglieva di poter 
vedere la via. A seconda ch'essi discendevano, cominciava 
un cerimoniale da cui la nostra qualità di Europei ci avea 
dispensati; tutti attraversarono lentamei^e la prima corte, 
poi la seconda , ove erano due portieri riccamente vestiti 
e muniti di ombrelli e ventagli: alPavvicinarsi degF invitati 
il ventaglio era abbassato, e Tombrello alzato sopra il capo 
deVenienti. Allora il padron di casa veime ad kicontrarli 
con passi leuti e misurati , poscia oniiiriaroao i coai|iU- 
menti . 

Ai saluti reciproci , uniti ad una moltitudine di geirti , 
successero le parole, le belle frasi , i titoli datisi scambie- 
volmente^ poi il Scionquoa proferì due volte la parola 
scin-icin^ alla quale gli altri risposero: pucan ( vale a dire : 
io non saprei passare pel primo )• Ad onta di questo però 
essi entrarono : ci s'incamminò allora verso una grande 
sala, adorna di alte colonne dipinte di Yerde e riccamente 



TIAG610 a(» 

dorate ; superbi vasi di fiori sparsi qua e là ^ spandevano 
in qàeirdpfMLFtaaieDto un soave prof omo. 

Ivi erano già parecchi convitati , i quali bì nostro giun- 
gere si alzarono e fecero alcuni passi verso di noi . Noi 
rendeaimo cortesia per cortesia; e le rìverenie ricomincia- 
rono più singolari; ad ogni nuovo veniente : il Scionquoa 
accompagnava ciascuno al suo posto , facendogli un pro- 
fondo incUino ^ ed avendo la premura di ripulire col lem- 
bo della propria veste, siccome per cacciarne la polvere ^ 
la seggiola a bracciuoli sulla quale il faceva sedere. 

Intanto cbe aspetta vasi il completo nuoMro de^convttati, 
fu mesciuta il thè senza zucchero 9 finalmente , un eouli 
(simile ad un maestro di casa) entrò, annunrianda cbe il 
tutto era pronto . A queste parole tutti si alzarono : si pas- 
sò, secondo r ordine dei posti cbe erano stati occupati, in 
nna magnifica sala, meglio addobbata della precedente , e 
illuminata da candele colorate e lanterne di velo e di car- 
ta dipinta. Le pareti erano cariche di fregi intagliati a 
giorno , ricco lavoro , il q«ale , quantunque di gusto biz- 
zarro , dimostrava la splendidezza e V opulenza • Sgabelli 
di porcellana della forma di un barile , seggiole a brac- 
ciuoli di seta tessuta e ricamata , parecchi sofà di canna 
d^ India appoggiati al mare, ed nna profusione di altre 
sedie in un disordine forse apposito , davano a questa sala 
un aspetto di lusso sontuosissimo. 

I convitati avvicinaronsi a tavole diverse di quattro e 
di sei coperte • Queste tavole di forme differenti e dispo- 
ste in mezzo cerchio , veniano occupate dai convitati sol- 
tanto dalla parte esterna, e ciò per lasciar libero alle genti 
di servizio ¥ interno del mezzo cerchio . Scòrse anche qui- 
vi un quarto d'ora in complimenti, non volendo nessuno 
sedersi pel primo. 



204 LAFOHP 

Sarebbe stato bene che la sala fosse stata riscaldata , 
ma ciascuno , eccettuato noi , si era coperto di ricca so- 
pravveste di seta guarnita di pelo, ed aveva larghi stivali 
di raso ricamato 9 essi pure foderati di pelo. 

Osservai che le prime quattro o cinque tavole non era- 
no sulla stessa linea deir altre ma un poco più in fuori ; le 
seggiole a bracciuoli poste d^ avanti a quelle del primo 
rango erano di raso violetto, ricamate con draghi a tre 
branche ; le altre, invece di draghi, avevano delle cico« 
gne . — Accanto ad ogni tavola vidi una specie di piedistal- 
lo dipinto a fiorami, «ul quale ergevasi una piramide di vi- 
vande e di frutta, unicamente per simetrìa , giacché in un 
batter d'occhio tutto disparve e fu distribuito ai portanti- 
ni ed ai servi • Non rimase sul piedistallo se non che un 
braciere d^argento, una scatola dUncenso, una bottiglietta 
d'acqua d'odore , ed un paio di mollette per smuovere le 
braci e gettarvi i profumi. 

Sulla mia tavola era una sottocoppa rappresentante un 
allegoria della quale io cercai invano il senso, un bicchiere 
per invitare airallegria, diversi piatti d'argento nei quali 
erano frutta o erbe in acelo, e tazze pure d'argento in 
egual numero delle persone sedute alla tavola. — La por- 
cellana, quasi tutta jcon figure dorate ed in rilievo, era 
di gran prezzo*, l'argenteria, prezioso lavoro , consisteva 
in piatti, cestelli e trepiedi massici e di filograna. 

Il mio appetito incitato dal ritardo , mi faceva brama* 
re con impazienza il principio del pasto , e non fu se non 
con piacere ch'io vidi cominciare il desinare, che vera- 
mente fu splendido .— Le tavole erano imbandite con lus- 
so; fagiani dorati e inargentati colle loro bellissime penne 
intatte, e nidi d'uccelli altri lessi misti a polpe di poUo, altri 
collo zucchero candito e colle spezie; muscoli e zampetti di 



^k<bi 



■•■I!" 



(I) Le holoturie dette dagli SpagnuoD e dal Poitoglietl bkhoi de mar, 
tono Yenni marini langhi da cinque in otti pollici, I quali abbondano In certi 
ponti delle coste delle Filippine, di Giaya , e della maggior parta dei banch 
dell' Arcipelago Halese . La loro pesca è cagione di esteso commercio : Tengono 
spediti nella Gina doYe la YendiU è certa , estendo essi molto apprenati dal 
Qoesi, perchè li stimano uno de' più potenti stimolanti pei piaceri sensuali . 
I Questi Termi somigliano molto a quelli che troransi sulle nostre coste i quaK 

. che Tolta sono messi in tavola nella loro naturai forma. Il che lascia Tedere la 

I loro pelfe ed i loro anelli . Si fanno semplicemente bollire In qualche prepa- 

I railone gastronomica» di che mi scuseranno i lettori se lo non ne conosco li 

ricetta, o Tengono posti più spesso in pezietti conditi come la zampa di boTe. 
L'aspetto di queste TlTande ed II modo con che 1 Cinesi le mangiano, perchè 
IiareTa le gustassero moltissimo, era lungi dall'essere, per noi Europei, li 
parte più interessante del banchetto cinese; nondimnoo è fàcile lo assuefiusl 
andie a dò, e si termfaii eoi tronrll issd buoni. 
I 

I 



YIAGGIO »5 

cervi, holoturie (1) intere o ridotte in gelatina, e pinne di 
pesce cane ; senza contare ciò che la mia memoria non sa 
ricordarsi, erano il contenuto delie dieci o quindici prime i 
portate. Parecchi de^ numerosi ctUis erano intenti a tagliare 
in minutissimi pezzi i fagiani e i germani-mandarini . O- 
gnuno di noi aveva dinanzi una boccetta di vetro colorito 
contenente il sciam-^ciu^ sorta di spirito caldo , fatto col 
riso fermentato e distillato; una ciotola di riso cotto ; un 
cucchiaio di porcellana, e due bacchettine d^ avorio, delle 
quali i nostri Cinesi si servivano con maravigliosa destrez* 
za. Con r aiuto di queste bacchettine, tenute con la mano 
destra, prendevano, o piuttosto pinzettavano in uno dei 
piatti il pezzo ch^ essi volevano; poscia avvicinandosi alla 
bocca la ciot<da di riso ne prendevano quanto in essa po- 
teva capire . I cucchiai servivano loro a prendere i bro- 
di , le salse e le gelatine • Toltone il costume di prendere 
nei piatto comune, io vidi ch'essi mangiavano con molta 
pulizia: in quanto a noi, la nostra inesperienza eccitò a 
tutta prima qualche sorriso ; ma dopo un quarto d'ora 
giugnemmo, a furia di ripetuti esperimenti a prendere 
alla meglio i nostri pezzetti . 



_! 



9M LibPOVD 

Gli allri invitali erano kaniètij, e ricchi mercanti di Fé* 
luna e di Tonkine ^ i ^uaH parlavanie un pessimo logleso 
ebe osnnn di noi inteodeva abbastanza ; due e tre però , 
usi a trattare eoi mercaBlt é^ oppio dt Macao, parlavamo 
anctie il portoghese: tutti erano afibbilissimi ed aUegris» 
simi^ e rispondevano con estrema cortesia atte domande 
ddle quali li aflbilavamo • 

U desinare fu lunghissinio, né le frutta apparivano «i- 
eora; finalmente ci verniero recati vasi d^ argento per la*^ 
varci. Finite le abluzioni^ si sperava di essere al termfaie 
de^ nostri travagli ^ ma non fa vero: il Scionfuoa ci fece 
passare in una nocnr a sale^ dove erano preparate magnifl* 
che frutta. Sedemmo sopra sofà appoggiati ai muri 9 ed t 
aervi misero dinanzi ad ognuno piccoli tavolini . Passò al- 
lora, senza interruzione, una quantità di piatti ^ dai quali 
si prendeva ciò che poteva piacere • In questa gnisa ci fu 
fatto gustare del zenzero 9 dei lesa ^ degli aranci CMiditi o 
disseccati ^ delle conserve di ginseng ed altre ghiottonerie 
del paese. Tutto ci veniva porto in piatti di filograna e di 
argento dorato. —-Per ultimo ^ e per chiusa, ci fn portato 
un gran vaso di the^ sempre senza zucchero. 

Allora furono recate pipe di piccolissima boccia , e ta- 
bacco dolce quanto il tabacco turco ; si fa con esso un pic- 
colo rotoHoo, e si mette nella pipa o nel foro che è alPestre- 
mità inferiore del cannello ; poiché molte pipe non sono se 
non se cannelli di bambueeoo di canna : poscia gli si A fuo- 
co e si aspira: poche fumate bastano per finiito, quindi si ri- 
comincia. Stimolati dalla nostra allegria , i convitati facil- 
mente si rallegrarono, e furono cagione che si passasse una 
piacevole serata , finita cantando canzoni francesi e dnesL 

Dopo aver discorso e riposato^ il Scionquo annunziò lo 
spettacolo. — Si videro allora giungere i^nque comici 



VIAGGIO 207 

riceamente vestiti j i quali ^ dopo aver toccato per tre o 
quattro volte la terra colla fronte, si avviciBarono rispet- 
tosamente al primo convitato , e gli presentarono una lun- 
ga nota pregandolo a scegliere tra cinquanta o sessanta 
componimenti quello ch^ essi dovevano rappresentare. Que- 
sto primo passò la nota al seconda , il secondo al terzo ^ 
sicché scorse da una mano alP altra fino a che non ritor- 
nò al primo, il quale flnalmente si decise a scegliere un 
dramma . I comici più giovani facevano le parti di don- 
na . — Per quanto posso rammentarmi si trattava éetTIito^ 
ria del buon Mandarino , giaceàò per noi non fu che una 
pantomima non intendeadosi le parole . 

Ad ogni nuova scena, un attore s^ inoltrava col tam-tam 
in mano , faceva uno o due giri battendolo misuratamente^ 
diceva alcune parole, quindi si ritirava. A tutta prima 
ci domandammo che venisse a fare sul teatro quest'uoiso 
e)ie rompeva il seguilo deir azione; ma ricordandoci poi 
Fuso deir antico teatr# greco, finimmo per capire cb'^egli 
era r avvisatore. — La vivacità desinoti degli attori fa 
spiacevole contrasto «on la declamazione, ch'altro non è 
che un monotono recitativo. Alzano ed abbassano la voce 
per esprìmere e colorirete loro sensazioni « Tra ciascuna 
scena, oltre ravvisatoro, Torchestra cercava di riprodurre 
la situazione , la qual cosa mi tornava alla memoria i me- 
lodrammi de^ nostri teatri di second' orione . U tam-tam^ 
i gonghi, i flauti cinesi, e tutti gU strumenti di gran vo- 
ce, tanto da fiato che da corda o di rame, facevano un 
fracasso spaventevole ; canzoni o pezzi declamati destifiati 
ad esprimere Fallegria, Todio, la paura o la disperazione, 
precedono e seguono questo immenso trastuono . L' unità 
d'azione ad onta di questo è conservata ; i cangiamenti di 
decorazione si fanno in presenzaa tutti^ l'attore incaricato 



I 



I 



208 LAFONIX 

di ricoDdurre un personaggio, ne riproduce il simulacro: 
egli passeggia pel teatro facendo sembiante di cercare , 
sparisce e ritorna conducendo colui che egli è stato a 
prendere • Nel corso del componimento sono portate seggio- 
le, tavole, paraventi, ec, i quali debbono figurare le case, 
le città le campagne : bisogna cercare d^ illudersi ; ma per 
non confonder troppo lo spettatore , ogni attore Viel ritor- 
nare in iscena , si da la briga di declinare le proprie qua- 
lità , e si annunzia , secondo il bisogno , ora come principe , 
ora come soldato, pescatore, servitore o marinaro. 

I Cinesi , oltre ai drammi "hanno delle commedie e delle 
farse : hanno dei buffoni che li fanno ridere^ e dei gioco- 
lieri che li divertono co'loro giuochi ginnastici di forza 
e destrezza. 

Lo spettacolo durò gran parte della notte, ed il Scionqyoa 
non volle lasciarci andare senza darne nuovamente il thè^ • 
senza quasi forzarne a mangiare qualche confetto ; dopo di 
che ricominciarono le cerimonie, e tutti entrarono nelle por. 
tantine, adorne di lanterne di colore azzurro, verde e giallo, 
sulle quali erano scritti i titoli ed i gradi decoro proprietari* 

Al ritorno, da una festa la civiltà esige da un cinese, che 
prima di pensare al riposo , egli scriva un tit9ée { bigliel^ 
to di ringraziamento), tanto più se l'ospite è di grado di- 
stinto. 

Dopo non molto, il Scionquoa ci diede un altro pranzo ^ 
ma questa volta fu intieramente air Europea. Egli fece 
pompa di tutto il lusso della tavola inglese, e vi profuse 
il Porto , la Madera , ed il Claret ( vino di Bordeaux ) • — 
Questo fu un sontuoso banchetto, in cui i delicati piatti di 
Francia erano accanto a' grossi pezzi della Gran Bretagna • 
Facemmo, com'era naturale, molto più onore a questo 
pranzo che al primo, ma ci divertimmo assai meno. 



VIAGGIO S09 

A GanUm vi sono pochi cavalli : il piccol numero di €!• 
Desi che io incontrai a cavallo ^ sembravano essere officia- 
li di pdizia 9 e non mi ricordo di aver veduto alcun par- 
ticolare darsi a questo esercizio • — Non essendovi cono- 
sciute le carrozze^ il solo mezzo di trasporto pei signori è il 
palanchino , il quale pub capire fino a due persone , ma 
che ordinariamente non ne contiene che una , seduta sur 
un cuscino , colle gambe incrociate alla turca, oppure sur 
uno sgàbelletto con le gambe distese. Questi palanchini sono 
portati da due, quattro o sei uomini. Internamente foderati 
di drappo , veluto o raso, sono poi alP estemo verniciati , 
dipinti con lacche , dorati , ornati di festoni , disegni e 
ghiandine di seta di vario colore , secondo il grado e la ric- 
chezza del prqiirietario • I palanebini degli uomini sudo 
aperti ; quelli delle donne sono comunemente chiusi , giac- 
ché esse non usano di mostrarsi in pubblico • 

U momento di dover partire da Canton si avvicinava ; il 
carico del Figlio di Francia era già comprato e quasi tut- 
to imbarcato, non che le provvisioni pel viaggio: erbaggi 
salati , che si usano come salcraut , biscotti per la tavola , 
farina in casse, uova, che tenute neiracqua di calce si con- 
servano per lungo tempo , una gran quantità di germani 
e di polli , vari panieri di lesci (1), di arancie, di limoni e 
di cent^ altri frutti , zucchero candito e confetture ; ecco 
a un dipresso le provvisioni fatte per Io stato maggiore. 

Volendo il Duboisviolet portare in Europa vegetabili e 
fiori rari, mandò a bordo una ventina di casse tra grazio- 



(I) Delizioso frutto delia Cioa , della grossezza di una ciliegia , e coperto 
di sottii Imccia che appena compi^ysa si rompe . Nello stato di maturità la 
sua polpa è bianca, e seccandosi diventa di color rosa chiaro, li sapore è 
squisito, e non può paragonarsi a quello di niun frutto delie nostre zone tem- 

parete. 



VI. 



27 






210 LAFOND 

si arbusti , piante ed aranci di varie specie. — Finalmen- 
te il carico Tu talmente grande , che si stimò essere di no- 
vecento e più tonnellate. Il nostro sopraccarico , per ave- 
re maggiore spazio, noleggiò le camere degli officiali, e le 
empì di mercatanzia, non lasciandovi che il puro spazio 
per stare in letto . 

Facemmo vela da Wampoa negli ultimi giorni di gen- 
naio : durante il nostro soggiorno , il tempo era stato quasi 
sempre piovoso e freddo, eome suol essere a un dipresso 
n sul finire delF ottobre a Parigi . 

Prima di far vela regolammo i nostri conti con Vho- 
poo , per ottenere un piloto ed il chap di uscita , senza del 
quale nessuna nave può oltrepassare le ultime barre . 
Scendemmo il fiume coi venti grecali ^ e ci affaticammo 
assai meno che per salirlo. Passammo davanti a Linting, 
la cui rada stava per diventare il luogo di riunione delle 
navi impiegate nel commercio delFoppio: e lasciando al- 
la nostra diritta Macao e risola detta Grande Ladrone, 
dove sbarcammo il piloto, entrammo a sinistra nel Mare 
Cinese . 

Una buona brezza ci accompagnò costantemente e ci spin- 
se assai presto nello stretto di Gaspard; e di Fa dirimpetto 
ad Aniere, nello stretto della Sonda, donde, per lasciar let- 
tere indirizzate a Batavia, uscimmo pel gran passo, cioè tra 
risola del Principe e la costa di Sumatra. La nave segui- 
tava' a camminar bene, ed i venti sciloccali la spinsero ra- 
pidamente alPaltezza di Madagascar, verso T estremità au- 
strale di queir isola. Nella traversata le balene mostraronsi 
in sì gran numero , perchè non cercate allora come ades- 
so , che nella notte si corse qualihe pericolo di urtare con- 
tro a qualcuno di questi enormi cetacei , morti o addor- 
mentati. Questo accidente ci accadde una volta: noi fila- 



VIAGGIO 211 

vamo da^DOve a* dieci nodi all^ora, con tutte le vele fuo- 
ri, allorché cMrobattemmo in una balena, ma avventura- 
tamente per fianco ; poiché se l' avessimo investita di tra- 
verso , oravi il caso di perder parte della nostra alberatu- 
ra: Furto Tu però tale, che tutti accorsero sul ponte, cre- 
dendo che la nave avesse dato sur una scogliera. 

Due giorni prima di scorgere la parte della costa afiri- 
cana chiamata Terra di Natale, avemmo grossi venti con- 
trari di libeccio, i quali ci costrinsero a diminuire le vele. 
Io era sulla piccola gabbia, e stava per legare il terzeruo- 
lo , cosa che noi pilotini ambivamo a fare per amor pro- 
prio del mestiere , allorché uno di sentinella al trinchetto, 
chiamato Tual , uomo ammogliato a Paimboeuf , passò 
sopra di me dicendomi che egli metteva de^ controgerli ; 
quindi sedette sulla puleggia del braccio , e , in una scossa 
che dette la vela di gabbia , sbattendo contro Falbero , la 
fune della puleggia si ruppe , ed il marinaro, il quale 
era uomo di cinque piedi ed otto pollici almeno , cad- 
de ; io lo chiappai per un lembo dell* abito , ma V ebbi su- 
bito a lasciare sentendomi altrimenti strascinare con esso 
lui : battè col capo sul ferro delP àncora, che era alla grue 
di sinistra , e f u raccolto e portato a poppa ; doye , col 
cranio spaccato e con una coscia rotta , non sopravvisse 
più d^ un^ ora . Questa fu la prima disgrazia accadutaci 
nel viaggio , giacché ad onta della mala condotta dei ma- 
rinari a Cavita, e degli accidenti inseparabili dalia vita 
marittima, non avevamo avuto fino a quel dì niun funesto 
caso da piangere , né alcun uomo seriamente malato . Una 
tal perdita ci fu tanto più sensibile in quanto che quel- 
Tuomo era uno de^più abili de' nostri marinari; i quali 
avrebbero fatto il più belF equipaggio di corsaro che si 
avesse potuto trovare, tanto erano bravi, coraggiosi, instan- 



aiS LAP05D 

cabili: ma in cootraccambio era difficile a beo coDdorli . 
Lo sreotarato Tual, iaroltato nella ma brnDda, eoo qnal- <- 
che palla da cannone legata a' inedi , fn messo sur on'aase 
di fronte all'albero maestro; l'equipaggio e gli ofQciali , 
facendogli cerchio, recitanMio eoa raccoglimento le preci 
dei defanti; e finita questa logvbre e dolorosa cerimonia, 
lo fecero scorrere sull'asse e le acque lo ingbiottiroDO 
per sempre . 

Il rimanente della giornata, e tutta la segueate , scòr- 
se lugubre e melanconìosa. 




FIHB DELL'OPERA 



APPENDICE STORICA 



NOZIONI STORICHE 

SIJLLA GINA 

TRATTE DALL' OPERA DEL DAVIS 

E CENNI 

SDLLA rAMieUA INKMULB DI QDXL PAX» 
TftLfl VALL'OnRA inTIIOLATA 

LA CINA APERTA 




N llluBireUorlwi'laeieTKlu-rj-igeu, pirlin- 
'■^^^^^WIK^-' j^jjf do delle anllcht iradlilonl di quelli luilone, 
"=i*^'*tt^^^' OMfrvava come fosse Impoulblle presUr Tede a 
Muro Jclk Cidi quel rsccoDll che il TlferlKODo al più retooU 

lempi i tuttavia nulli vi ru di più esageralo che l'aDllchlU di questo popolo, 
che , come tulle le altre ntiloul , ebbe la sua era miloiogita , nella quale 
voglliHisl collocare personaggi noti coi nomldl Fu-bl, BcIng-DODg, Hoaug-U, 
ed 1 loro successori , che , come i semldd e gli eroi della favola , verniero ri* 
vestiti di atliibull sopranDalurall per «ssere siati quelli cbe col loro logegDO 
e colle loro vlnù ritrassero gli uomini dalla primitiva barbarie. 

La parte Tavolosa della storia della Cina ))rende comiDclameDlo da Pu- 
an - ku , che rappresenlail coperto di lòglie , e su cui doo si lianiio che lu- 



216 LAFOND 

certe e confuse «odile ; e dopo Ini al annoTera tua lunga lerie di uomini 
con nomi fantastici , che avrebbero regnato molte migliaia d* anni prima 
di Fu -hi, ai quale si attribuisce l'Invenzione di alcuni strumenti musica- 
li, le prime osservazioni sul corso degli astri i e la prima propagazione del- 
le massime di civiltà fra quei popoli : egli abitava la provincia di Scen - si» 
detta anticamente paese di Tsin o di Tscin » d'onde ne venne U nome di Gna, 
con cui fti per lungo tempo distinto questo Impero nell' India. Fu-hl ed I suol 
due successori, chiamati i tre imperaioriy furono i primi a dirozzare quelle 
barbare genti; l'uno di essi, Scln-noag, ossia il divino agricoltore, insegnò 
li modo di coltivare U grano; ed il terzo , Hoang-tl , divise tutto il territorio 
In cinque quadrati eguali , ed a lui si attribuisce il computo de' cicli di sessan- 
t' anni cadauno , su cui fondasi il sistema cronologico della Cina . 

Yao e Sciun , i due uUlmi de' cinque sovrani che successero ai ire im- 
peratori, furono li modello di tutti gii altri sovrani della Cina. Narrasi, che 
li primo diseredasse il proprio figlio per lasciare il regno a Sciun, di cui 
avea conosciute le alte virtù ; che 11 volere dell' Imperatore regnante fu sempre 
la regola di successione mantenuta in quel regno , ed è ben raro , anche oggi- 
dì , che il primogenito succeda preferibilmente agli altri. 

Con Yu , chiamato al trono da Sciun, per aver egli riuscito. Impiegandovi 
otto anni, a liberare 11 territorio dalle acque che avea lasciata la universale 
Inondazione succeduta nel regno di quello, ha principio la dinastia degli Hia, 
duemila cento anni prima di Gesù Cristo . Dicono le leggende, che questo mo- 
narca si avesse otto cubiti di altezza, e che quando cominciò a regnare cadesse 
durante tre giorni una pioggia d' oro dal cielo : circostanze che scemano In 
singoiar modo la fede alla storia di questa dinastia; e realmente il lungo tratto 
di tempo compreso nel regno di questa e di quella del Sclang, non è che una 
continua serie di prodigi. Tuttavia il barbaro e capriccioso Tsceu-wang, 
r ultimo di questa stirpe ( ll(K) anni circa prima di Gesù Cristo), non differi- 
sce per nulla dal molti tiranni di cui la storia ci lasciò 11 tristo ricordo ; I libri 
cinesi parlano spesso di lui e di sua moglie , narrando molte particolarità sui 
loro delitti . Uno dei parenti dell'imperatore deftioto, avendo osato di furgll 
qualche rimprociclo , il feroce monarca ordinò gtteoe (OMO apportato 11 cuore, 
per conoscere , disse, quanto 11 cuore di un saggio differisse da quello degli al- 
tri uomini. 

Ma stanco di tante crudeltà 11 popolo, levatosi contro 11 tiranno, lo balzò 
dal trono, chiamandovi Wu-wang, il re militare -, Tsceu-wang vistosi ab- 
bandonato da tutti e senza speranza , vesti i suol più ricchi abiti , e ritirato- 
si nel suo palazzo, cui diede il fuoco, morì, altro Sardanapalo, vittima delle 
, fiamme. La prima persona che si presentò sul passi del vincitore, fu la rea spo- 
sa Tsceu - wang , che dalle mani di quello cadde trafitta. — E fii questo 11 pri- 
mo ré della stirpe dei Tsceu . 

1 cinque King, e 1 quattro libri classici che ftiron composti o da Confucio , 
quasi contemporaneo di Erodoto, o dai suoi discepoli, sono le più antiche cronache 



VIAGGIO 217 

I 

che attualmente si abbiano dai Cinesi . Le tradizioni autenticlie e realmente 1 

storiche non cominciano , a quanto pare, che all'epoca dei Tscea, ai tempi I 

dei quali Tivea lo stesso Confucio. Se non si vuol rigettare come favoloso . 

quanto precede , non meritano certamente il nome di storia le leggende sulle | 

dinastie anteriori , leggende che ad ogni passo rìt)occano di eventi soprannatu- 
rali . Il eir opera intitolata Tteiun - tsieu ( la primavera e l' autunno ) , ConTucio 
pubblica gli annali del suo secolo, e racconta le guerre dei piccoli stati . La parte 
meridionale dell' impero , quale é oggidì , era allora immersa in un completo 
stato di iMriMrìe , e la parte settentrionale , limitata dalle frontiere delia Tar- 
tarla , dììldevasi in una quantità di piccoli stati indipendenti , venuti dalla 
stessa origine , ma sempre in guerra fra loro . 

La dinastia dei Tsceu , che durò più di otto secoli , essendosi continuata 
sino dall'anno 210 avanti Gesù Cristo, fu segnata nella Cina non solo dalla 
nascita di Confucio, ma anctie dall'apparizione di Lao-Kiun ; e nell'india, da 
quella di Fo o Buddlia . Questi ultimi sono i fondatori delle due sette , die , 
dopo quella di Confucio, ebbero maggiore influenza sulla popolazione della Ci- 
na . Le dottrine di Confucio, venerate sin' ora , conservarono la loro suprema- 
zia sul culto nazionale della dinastia Tartara , mentre le assurde superstizioni 
dell' altre due , furono abbracciate o proscritte dai vari sovrani del paese . 

Confucio , rispettato da quasi tutti i sovrani degli stali indipendenti della 
Cina, ministro di uno di essi , morì in età di 75 anni , a quanto pare 477 anni 
prima di Gesù Cristo . l>opo la sua morte , un' inGnità di contese e di guerre 
nacquero tra quei piccoli stati , e diedero a questo periodo di storia il nome 
dì Tsceu- Kue, ossia t regni in guerra. 11 re di Tsin che da lungo tempo 
avea aumentato le sue forze a spese de' suoi vicini , portò le armi contro sei 
degli altri regni , e li costrinse a riconoscere la sua supremazìa ; ed il territorio 
a lui soggetto cominciò d' allora ad avere l' aspetto di un impero ; egli for- 
mava la metà della Cina moderna, e giaceva al nord del Fiume Azurro, de- 
stinato ad essere smembralo più tardi . 

Il primo imperatore (titolo indicato dalie voci Sci - hoang -ti ) essoMlo 
taM]uietato dalle scorrerie dei Tartari Mandsciù dalla parte settentrionale , 
fece il suo nome eternamente celebre colla costruzione deli' immensa muraglia 
ctie dura da duemila anni , e che stendesi per uno spazio di 1500 miglia, dal 
golfo di Pekino alla Tartaria occidentale. Si calcolò , che i materiali impiegati j 

nella costruzione di questo monumento veramente prodigioso, potrebbero cin- 
gere il globo nella massima sua ampiezza e formare un muro di alcuni piedi 
di altezza . 

Cn altro atto dello stesso imperatore gli acquistò una ben diversa fama; 
egli ordinò clie si gettassero alle fiamme le opere tutte dei dotti , comprese 
quelle di Confucio : molte opere salvaronsi dal brutale eccidio ; ma dicesi che 
quattrocento persone circa , che aveano cercato di eludere l'ordine, furono ab- 
bruciate coi libri che essi cercarono di salvare . Difficile è rendere ragione di 
un si strano e l>ark>aro atto , malgrado siasi voluto che provenisse dall' invi- 



vi. 28 



21B LAFOND 

dia concetta da Sci-boaug-ti della rinomanza del suol predecessori, e dal 
desiderio che in lui fosse, che la posterità nulla conoscesse sul fatti dei re che 

10 aveano preceduto . 

Verso r anno 201 prima di Gesù Cristo , II trono venne occupato dalla fa- 
miglia del Han , colla qual dinastia ha principio una delle più celebrate epo- 
che della storia cinese : fu allora che 1 Tartari cominciarono colle loro scor- 
ribande ad essere un' oggetto d' Inquietudine pel pacifici Cinesi . Erano quelli 
stessi Hing-kue (nazioni erranti), cui il primo imperatore aveva in vano 
opposta la gran muraglia , e che mostravansi costantemente sotto 11 nome di 
Hlong- nù ( Unni ) nelle storie e nelle leggende di questi tempi . 1 primi im- 
peratori della stirpe dc^ii Han, cercarono procacciarsene Tamlcizla , maritando 
le loro figlie ai loro capi, ultimo grado di obbrobrio, dice uno 8toric4) di quei 
tempi, e Tatto che segnò il disonore della Cina. Nel regno di Yuen-tl, nono 
imperatore, 1 Tartari, provocati dalle pene inflitte a due dei loro regoli, che 
neli' impeto della caccia avean violati! limiti delia gran muraglia, invasero 
di nuovo il territorio cinese, chiedendo una principessa a sposa, che loro venne 
accordata ; e questo fatto forma II soggetto di una delle cento opere dei Ya- 
en, cìie venne tradotta In Inglese, e pubblicata nel 1829, con questo titolo: 
Lo Pene di Han . L' Impolitico sistema di respingere I barbari con donativi, 
menò fra alcuni secoli la caduta dell' impero . 

11 diciassettesimo imperatore della dinastia degli Ilan, ebbe, per quanto si 
dice, frequenti relazioni coli' Occidente, e l'uno del suol legati visitò perfi- 
no Il Ta-tsin, ossia l'Arabia; ed il regno del due ultimi imperatori di questa 
stirpe, fu conturbato e sconvolto dagli intrighi degli eunuchi, e dalle sollevazio- 
ni degli lioang-Kinj ossiano berretti gialli. In questi tempi crasi cosi di- 
minuita l' autorità degl' Imperatori , che il più delie volte non distinguevasl 
con altro nome, che con quello di Tehii , o signore . 

V e|K)ca del Sau - Kue , o del tre regni che formavano l' Impero In sullo 
estinguersi della dinastia dei llun (anul di Cristo 184), é II tema prescelto 
|)el drammi storici e \ìe\ romanzi delia Cin» . Un' opera che porta questo tito- 
lo e molto stimata, e po|)olarissima nella Cina, e ve no esiste manoscritta una 
traduzione latina nella biblioteca della Società Asiatica. Alcuni squarci di que- 
sta versione , opera di un missionario cattolico, non potrebbero fare a meno di 
riuscire Interessantls/flmi; per quanto si può pretendere In una com()oslzlone 
orientale , questo romanzo , che ha per base la storia, non contiene che po- 
chissimi racconti favolosi o stravaganti, e benché scritto In prosa, iu molti luo- 
ghi si veste di tutta l' originalità e di tutta la forza della poesia. 

In questi tempi lo Provincie cinesi si trovavano divise a foggia de' feudi 
nell' Occidente ; I vassalli doveano ricevere dall' imperatore l' investitura ; ma 

11 più gran passo alla civiltà, la scoperta della stam|>a (che ebbe luogo nella 
Cina In sul volgere del decimo secolo della nostr' era ) , non- crasi fatto anco- 
ra , ed appena comhiclava a porsi In opera la fabbrica della car>a. 



VIAGGIO 210 

Il regolo dei Wel » l' uno del tre regni , avendo flnalmciUe ottenuta la so- 
vranità, stabili la capitale nel suo proprio paese, l'ilo-nan, e die principio 
alla dinastia dei Tsiu , l'anno di Crislo 2G0 : memore delle turbolenze eh' erano 
venute dall' intromettersi degli eunuchi e delle donne ne^li afTari dello stato y 
promulgò egli una specie di legge salica , per cui le donne non potessero regna- 
re od aver parte nelle faccende del governo; ottima legge, come osserva uno 
storico, e degna di servir di tipo, ma che però fu ben tosto i)OstQ in un cale. 
8i dedusse con una corta probabilitÀ , che il nome di Cina, Sina, o Tiina, sia 
derivato da quello della dinastia di Tsin ; dicendosi , che il primo imperatore o 
fondatore abbia avute relazioni pollticlie con Fergana , provincia della Sogdia- 
na , e che a lui giugnosse un' ambasciala da Uoma .... 

Kstintasl questa stirpe di sovrani l'anno 416, la Cina venne divisa in due 
regni principali : — Nani^ino, era la capitale del regno del meizodì; Ilo- nan 
quella del regno del nord. In dugeiito anni , cinque diverse dinastie (U-tai) 
tennero dietro le une alle altre ; violata essendo costantemente la regola della 
successione ereditaria dalla forza , la storia di questo periodo non é che una 
narrazione di ribellioni e di delitti . Finalmente nell' anno 685, l regni del nord 
e del mezzogiorno furono riuniti per la prima volta in un solo Impero, e sta- 
bilitane la capitale ad Ilo -nan. —1/ ultimo imperatore delle cinque dinastie 
fu bentosto deposto da Ll-yuen, che fondò, nell' anno 02'i , la stirpe del Tang. 
Tal - tsong, il secondo Imperatore di questa famiglia, fu uno del più celebri 
monarchi della Cina. Le sue massime vengono di continuo ripetute nei libri 
cinesi, e la sua vita presentasi come il tipo della moderazione e del suo amore 
del fiiusto . SI può supporre , che nel regno di costui abbiano penetrato nella 
I Cina alcuni Cristiani della comunione di Ncstorlo ; vale a dire verso 1' anno 

i 640 dell' era volgare . (;ii storici della contrada osservano , che questi stranier 

I avevano bel capelli ed occhi cilestii . Secondo 1 padri della compagnia di Ge- 

sù, citali dai Uuhaldo nel 1(125, venne scoperto a Sin - gaii - fou, nella provincia 
di Soen-sl , un monumento di pietra su cui era incisa una croce, un com- 
pendio delia legge cristiana, ed i nomi di settanta due predicatori, in caratteri 
siriaci, "col la data sovraccennata . 

Una delle singolarità del regno del Tang, fu lo straordinario potere che appo- 
co appoco usurparono gli eunuchi della corto . Il terzo imperatore fu talmente 
soggetto ad una delle sue donne , clie , morendo , la chiamò alta successione 
del regno , in ispreglo di quanto erasi dal suoi antecei^sorl sancito : la regina , 
dopo avere occupato II trono per vent' anni , io lasciò al suo figliuolo . Questi 
tempi pieni di agitazione, vengono tuttora rammentati dai Cinesi , ad esempio 
del mali che ne vengono allo stato dall' aver parte le donne nel pubblico reg- 
gimento . in fatti gli eunuchi si fecero vie più possenti , ed ebbero per lungo 
tempo la scelta degrimi)eratori, ed 11 mezzo di regolarne a loro voglia le 
azioni : Il libero accesso che aveano in tutte le parti del palazzo e presso gl'in- 
dividui dei due sessi, contribuiva a fai liitare i loro progetti ; è facile a conce- 
pirsi quali potessero essere i progetti di questi individui separati dal resto 



220 L A F O N D 

della società , non legati dai vincoli di famiglia » e disposti a considerare 11 re- 
sto del genere umano come suo naturale nemico . 

L' ultimo imperatore della dinastia diede fine al poter degli eunuchi, ster- 
minandoli coli' aiuto di un loro capo, cui egli si era rivolto ; ma costui , com- 
pito r assunto incarico , uccise V imperatore ed il suo erede , e dopo un' Infi- 
nita serie di crudeltà orribili, pose fine alla dinastia del Tang , volgendo 1* amio 
897 deir era volgare . 

L' intiera contrada fu così di nuovo immersa nella guerra civile e nel di- 
sordine, e si fé* nuova arena ai pretendenti che dlsputavansene la corona. 1 50 
anni che durò questo stato , distinguonsi nelle cronache cinesi col nome di 
Heu-u- tai , ossia le ultime cinque successioni. La popolazione Tartara della 
contrada chiamata oggidì LIao-tong, all'estremità orientale della grande mu- 
raglia , si valse dei torbidi che agitavano l' impero per farvi frequenti e de- 
vastatrici scorrerle . 

Questi eventi , da cui doveva scaturirne un despotlsmo orientale in tutta 
l'estensione del termine, portano l'impronta fedele delle gare feudali . SI ri- 
cava dall'opera di Meng-tsen o Mencio, come venne chiamato dai missiona- 
ri , che II governo primitivo della Cina, avvlcinavasi sino ad un certo punto al 
reggimento stabilito In Europa nel medio evo . » li sovrano, Il Kong, l' Heu , 
il Pè ed II Nan, formavano cinque ordini : il sovrano aveva il governo imme- 
diato di cento lis ; altrettanto 11 Kong e l' Heu ; il Pe' di 70 ; ed il Nan di />0 • . 

Trovasi nelle donazioni di lerre, che si faceano a certi pubblici ufiziall, una 
particolar somiglianza col feudi o benefìzi dell' Occidente : ma comunque sia 
stata un tempo la cosa, oggidì l'imperatore è considerato, come pressoché 
In tutti gli altri paesi dell'Oriente, proprietario di tutte le terre, e percipe dai 
sudditi un balzello che monta al dieci per cento . 

Dopo molte guerre civili, Tai-tsu, primo Imperatore della dinastia 
dei Song, fu chiamato al trono dai capi dell'esercito stante la minorità dell'e- 
rede presunto, che non aveva che sette anni (avanti Cristo 950). 1 Tartari, ri- 
fuggendo al governo di un fanciullo che non sarebbe stato in caso di apprezzare 
i loro servigli, posero l' occhio sopra un cortigiano del defunto monarca, e gli 
spedirono un' ambasciata ; narrano le cronache, che 1 legati trovassero li loro 
candidato compiutamente ubriaco , e che lo rivestissero della tonaca gialla (l) 
prlmachè avesse avuto tempo di comprendere quel che da lui si volesse . Se al- 
la voce porpora si sostituisce l' aggettivo giallo , nel leggere le storie cinesi 
di questi tempi è come il riandare le pagine di Tacito e di Svetonio . 

L'arte tlpografìca, inventata assai tempo prima di questa dinastia, cin- 
quecento anni avanti che fosse a noi nota, e la conseguente moltiplicazione del 
libri, furono causa dell' Indole eminentemente letteraria che vesti li regno dei 
Song : donde le numerose cronache che si hanno di questi tempi, dai quali ha 
principio la parte veramente interessante della storia della Cina . Fu da questa 

(0 I)is tintilo colore degV imperatori . 



VIAGGIO 



221 



epoca, che I Tartari comiuciarono a prendere una parte attiva nelle cose del- 
l' Impero : 1 prìncipi della famiglia dei Song furono, non vi ha dubbio , istrut- 
ti e civili ; ma non erano armigeri, e la loro storia non è che una continua serie 
di concessioni e di vituperosi trattati coi Tartari orìentali detti Kin ( donde 
ne vennero i Mandsciù che regnano attualmente sulla Cina) , sino al punto 
in cui i Tartari occidentali oMogoUi si impadronirono dell'impero, regnando 
Khublai-Khan. 

Scin-tsong, il sesto imperatore, è quello che accelerò la caduta della sua 
dinastia, dando retta al consiglio d'un suo ministro , che lo persuadeva ad uni- 
formarsi alle antiche massime di Yao e di Sciun, personaggi che appartengono 
meglio alla mitologia che non alla storta dell'impero. Finalmente Wei-tsong, 
ottavo sovrano , si fece schiavo degli eunuchi , e non tardò a sentire le con- 
seguenze della sua del)olezzaed lml)ecillità . 1 tartari orientali si precipitarono 
sull' indifeso Impero , e s' impadronirono delle province settentrionali minac- 
ciando r intera contrada : ma la conquista non fu di lunga durata ; che t)en to- 
sto, non dai Cinesi, ma dai Mogolli furon costretti ad indietreggiare . — Questi 
popoli abitavano le terre, che dal confine delle province dei nord -ovest si sten- 
dono fino al Tibet ed a Samarcanda : aveano costoro già conquistata l' India, 
quando gli snervati Cihesi loro chiesero protezione contro i Kin : accolsero 
l' Invito, soggiogarono gli altri Tartari , ma in ricompensa dei prestati servigi 
ai loro proletti, si fecero signori del loro paese . 

Dalle sparse famiglie della stirpe dei Kin, furono generati i Mandsciù , che 
divennero a lor volta signori della Cina , su cui regnano ancor oggigiorno . 

In fatto, Khublai- Khan , fattosi padrone del nord dell' impero, non tardò 
a spiegare le sue mire ambiziose, favorite dall' infanzia dei sovrano regnante. 11 
famoso Pe- yen perseguì l'armata cinese , dapprima a Eo - Kien e poscia ad Haei- 
tsceu, nella provincia di Canton ; immani crudeltà vi si commisero, e si riferi- 
sce che il sangue del popolo scorse a torrente . 1 resti della corte Imperiale si 
rifugiarono sulle sponde del mare presso Canton , e vi perirono l'anno 1281. 

All'epoca dell'innalzamento di Khublai -Khan, primo della dinastia del 
Yoven, la religione dominante dei Tartari essendo quella di Buddha ossia di Fo, 
di cui il gran Lama del Tibet era capo, si ordinò di gettare al fuoco tutti 1 li- 
bri della setta di Tao - sse . Khublai stabili quindi il seggio dei suo governo 
a Pekìno ; e per rimediare alla sterilità della pianura in cui sorge questa città, 
fece costruire il gran canale, che si prolunga per trecento leghe al sud , attra- 
versando le più fertili province . il nord della Cina era conosciuto allora col 
nome di Catai, e cosi viene invariabilmente indicato da Marco Polo; il mezzogior- 
no con quello Man -gi. Ma l'apatia e l'indifferenza furono le so!e doti dei succes- 
sori di Khublai ; cosicché in capo a non più di 80 anni , sfuggì dallo mani dei 
Mogolli l'impero. Snervati pei vizi e dal clima del mezzogiorno, perdettero 
Insensibilmente il coraggio e l'intrcpidità;, che aveano sottoposta la contrada 
al loro avi valorosi , e 6ciun-ti , il nono imperatore di questa stirpe , si trovò 
costretto di renunziare il trono ad im Cinese . 



222 L A F O N D 

Il primo Imperatore delia dinastia dei Ming, clic nel 1366 scacciò i Mo- 
golii , era stato famiglio in un monastero di Bonzi, o preti di Buddha. Easen- 
dosi riunito ad una grosia mano di ribelli , divenne bentosto lor capo : e dopo 
essersi impadronito di alcune province meridionali, vinse tuli' annata Impe- 
riale una grossa battaglia . 

Questa vittoria chiamò sotto le sue bandiere tutti I Cinesi ; cosicché, var- 
cato il flume Giallo, costrinse Sciun-ti a ruggire verso li Settentrione, ove 
mori fra poco , lasciando l' impero ai fortunato cinese che assunse il nome di 
Tal - (sug, vale a dire Grand' Avo . 

11 nuovo imperatore cercò di stabilire la sua residenza In Fong -yang-iu , 
città in cui aveva avuto i natali : ma per via della sua posizione dovette ab- 
bandonarla , e scegliere Nanliiiio per capitale , facendo un principato di Pekino 
pel minore del suoi figliuoli , Yong - lo. allorquando questo principe succedetie 
al trono, come nono imperatore di sua famiglia, la residenza sovrana fu traspor- 
tata nel 1408 a Pekino, e l'altra città divenne il soggiorno dell' crede dei trono 
e di molti tribunali . — Fu in quest' epoca stessa che mancò di vita Timur ossia 
Tamerlano , nel momento appunto In cui si avviava al conquisto della Cina , 
l'anno 1406. 

Nel regno di Hong - hi, quarto imperatore di questa razza, essendosi appeso 
li fuoco al palazzo imperiale, ne andarono liquefatti una gran quantità di metalli 
preziosi . Dall' unione che resultò da questa liquefazione si fabbricò un gran 
numero di vasi , che sono ricercatissimi anche oggidì . Ed ecco rinnovato l'e- 
sempio del celeberc metallo corinzio . 

Fu nel tempo di questa dinastia, che i Portoghesi penetrarono nella Cina, 
ed ottennero , verso la metà del secolo XV 1 , il loro feudo di Macao; e (u pure 
in quest' epoca che cominciarono le missioni dei Gesuiti , di quelli arditi prò- 
pagatori della fede. Le nozioni che molti di essi acquistarono sulla lingua, sul 
costumi e sulle istituzioni del paese, furono superiori a quanto abbia mai sa- 
puto alcun altro europeo . 

Nell'anno 1618, Wan-li, decimoterzo Imperatore della dinastia cinese, oc- 
cupava il trono ,quando si ruppe la guerra coi Tartari orientali . Di già «b- 
biam ricordato , come sul flnlre della dinastia dei Hong , questi medesimi Tar- 
tari, col nome di Kin , razxa d* oro , avessero soggiogato alcune parti del nord 
della Cina e ne fossero quindi stati discacciati dai Mogolli . Quando l' ultimo di 
essi, disceso da Khublai- khan , cessò di regnare per esserne stato espulso dal 
fondatore della dinastia dei Ming , I suoi compatriottl cercarono un refugio fra I 
Tartari orientali ; e dalia loro unione cogl'indigenl ne vennero i Bogdoi - Khan, o 
principi Mandsciù , destinati a rovesciare 1 Mlng . — È In questo modo che gli 
Imperatori della dinastia attuale fanno rimontare la loro genealogia a Khublai- 
Khan. 

Fu Tienniing, uno degli ascendenti detlu famiglia ora regnante, che, dettalo 
uno scritto in cui si contenevano sette motivi di rappresaglia contro l'impero, 
si apprestò a mostrarne ja verità colle armi . Alla testa di cinquanta mila uo- 



VIAGGIO 223 

mlDi f penetrò neUa provincia di Pelcino , ed acclgneasl ad assediarne la capi- 
tale; ma una grossa fozione che gli tornò sfavorevole, lo costrinse a ritirarsi 
momentaneamente ai di là della grande muraglia : la guerra riarse tuttavia 
bentosto, e continuò con diversa vice fino al 1G17, in cui venne al trono l'ul- 
timo imperatore dei Ming . Questo principe non mostrò conoscere il pericolo 
da cui era minacciato: In luogo di accingersi a respingere i Tartari, diede • 
motivo di tante lagnanze ai suoi soggetti, che una parte di essi gli si sollevò . li 
capo dei ribelli soggiogò le province di Uonan e di Scen-si , trucidò i princi- 
pali mandarini, e poi per avere l' appoggio del popolo lo affrancò da ogni balzello . 

Questa politica lo rese cosi accetto , che in breve si trovò in posizione da 
attaccare Pekino . L' imperatore preferendo la morte alla vergogna d' esser 
preso dai ribelli , dopo aver pugnalata l' unica sua figliuola, fini spontanea- 
mente la vita con un laccio , l'anno 1643. 

Nulla pili si opponeva alla compiuta vittoria dell' usurpatore , che una 
piccola armata comandata da Wu-sau-konei . Streito d'assedio nella città in 
cui erasi rifugiato , gli si mostrò suo padre carico dì ferri , e si minacciò del- 
la morte se non rendeva la città : ma il padre esortò anzi il figlio ad una vi- 
gorosa resistenza , e subì la sua sorte : Wu - san - konei , per vendicare la mor- 
te dell'autore de' suoi giorni e quella dell'imperatore , intavolò trattativa coi 
Mandsciù e li chiamò a suo soccorso . Con tali ausiliari non gii fu diflìcile 
di rompere l' usurpatore : ma il re tartaro seppe maneggiare con tale ahilità 
I suoi interessi , che entrando nella capitale vi fu accolto con entusiasmo , e 
non ebbe difficoltà ad impadronirsi dei supremo potere . Colpito alcun tempo 
dopo da mortale infermità, ebhc tem|)o però a chiamare per suo successore il 
suo figliuolo Sciun-tsci , allora in puerile età (iG44), e cosi ebbe principio la 
dinastia tartara dei Mandsciù, di cui il sesto imperatore occupa oggidì il trono , 

Molte città del mezzogiorno durarono per lungo tempo contro il nuovo 
governo ; e io sti^sso avvenne della provincia marittima di Fo-Kien , che non si 
sottomise che molli anni dopo . 1 Cinesi vinti furono costretti a tagliare la fit- 
ta capigliatura che da tempo antichissimo portavano con somma venerazione, 
e di adottare la moda dei Tartari , cioè di raimodare i capelli in lunga treccia ; 
e dicesi che molti preferirono la morte a tale cambiamento . 

La ripugnanza dei Cinesi per la dominazione dei Tartari fu tale , che ci 
vollero ben molti anni prima che fosse compiuta la conquista ; e alle eminenti 
doti di Kang - hi , forse il più grande monarca che abbia avuto questo regno , 
e eh' ebbe il raro dono di dominare per sessant' anni , si dovette per avventu- 
ra se si stabilì definitivamente la sua stirpe . 

Yang- tscing , il successore immediato di quello illustre monarca, non si 
segnalò che per le crudeli sue persecuzioni contro i Cattolici. — A lui succedette 
nel 1736 Kien - long, che regnò pure sessant' anni, e non fu indegno della rino- 
roea del suo avo, e fu da lui che venne accolta la prima ambasciala inglese nella 
Cina nel 1793. Questo sovrano lasciò, dopo sessant' anni di regno, la corona al 
suo figlio Kia • King , e morì fra poco tempo . Un missionario che stette lungo 1 



224 LAFOND 

tempo a Pekino, ci fa un'orrida pittura de'costumi di questo : appena spacciate 
le faccende più indispensabili del regno, si ritirava nell'interno delle sue came- 
re t 6 cioncava con infime persone fino ad essere ebbro ; queste cose vennero 
scritte e divulgate dal famoso Sang-kinn, l'amico di lord Macartney nel suo 
soggiorno nella Cina ; e quando l'imperatore, indispettito delle sue relazioni con 
'uno siranlero, lo chiamò a se interrogandolo qual gastigo si meritasse, rispo- 
se: Una morte lenta ed ignominiosa: e citato a sceglierne un' altra, repli- 
cò : Il taglio della testa; e citato per la terza volta disse : H laccio (i) . L'im- 
peratore gli ordinò di ritirarsi ; e il giorno dopo lo nominò governatore della 
Siberia Cinese , contrada della Tartaria ove si mandano i colpevoli in esilio. 
Cosi riconobbe il monarca la sua integrità, benché non abbia potuto soppor- 
tarne la censura . 

Il regno di questo imperatore non fu segnalato che dalla repressione di 
alcune rivolte e di molte congiure. Egli mori nell'anno 1820. La morte sua 
venne annunziata alle diverse province con dispacci scritti d' Inchiostro azzur- 
ro , colore di lutto ; si ordinò a tutte le persone di distinzione di togliere l'or- 
nato di seta rossa dai loro berretti, come gli altri disiintivl del proprio rango. SI 
proibì a lutti i soggetti di radersi la testa , di suonare , di maritarsi e di ese- 
guire alcun sacrifizio durante il lutto . 

11 carattere dell' imperatore attuale è di gran lunga migliore di quello del 
padre suo; ma il nome che egli ha scelto pel suo regno, Tao-kuang , gloria 
della ragione, è forse troppo superbo. L'atto più riprovevole del suo regno, è 
l' assassinio del principe tartaro musulmano Jehanghir, che si era arreso sulla 
fede del pubblici trattati . 

Molte persone, fondandosi sugli avvenimenti che si succedettero , hanno 
conchiuso, che la dominazione tartara nella Cina toccava al suo fine . È fatto, 
I che 11 dominio dei Mogolli fu di assai più breve durata di quello dei Mand- 

sciù , i quali ebbero la prudenza di lasciare ai Cinesi , nella maggior parte del 
casi, il libero uso delle loro costumanze e delle loro istituzioni , assoggettan- 
' dovi I Tartari stessi : tuttavia rimangono troppe distinzioni perchè sia fattibile 

una fusione tra i dominatori e i suggetti . Moltissime segrete società si sono 
formate , e tutte hanno per iscopo 1' espulsione del Mandsciù .... 

In quanto alla famiglia imperiale presente della Cina , Il padre Gurlaff 
1 soggiugne : 

I La poligamia , che è ammessa nelle più alte classi sociali , ha contrlbui- 

j to assai a crescere il numero dei membri della famiglia imperlale ; e questa 

1 conta adesso tanti consanguinei , che se ne potrebbe formare un esercito . lo 

[ non ho potuto esattamente conoscere a quanti sommino , ma da che 80 anni b 

salivano a 6000, ora esser debbono per lo meno il doppio . Potrebbe l' impe- 
ratore coprire tutte le prime cariche del regno co' principi : ma il nepoH$mo 
è cosa tanto contraria alle massime della cinese amministrazione politica , che 



(4) Le tre gradazioni della pena capitale 



V I A GG 1 225 

di rado l'aflldano a' principi Imperiali ufizilmporUiiti. Le pesiimecontegiieoze 
che efperimeoUroiio le antecedenti dinastie, mercè 11 sbtema contrario, hanno 
pofto In cofl feria avvertenza la famiglia regnante, di non cadere In quell'er- 
rore, che i principi di sangue reale non solo vengono allontanati da ogni pub- 
blico negozio , ma sono ancora tenuti e vigilati In modo, cbe nessun privato 
gì' invidia . Molti imperatori seguirono l' usanza di notiflcare con lunghi editti 
alla nazione I falli e i delitti del propri parenti , e di castigameli come feccia 
di popolo. Costoro non godono UbertA, non Influiscono in nulla, e ciò cbe 
j posseggono, al minimo sospetto cade in fisco ; alle quali cose è misero conforto 

; un titolo pomposo . 81 dividono in due elassi principali appellate I Thungsei 
ed I GMaro : I Thungsei sono discendenti in linea diritu dal ceppo imperiale, 
j e portano una cinta di pelle gialla ; 1 Ghloro sono dlKcndentl In linea collate- 
rale , e procedono da Àitin GMars , antenato della femiglia imperiale ; e que- 
sti portano una cinta di pelle rossa, la quale, ove siano condannati alla perdita 
del loro grado , cambiano con una di color di rosa . — Non mi si vorrà credero 
in Europa, se dico cbe molti di codesti personaggi vivono come giornalieri e 
nascondono gli Illustri natali . 

1 principi hanno dimora confinata in Pekiuo, ove possono mostrarsi sen- 
za sospetto ; non possono però conversare con gli alti ufiziali dell' impero ; 
quindi si abbandonano a un ozio vizioso che li rende spregevoli , e spesso , a 
motivo della loro mollezza, vengono banditi e mandati In Tartaria, onde si av- 
vezzino di nuovo alla vita dura . 

I principi dipendono dal proprio tribiwale, composto di sei giudici presi 
nella famiglia imperiale, 1 quali posìseggouo l'Intera fiducia dell'imperatore. Il 
tribunale tiene un registro genealogico ove segnatisi le nascile , i matrimoni , 
le morti e 1 gradi di parentela dei principi , e quel registro vien sottoposto alle 
osservazioni dei ministri e presidenti della corte di giustizia; e quando e da es- 
si approvato, presentasi, ima volta ogni decennio, all' Imperatore. — 1 principi 
I sono divisi in dodici classi , e quelli delle pi Ime due iiauno titolo di re : le prin- 

j cipesse In otto classi, nelle due prime delle quali hanno posto le figlie legittime 

I degl' Imiieratori e quelle delle loro concubine . Ma acciocché i membri delle 

I classi pili aite non si accrescano di tropfio, Il figliuolo discende sempre in una 

classe inferiore di un grado a quella del padre, fino a cbe 11 dodicesimo nipote 
1 non ha alcun titolo ; quando però, nel frattempo, taluno de' suol antenati non 

I siasi innalzato ad una classe più onorevole . Il grado viene stabilito in primo 

luogo per grazia dell' imperatore, in secondo per grandi meriti , in terzo luogo 
per ragione di eredltA, in quarto luogo per diritto, e secondo l'esame sostenuto. 
I I figli dell' imperatore ottengono uno di quei gradi ai compiere del loro 

I quindicesimo anno : il tribunale di famiglia propone 1 gradi , e l' imperatore 

; decide. L'ingegno, l'abllitÀod 1 meriti stabiliscono chi debba essere l'erede 

al trono ; ed é indifferente che il principe ereditario nasca da una moglie o da 
una concubina.— Gli esami dei principi consistono in trimestrali esercizi mili- 
tari , nel cavalcare , nel trar d' arco, ecc. ; su di cbe scrivonsl cosi esatte rela- 
zioni, che l' imperatore medesimo può giudicare la capacitii d' ognuno di quei 



VI. 29 



226 LAFOND 

giovani . La famiglia ImperValé fii qteanciy ra e pud pey tener ? Wt ne* suol dtmit- 
nll gli spirili guerrieri -, laonde In generale l'prMcIpT itono'eeeellentl cavalcatori 
e arcerl . Eglino hiolfre HudMK» softO' f niì^\&f\ MéeitM il mantieth e la lei- 
(eratura cinese ; ?ono ascritti alle otfo bawAeré'o* comjMignfe d' armi, e passano 
per en(U I gradi reali e nominali deli' eiereito f 0er la qàatcoM la raaiea é ano 
del loro primari studi . 

Il iltok) di re cui V imperatore conferisce , non concede nessuna poltitca 
attforHA , ma soltanto W primo grado nel!» nobiltà dell' Impero . V Imperatore 
assegna al nuovo re mi numero di schiavi ciie Irrorano per costui ; forma ad 
esso una corte di persone libere , tra le t(M\ v' bamKy spesso mandarini di prl* 
ma classe, e una guardia d' onore di circa'teMl uomtfii ^ e gli assegna scrivani 
ed uOzIaH per l'amministrazione def beni . Tuitaf questa genie é pagaia dal- 
r imperatore, dipende dalla giurisdizione de) re, fi quale non ha però su essi 
Il dritto di vKa e di morte . Le entrate di wi re di primo ordine montano a 
10,000 once (i) d' argento, e ha 5,000 stala di riso; quelle di un re di secondo 
(vrdlne, alia metà , e cosi in proporzione discendendo sino a che I principi del 
duodecimo ed ultimo grado hanno soltanto 1 1() once e 55 misure . Questi ple- 
eoH appannaggi rendono 1 principi d' ogni grado Indipendenti dalle personali 
liberalità dell'imperatore, e sciolgono costui dal sospetto, che, merce le cor- 
ruzioni, poMano comporsi una fazione. 

Le piinrl flesse stanno peggio : sono allevate nel palazzi imperlale, istruite 
in nulla fuorché negl'Intrighi degli eunuchi, asfiettando con ansietà che la po- 
litica della corte procuri loro uno sposo . Per lutto II tempo che una principes- 
sa di primo ordine rimane nubile, riceve annualmente ico once di argento 
e HO stala di riso ; ed una che appartenga all' ultimo ordine 30 once e 1 5 stala * 
Ma quando si maritano , l' Imiierntore dà a<l esse una dote e ne aumenta le 
rendite, ciò che nello stesso tfmpo accresce la loro autorità sul mariti) che se 
|H)i sposano principi Mogolll , divengono esse Sfacendo è costume perfette domi- 
natrici , e II rendono affatto Mthiavi della famiglia niandsciù. In tal modo, la 
corte cinese ha teso una rete di sph* nei deserti , e per mezzo delle prlnripes- 
se non solo viene In cognizione dei vincoli polli ici delle loro nuove famiglie 
ma eziandio de' segreti domestici . Ksse formano la più salda garanzia contro 
una nuova irruzione di Mogolll , ed hanno molto contribuito alla tranquilla 
sonimUslone In cui vive la Cina da più di un secolo sotto questo ramo del de- 
serto . Quando le principesse son maritate nelle tlfppe , la corte non le vede 
volentieri a Pelilno , perché Ivi caKlonano spese e min adeiniiiono al loro uQzIo 
di spie: laonde si emanarono leggi severe per togliere ad esse l'uzzolo d'an- 
dare a Pelcino j ma la frequente ripetizione di quel divieto mostra ap|iuiilo 
che quelle leggi non vengono eseguite appuntino • 



(i) L'oncia d' argento citiesn, vaie circa i fiorini del He/to , cioè 
circa iO franchi. 



VIAGGIO 227 

I principi cinesi formano nelle pubbliche cerimonie e gale il codazzo del- 
l' imperatore; assistono ai sacrifizi maggiori , e circondano il trono nei ricevi- 
menti solenni . Tengono le veci del regnante quando è assente dai sacrifizi , e 
custodiscono certi posti nel palazzo che sono affidati alle armi loro; in breve, 
essi compongono lo stato personale dell' imperatore . 1 trascorsi che ei com- 
mettono sono giudicati , come dicemmo, da un tribunale particolare , e quan- 
tunque i castiglii corporali possano mutarsi in ammende pecuniarie, non sono 
per altro sempre sicuri di andarne esenti ; ed anzi in questi casi i loro delitti 
vengono devulgati con pubbliche notificazioni . Pei delitti più gravi i loro nomi 
propri vengono cambiati in nomi obbrobriosi, le loro sostanze confiscate, ed 
essi cacciati in esilio nella Tarlarla . Allorché un principe , o per dir meglio 
una famiglia principesca (che in conseguenza della legge mentovata ha perdu- 
to on grado per ogni generazione ) è discesa a poco a poco , cosicché rimane 
confusa nella massa del popolo , tira ancora un soldo di tre once d' argento 
al mese ed una razione di riso : al qual uso spendonsi annualmente 30,000 on- 
ce . Ma la stretta economia che la corte cinese osserva per riguardo ai princi- 
pi , é non di rado riuscita a male : imperocché la fomiglia imperiale fu spesso 
tartassata, per avere estorto danaro direttamente o indirettamente dagli ordini 
principeschi : e nemmeno questo lamento è infondato . 



o-^^ 




INDICE 



Jjrevi parole dell* Autore pag. 9 

U ATLANTICO E IL MAR DELLE INDIE 

GAP. I. Il FIGLIO DI FRANCIA. — Iiobarco — Stato Maggiore del 
bastimento — Vista delle Canarie e dì Madera — Iso- 
le del Capo Verde — San-Tago — Porto e cittk della 
Praya — Kegri — Rivista della guarnigione — Com- 
mercio — Clima — Veduta > 23 

CAP. II Partenza dalla Praya — Pesci volanti — Boni te — Ga- 
lere — Fregate ed altri uccelli dei Tropici — I Pesci 
cani — Il Ramora ed il Piloto — Le Orate — Una levata 

di Sole Fosforescenza del mare — Passaggio della 

Linea e cerimonia del battesimo Passaggio pelle al- 
te latitudini -^ Arrivo nel mare dell' Indie » 37 



ISOLE DELLA SONDA E MANILLA 

CAP. III. VeduU di Giava — Stretto della Sonda — Rada di 
Aniere — Fiera sul ponte — I Malesi , loro fisonomie 



I 



230 



INDICE 



ed usi — Battelli e Piroghe del paese — Corsa a ter- 
ra — Partenza pag. 67 

GAP. IV. Stretto di Gaspard — Stretti di Banca^ di Macclesfìcld, 
di Cldment — Isole d'Atiambas , di Natunas, di Pulo- 
Condor e di Pulo.-Sapata — Isole di Las Cabras e del 

Gorregidor — La Monja — Abbordo di una Falua 

Baia di Manilla — Settimana delle due domeniche 

Gavila » 83 

GAP. V. Gavita — Sua posizione , e popolazione — Galeone — 
II padre Camillo — San Rocco — Descrizione pittori- 
ca — La bella Casilda —. Avventura notturna ...» 93 

GAP. VI. Manilla e Binondo — Loro descrizione — Fiume Pas- 
sig — Gase — Dogane — Abbigliamento degli Spa- 
gnuoli , Meticci e Indiani — Costumi — Propensione 
al latrocinio — Combattimento de' Galli — I fratelli 
Dayot , mandarini in Cocincina — Principali nego- 
zianti » 109 

C tN A 

GAP. VII. Partenza da Manilla —Pescatori Cinesi — Battelli _ 
Vista della costa della Cina o delle bocche. del Ti- 
gre — Macao, città Cinese e Portoghese «- Dogana Ci- 
nese di Macao — Compradori — Popolazione -^ Don- 
ne Cinesi —Abiti — Umiliazione dei Portoghesi. . » 125 

GAP. VIII. Partenza da Macao —Imboccatura del Tigre — For- 
ti Cinesi _ Torri di guardia]— Arrivo a Wampoa — 
Ammasso della popolazione Suoi iuospitali- costu- 
mi — Sua inclinazione al furto -« Sucani manillesi — Il 
Gomprador-i.;Sue funzioni . . > 137 

GAP. IX. Dimora a Wampoa Corsa non lungi dalla riTa e sue 

conseguenze — Dame Cinesi — Pagoda .—[Bonzi — Vi- 
sita deir Hopoo — Misurazione del naviglio — Doni dei 
Mandarini — Descrizione delle diverse giunche da 
guerra e mercantili — Battelli - mandarini , contrab- 
bandieri , da scarico, da thè , da fiorì , da anatre — 
Devozione e cerimonie de* marinari Cinesi » 1 47 



INDICE 231 

GAP. X. Canton — Prodigiosa attività della navigazione sul fiu- 
me — Barcaiuoli cinesi — I sobborghi — Città na 
tante — Fattorie europee — L' Hongo — Veduta di 
Canton— Strade — Popolazione — Professioni ambu- 
lanti e air aria aperta — Merciaiuoli Pesi — Vestia- 
rio degli uomini — Pelliccerie pag. 159 

CAP. XI. Canton — Donne Cinesi — Piedi grandi e piccoli — 
Condizione delle donne — Matrimonio — Vestiario 
delle donne Cinesi — Edifizi — Interno di una casa — ^ 
Mobili — Uso del The — Inospitalità cinese — Un- 
ghie — Musica ; organizzazione poco armonica — Lin- 
gua cinese; la sua costruzione è un ostacolo alle riforme 
sociali — Lingua scritta — Classi della società : Man- 
darini , Commercianti e Agricoltori — Religione, Pa- 
gode , Bonzi » 171 

CAP. XII. Canton — Cortesia e servilità cinese — Passione dei 
Cinesi pel giuoco, per le donne, e per l'oppio — Con- 
trabbando deir oppio — Effetti dell' abuso dell' oppio 

sull'organismo Ammontare del contrabbando — A- 

limenti antì-psorici Tripang e nido di uccelli — Ca- 
stigo e supplizio dei rèi > 183 

Cagioni pelle quali il Governo Cinese proibiva la introduzione 

e r uso dell'oppio » 187 

CAP. XIII. Desinare cinese — Cerimonie che lo accompagnano — 
Teatro — Ofllciah' di polizia — Preparativi e parten- 
za dalla Cina — Stretto della Sonda — Costa Nata- 
le — Morte di un marinaro > 201 

APPENDICE STORICA 

Nozioni Storiche sulla Cina , tratte dall' opera del Davis ; e 
cenni sulla famiglia^imperiale di quel paese, tolti dal- 
l' opera intitolata La Cina Aperta , del padre Gur- 
laff. .215 



ìndice 

DELLE TAVOLE CHE ADORNANO 

IL VIAGGIO n CI5.Ì 
PELL' ATLANTICO IL MAR DELLE IXDIE LE ISOLE DELLA S02«DA 

E LE FILIPPI5B 



PI GABRIELE LAffOlVP.dxL 



•■»•%•• I 

•A« «^^« 
*» I 



Carta Generale del Viaggio in Gna, ce. er a pag. £» 

Antere, nello stretto della Sonda » 76 

Ritratto di un Malese • 79 

Ingresso della baia di Manilla » 88 

Ponte di Manilla » iOO 

Carta della Cina, ec., ec > i25 

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